Pepe: «A Cagliari bei ricordi. Ripresa? Fondamentale la preparazione» – ESCLUSIVA

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© foto palermocalcio.it

Intervista a Simone Pepe: il passato a Cagliari, il presente dei rossoblu ed il parere sul momento del calcio italiano

A Cagliari la prima stagione piena ed i primi gol in Serie A, in un campionato che alla fine si concluse con una salvezza inseguita a lungo. Una tappa importante di una carriera che si è poi evoluta sino a portargli addosso le maglie di Juventus e Nazionale. Abbiamo raggiunto Simone Pepe, oggi procuratore, per parlare un po’ dell’esperienza sarda e del momento vissuto oggi dal calcio italiano.

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Partiamo dalla tua esperienza a Cagliari, che ricordi hai?
«Ricordi bellissimi, tra l’altro il mio migliore amico ha origini sarde, di Uta. Siamo cresciuti insieme, facevamo tutte le feste insieme. Quando sono arrivato a Cagliari mi hanno dato una mano ad ambientarmi, anche se sono stato veramente bene. In quel campionato abbiamo avuto alti e bassi, soprattutto quando andò via Giampaolo ed arrivò Colomba. Poi tornò Giampaolo e ci salvammo. Nel complesso facemmo un buon campionato, eravamo una buona squadra: c’erano Suazo, Esposito, Langella, Conti, Lopez, Chimenti in porta…».

Tra l’altro a Cagliari è arrivato anche il primo gol in Serie A
«Sì. Cagliari-Palermo al Sant’Elia, al 91′. Come si dice: la prima volta non si scorda mai. Un bel ricordo».

Ed anche al ritorno, contro il Palermo…
«Feci il secondo gol e vincemmo 1-3 con doppietta di Suazo».

Hai avuto modo di vedere il Cagliari in stagione?
«Sì, io ho avuto anche Maran e De Bellis al Chievo. Diciamo che la partenza forte a inizio campionato forse è un po’ una caratteristica delle sue squadre. Anche a Verona successe lo stesso: partenza sprint e calo nella fase centrale del campionato. Il Cagliari ha una squadra forte, il presidente ha investito tanto ed allestito una grande rosa. E c’è anche da fargli i complimenti perchè investire in questo periodo non è semplice. La squadra è partita benissimo, poi è calata fisicamente nella parte centrale».

Anche nella passata stagione il Cagliari ebbe un crollo a metà strada: pensi che sia proprio una peculiarità della preparazione atletica delle squadre di Maran?
«A questo punto mi viene da pensarlo. Al Chievo ho sperimentato una cosa simile, ci sono alcune situazioni che mi fanno pensare ad una preparazione studiata per una partenza sprint. Poi un po’ di calo è inevitabile».

Restiamo in tema allenatore: come vedi il cambio di guida tecnica?
«E’ sempre una cosa che dovrebbe portare una scossa, anche se quest’anno Zenga non ha fatto in tempo a guidare la squadra in gare ufficiali. Il Cagliari è partito forte ed ha creato entusiasmo nei tifosi, com’è giusto che sia. Si era creato un bell’ambiente, mi divertiva vedere le partite. Poi è sempre bello quando una squadra in cui ho giocato va bene. Io sono anche legatissimo a Daniele Conti, conosco bene l’ambiente ed ero felice del rendimento del girone d’andata. Per il cambio si può dire poco, bisognerà vedere quale sarà il futuro».

A proposito: come vedi il momento del calcio? Giusto ripartire?
«Ad oggi secondo me è complicato. Come fai a fare tamponi in continuazione e fare i ritiri isolati? Ci sono club attrezzati, ma devi andare a fare tamponi anche a tutti gli altri dipendenti del club, anche a chi non sta nello staff tecnico».

Da ex calciatore, quanto serve per tornare in condizione dopo uno stop di due mesi?
«La differenza ora la fa la preparazione atletica. Entrano in ballo non solo gli allenatori, ma anche i preparatori atletici, loro faranno la differenza. Per fare un mini campionato di 12 partite dovrai fare dei carichi leggeri per partire forte: quindi si equilibrano un po’ anche le forze delle squadre. E’ una preparazione diversa da quella estiva: lì pianifichi una stagione ed hai margini di gestione. Puoi fare valutazioni diverse: partire piano per rendere meglio dopo o il contrario. In questo caso, invece, c’è meno tempo e la preparazione va studiata diversamente».

Tra l’altro anche giocare ogni tre giorni può essere di per sè allenante.
«Assolutamente. Anche se c’è da dire che ci devi essere allenato: giocare ogni tre giorni significa non avere quasi tempo di recupero. E per una squadra come il cagliari che è abituata a giocare ogni sette giorni può diventare una problematica. Adesso fortunatamente i rossoblu hanno una rosa importante, ma se non avesse avuto 13-14 titolare avrebbe potuto avere problemi».

In caso di sospensione lo scudetto andrebbe assegnato?
«Penso che faranno di tutto per portare a conclusione il campionato. Purtroppo la pandemia ha colpito tutti, penso che la salute delle persone venga prima del calcio. A tutti piace il calcio, non vediamo l’ora di tornare a vedere le partite. Anche perchè è un po’ strano fare a tutti i calciatori i tamponi quando non sono stati fatti ai medici in prima linea nell’emergenza».

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