Sabato: «Che emozione consegnare la 11 a Riva. Su Zenga…» – ESCLUSIVA

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© foto Ansa

Intervista esclusiva a Rocco Sabato: l’ex terzino tra il passato al Cagliari ed il presente del calcio italiano. In mezzo, qualche particolare su Zenga

Due stagioni al Cagliari, con soddisfazioni personali e di squadra. Arrivato nel 2003 in Sardegna, Rocco Sabato ha vissuto la cavalcata promozione prima e la salvezza della stagione successiva. In una squadra che contava tanti elementi di spicco, su tutti Zola. E a proposito di elementi di spicco, fu proprio il terzino sinistro a consegnare simbolicamente a Gigi Riva la maglia numero 11 in un Sant’Elia gremito prima di Italia-Russia. Nella puntata odierna di Casa CagliariNews24 abbiamo ospitato l’ex rossoblu, che ci ha raccontato la sua esperienza in Sardegna e svelato qualche particolare di Walter Zenga, che ha avuto a Catania.

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Rocco, partiamo dalla consegna della 11 a Gigi Riva.
«E’ uno dei ricordi più belli della mia carriera calcistica, per me è stato un privilegio indossare quella maglia e poterla consegnare a Gigi. Anche averlo potuto conoscere da vicino per me è importante, credo sia stata un’iniziativa molto bella nei confronti di un personaggio riconosciuto a livello nazionale ed internazionale».

Tra l’altro, Riva negli ultimi anni non è apparso spesso in pubblico: in quell’occasione hai avuto modo di percepire dal campo l’affetto nei suoi confronti.
«Viene quotidianamente riconosciuta la gratitudine a Gigi, l’abbiamo visto in occasione del suo settantacinquesimo compleanno ma anche nel festeggiare il Cagliari in questi mesi. Secondo me non si è mai abbastanza grati nei confronti di un uomo che ha dato tanto al Cagliari ed alla Sardegna».

Come nasce la scelta della maglia numero 11?
«E’ stata una cosa molto simpatica: in quell’anno oltre a me c’erano Langella e Albino che volevano quel numero. Alla fine sono stato sorteggiato io, anche se per poco: è stato giusto ritirare la maglia e consegnarla per sempre a Gigi ed alla storia del club».

Tu hai vissuto un’annata, quella promozione, trionfale anche se ha vissuto degli alti e bassi.
«Quella squadra era di assoluta qualità, un organico molto forte. Io ero giovane ed acerbo, anche se mi sono ritagliato i miei spazi. Siamo partiti con Ventura, molto bravo sul campo e secondo me meno nella gestione, e abbiamo cambiato rotta con Reja, che si è dimostrato più bravo nella gestione. Però ad entrambi va riconosciuto il lavoro fatto ed il raggiungimento della promozione. E l’anno successivo il Cagliari ha disputato una stagione positiva in A, tanto che non ha avuto problemi a salvarsi. E’ stata una stagione lunga ed intensa, ma sempre positiva. A parte il cambio in panchina era un gruppo molto forte e coeso: ci divertivamo tanto sia sul campo che fuori, tanto che ci vedevano sempre il giovedì tutti a cena. Era un piacere condividere quei momenti».

Il giocatore più forte con cui hai giocato l’hai trovato in quell’anno?
«Gianfranco Zola, che è un uomo fantastico, ne ho trovati pochi in carriera. E’ stato un calciatore che riusciva a far sembrare semplice la giocata più difficile, è stato un piacere conoscerlo e giocare con lui. Oltre a lui in quella squadra c’era Suazo che era in una forma strepitosa, ma anche Esposito, Langella, Brambilla, Maltagliati, Bega, Modesto…Era una corazzata: se andiamo a vedere gli attacchi delle squadre promosse in A ci rendiamo conto che oggi non sfigurerebbero in A. Protti e Lucarelli, Riganò e Di Napoli, Pazzini, Toni, Brienza…Tutti giocatori che poi hanno fatto una grande carriera».

Da avversario hai provato la gioia del primo gol in A proprio contro il Cagliari
«E’ il bello ed il brutto del calcio: porto nel cuore l’esperienza in Sardegna. E il caso ha voluto che il mio unico gol in A l’ho fatto al Catania contro il Cagliari, dove avevo tanti amici. L’esultanza è stata più uno sfogo nei confronti del pubblico del Catania, che mi aveva fischiato: non volevo esultare contro il Cagliari».

Tra l’altro a Catania avevi Zenga in panchina…
«E’ stato il mio allenatore in quel momento e oggi lo ritrovate a Cagliari, anche se non è riuscito ad esordire in panchina».

Ecco, cosa può dare Zenga ai rossoblu?
«Con lui mi sono trovato molto bene sia dal punto di vista umano che prettamente calcistico. A Catania è arrivato in una fase di difficoltà, è stato molto bravo a compattare il gruppo e dare motivazioni. Credo sia l’allenatore giusto per il Cagliari, a patto ovviamente che il campionato riprenda. Mi spiace perchè all’inizio avevo visto un Cagliari combattivo e piacevole da vedere. Non mi aspettavo la flessione, probabilmente la proprietà ha pensato che non si sarebbe riusciti a riprendere quella strada ed ha deciso per i cambio di tecnico».

Zenga cura molto le palle inattive, affiancato da Vio.
«Sì, c’erano entrambi al Catania. Il mister è molto ambizioso, non si ferma al dettagli e va oltre: dedicavamo l’intera seduta del venerdì sui calci piazzati, e non a caso in partita li eseguivamo bene e quel lavoro dava i suoi frutti. Zenga fa lavorare le sue squadra tanto con la palla e svolge un lavoro di raccordo con il preparatore dal punto di vista fisico».

Ripresa della Serie A: sì o no?
«Credo sia doveroso provare a riprendere e cercare di portare a termine la stagione. Me  lo auguro per la A, per la B e per la C, anche se le difficoltà sono diverse. E’ difficile ma non impossibile tornare sui campi. Se non si dovesse ripartire sarebbe evidente che si dovrà modificare qualcosa».

E a livello fisico, da ex calciatore, come vedi le ipotesi di ripresa?
«E’ una situazione completamente nuova, si dovrebbe riprendere molto velocemente dopo due mesi di inattività. Allenarsi da solo no è come allenarsi in gruppo sul campo. Inoltre si dovrebbero giocare a lungo gare molto ravvicinate: le insidie anche dal punto di vista fisico sono evidenti. Senza considerare la prossima stagione, che dovrà essere compressa».

Come valuti la proposta delle cinque sostituzioni a partita?
«E’ una cosa su cui mi batto da anni, da consigliere dell’AIC l’avevo proposta: la panchina è stata allargata da anni, ma non trovo consono che le sostituzioni siano rimaste tre. Andrebbero portate almeno a quattro. Mettere le cinque sostituzioni servirà nel momento attuale ma penso che servirà anche in ottica futura. Anche dal punto di vista del calciatore in panchina, che ha più possibilità di entrare a giocare».