Vicenda Cagliari-Roma: per i RossoBlu sconfitta sulla carta, vittoria sul campo

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Ormai è risaputo che le scorciatoie vanno a genio a molti, in qualsiasi ambito esse si presentino: purtroppo, innumerevoli persone si lasciano prendere dalla tentazione del “vincere facile” e quando a farne i conti è un Campionato di calcio conosciuto in tutto il Mondo logicamente il fatto suscita sensazioni contrastanti che, a volte, fanno perdere il bandolo della matassa.

Tutto cominciò nei giorni antecedenti la gara di andata contro la Roma, del 23 settembre 2012: il Presidente del Cagliari Massimo Cellino, nonostante fosse già stato deciso che la gara si sarebbe dovuta disputare a porte chiuse, incitò i tifosi a presentarsi comunque allo Stadio di Quartu, dichiarato inagibile per accogliere il pubblico. L’allora prefetto di Cagliari Giovanni Balsamo decise per il rinvio, data la situazione critica che si sarebbe potuta creare, ma la Roma presentò ricorso, ritenendo di essere stata lesa dalla circostanza, reclamando la vittoria a tavolino per 0-3 . L’appello della squadra capitolina fu accolto, e il Cagliari si trovò con tre possibili punti saccheggiati, tenendo conto che la situazione si sarebbe potuta tranquillamente risolvere in altri modi, più pacifici e più consoni ad un campionato di Calcio, dove lo spettacolo dovrebbe avere luogo sul campo e non fuori  dal suo perimetro. Fatto sta che il Cagliari, puntualmente, presentò a sua volta un ricorso contro la decisione della Corte di Giustizia Federale, prima contro essa stessa, incassando un rigetto, e poi al Tar della Sardegna, che lo accolse. La vicenda però, a distanza di sei mesi, è terminata con una “sconfitta” su tutti i fronti in casa RossoBlu: lunedì infatti è arrivata la sentenza determinante circa l’episodio, che ha confermato la vittoria a tavolino per la squadra giallorossa e ha anche intimato il pagamento delle spese legali alla società sarda, respingendo quindi il ricorso del Cagliari .

Potrà anche essere scritto nel regolamento che la vittoria a tavolino è “di regola” in questi casi, ma è altrettanto evidente e vero che la società giallorossa non ha sicuramente aspettato un momento in più per accaparrarsi quel trionfo sulla carta, pur di non scendere in campo. Si è parlato tanto della giustizia a riguardo di questa vicenda, del fatto che altrimenti le cose non sarebbero potute andare. Due minuti di silenzio per la vera giustizia, quella che punisce in egual modo un fallo scomposto, quella che ammonisce con un cartellino giallo per proteste sia il giocatore della dannata “grande” sia quello della “piccola” (ma con GRANDE CUORE), perché questo episodio un po’ rimanda a tutte le ingiustizie che il Cagliari subisce anche sul campo. La giustizia che apre le porte al buon senso sembra essersi smarrita, anche in uno sport come il Calcio, nato dalle umili giornate dei nostri antenati, uno sport che unisce e non divide, uno sport che rappacifica e non fa scoppiare la guerra.  Si è parlato di giustizia, in questo caso, ma in altre circostanze, in cui di essa non se ne vede neanche l’ombra,  la stessa giustizia osannata in merito a questa situazione non si prova neanche a nominarla sottovoce.  

Cerchiamo di liberarci da questi pensieri e non dimentichiamoci che, il Cagliari la sua partita l’ha vinta sul campo, con quei quattro gol appioppati alla Roma nella gara di ritorno, sul campo dell’Olimpico.

In onore del vero calcio, quello giocato.

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