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Editoriale

Maradona, un anno dopo: il mito sfregiato giorno dopo giorno

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Un anno fa se ne andava Diego Armando Maradona, il cui ricordo continua a essere giorno dopo giorno offuscato e mistificato

Il 25 novembre 2020 è una data che difficilmente potremo mai dimenticare, il giorno in cui Diego Armando Maradona ha lasciato un vuoto che non si potrà colmare. Esattamente un anno fa la notizia che sconvolse il mondo, non solo del calcio, e che fece scendere una lacrima dagli occhi di tutti quelli che almeno una volta lo hanno visto giocare.

Dai funerali di stato in un’Argentina letteralmente paralizzata alla commozione infinita nella sua Napoli, furono giorni unici nella loro drammaticità e nel ricordo di un campione amato come pochi. Per il suo talento smisurato e per la sua umanità, tratto distintivo di un uomo per il quale era impossibile non provare affinità.

Eppure discusso, denigrato, talvolta umiliato nel percorso a ostacoli di una vita che nulla ha avuto di lineare e ordinario. E a 365 giorni dalla sua morte, ancora senza pace. Perché non passa settimana senza che escano notizie, gossip o polemiche di vario genere.

Dalle indagini e dai terribili momenti dell’abbandono nei suoi ultimi giorni alle liti sull’eredità contesa, dalle accuse di violenze tutte da verificare all’incredibile sepoltura senza il cuore per paura di eventuali profanazioni. Ne abbiamo lette e sentite davvero di tutti i colori in una mangiatoia nella quale più di una iena sguazza e tenta di banchettare senza pudore.

Ed è ciò che più fa del male a chi gli voleva bene per davvero, così come alle milioni di persone che lo amavano pur senza averlo mai conosciuto dal vivo. Perché i miti sono così, sanno creare empatia in maniera del tutto naturale, sanno regalare sogni a generazioni intere. El mas grande de la historia meriterebbe di riposare in un mondo migliore.

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