Quagliozzi: «Samp buona squadra, occhio a Quagliarella» – ESCLUSIVA

© foto Wikimedia

A tu per tu con Roberto Quagliozzi, centrocampista del Cagliari negli anni ’70 e ’80: uno sguardo sul calcio di oggi e la partita di domani

Alla vigilia di Cagliari-Sampdoria abbiamo avuto l’occasione di sentire Roberto Quagliozzi. Centrocampista originario di Pontecorvo, nato il 26 gennaio 1952, cresce nell’Almas Roma, con cui esordisce in Serie D. Dopo una stagione a Rovereto in C, ritorna alla casa base per l’anno di leva militare prima di arrivare in Sardegna nel 1973, a 22 anni. Rimane nell’Isola per dodici anni, diventando l’ottavo giocatore con il maggior numero di presenze con la maglia rossoblù. La Sampdoria era una delle sue vittime preferite: contro i blucerchiati ha segnato due delle sue 24 reti in rossoblù. Oggi segue il Sant’Elena, squadra di Eccellenza sarda, aiutando mister e giocatori con la sua enorme esperienza.

Come sei arrivato in Sardegna? Ambientarsi è stato semplice o ci è voluto un po’ di tempo?
«L’anno del ritorno all’Almas mi seguì Gianni Sulis, che mi portò con sé a Cagliari nel ’73. Il gruppo era ancora quello dello Scudetto, a parte qualcuno che era andato via, e come allenatore avevamo Giuseppe Chiappella. Inizialmente mi trovai un po’ in difficoltà: Cagliari era totalmente diversa dalla città che conosciamo oggi, c’erano pochi svaghi per un ragazzo e infatti ogni domenica dopo la partita tornava a Roma dalla mia famiglia. I contratti erano annuali, così mi prospettarono subito un lavoro in banca per l’anno dopo in caso non fossi riuscito a sfondare in Serie A. In quell’anno diedi tutto, mi giocai le mie carte e finalmente arrivò l’esordio (3 febbraio 1974, ndr): al San Paolo, di fronte a 80mila spettatori, marcando Juliano. Da quel giorno giocai con continuità, e mi innamorai della gente sarda e della terra».

Cosa pensi del tuo Cagliari? Chi è stato il giocatore più forte con cui hai giocato?
«Bisognava dare il 110%, di fronte si avevano dei campioni e per un ragazzo giovane inserirsi nel gruppo dei giocatori che avevano vinto lo Scudetto qualche anno prima era la parte più difficile. A Cagliari sono passati tantissimi grandi giocatori. A parte Riva, che per me è il non plus ultra, un altro fuoriclasse era Brugnera: tecnicamente era di un altro livello, gli dicevo sempre che era un brasiliano italiano. Anche con Tiddia eravamo una grande squadra, è una formazione che ricordano tutti: formammo un centrocampo che divenne il più forte della Serie A, e arrivammo ad un punto dalla Coppa Uefa. Ma ricordo bene anche qualche anno prima, quando a Lecce perdemmo la promozione in Serie A per un arancio dalla tribuna».

Da qualche anno hai deciso di metterti a disposizione del Sant’Elena per aiutare negli allenamenti e nelle gare: come è stato passare dal professionismo ai dilettanti?
«Seguo sempre il Cagliari, se posso alla TV e comunque mi interesso; non vado allo stadio perché seguo il Sant’Elena. Non mi è pesato “scendere di categoria”, ma non è semplice e scontato: devi essere libero di testa, per essere capace di entrare nella testa dei giocatori senza essere arrogante e superbo. Anche avendo giocato in A bisogna restare umili e dare una mano a tutti, altrimenti non ha senso: io l’ho fatto perché ho trovato delle persone squisite e un gruppo stupendo che mi hanno invogliato a rimettermi in gioco».

Come la pandemia può cambiare il mondo del calcio, sia in Serie A che a livello dilettantistico?
«Per la Serie A il Covid spero non distrugga tanto. Se dovessero bloccare il campionato sarebbe un gravissimo danno, non tanto per i giocatori ma per tutte le famiglie che vivono grazie alla Serie A: penso a magazzinieri, fisioterapisti, lavoratori delle TV. A livello dilettantistico, come per le scuole calcio, se la pandemia dovesse durare ancora per tanto si rischia che ci possano essere tanti fallimenti. Ma anche per i ragazzi stare fermi non fa bene: ci saranno tantissimi ragazzini che saltano qualche categoria nel settore giovanile, o qualcuno che perderà occasioni importanti da giovane. La ripresa è prevista per il 24 novembre e io ci spero tanto, ma onestamente non sono troppo ottimista».

Che differenze ci sono tra il Cagliari di Quagliozzi e quello di Di Francesco?
«La differenza enorme è a livello di gioco: oggi ci sono molti tempi morti in meno, si gioca molto di più la palla e c’è più velocità. Ai miei tempi era quasi impossibile giocare 90 minuti effettivi. Mi piacerebbe tanto giocare in questi anni, penso che mi sarei divertito tanto. Con Di Francesco giochiamo bene, ma è un tipo di gioco che ha i suoi pro e i suoi contro, specialmente in fase offensiva quando non si trovano spazi e si rimane a girare palla in orizzontale».

Come vedi la Serie A oggi? Che te ne pare dell’inizio del Cagliari?
«Personalmente adoro Atalanta e Sassuolo per come giocano. I nerazzurri in particolare hanno un modo di attaccare e di difendere sull’uno contro uno che mi piace tantissimo. Ma va detto che non ci sono più squadre materasso: penso al Benevento o al Crotone; i calabresi quando sono venuti alla Sardegna Arena hanno giocato con coraggio e potevano tranquillamente portarsi a casa un punto. Il Cagliari offensivamente sta funzionando bene: le punte vanno ad annate, un anno può girare benissimo e l’anno dopo il contrario. In questo momento Simeone sta segnando su ogni palla che gli capita; spero che Joao Pedro faccia i gol dell’anno scorso, anche se è difficile ripetersi. Mi piacerebbe vedere più giocatori come Nandez e Rog, che danno tutto per la squadra. Ai rossoblù un po’ manca Nainggolan, avrebbe fatto la differenza».

Cosa può “rubare” il Cagliari di oggi a quello dei tuoi anni per migliorare?
«Non credo che dal Cagliari del passato quello di oggi possa attingere a qualcosa in particolare per migliorarsi a livello tecnico-tattico. Il gioco è totalmente cambiato e quello che funzionava negli anni ’70 oggi potrebbe essere inefficace. L’unica cosa che si potrebbe recuperare è l’attenzione difensiva che avevamo prima, saper tenere un po’ meglio l’uomo per migliorare in fase difensiva, ma gli errori sono dati dalla rivoluzione che sta portando il nuovo tecnico».

Un pronostico per la gara di domani tra Cagliari e Sampdoria?
«Non voglio portare male, però noi con la Samp abbiamo quasi sempre vinto. Ci sono delle squadre che ti fanno giocare bene perché ti ci ritrovi meglio contro, e noi con loro eravamo così. La Samp di oggi è diversa però: con Ranieri è impostata bene, ma non penso che Di Francesco la sottovaluti. Li conosce bene e farà particolare attenzione. E poi avendo contro uno come Quagliarella starei in guardia».

SIAMO ANCHE SU INSTAGRAM: SEGUICI!