Ninnino Orrù: «Tanti auguri Cagliari, puoi volare ancora» – ESCLUSIVA

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A tu per tu con Ninnino Orrù, presidente del Cagliari a inizio anni ’90. I suoi ricordi e gli auguri al club rossoblù nel giorno del centenario

Nel giorno in cui il Cagliari festeggia i 100 anni di vita abbiamo raggiunto Ninnino Orrù, che insieme ai fratelli garantì al club la rinascita economica dopo la crisi degli anni ’80. Un’avventura che sul campo ha fatto godere i tifosi grazie alla combinazione di tanti fattori, da Claudio Ranieri ai giovani rossoblù fino a Francescoli e la Serie A. I ricordi di quel doppio salto da favola e un augurio speciale al Cagliari centenario.

Partiamo dalla nascita della favola, gli auspici non erano i migliori
«I libri contabili erano già in tribunale, prendemmo la società proprio per la coda. Il primo anno fu difficile, dopo l’esonero di Robotti fu Tiddia a salvarci addirittura dalla retrocessione. Poi l’inizio della magia, con Claudio Ranieri e Carmine Longo. Una bella avventura, centrammo la promozione e vincemmo la Coppa Italia di Serie C. Il segreto era l’unità fra tutte le componenti: squadra, società e tifosi».

A quel punto pensavate già a scavalcare anche il gradino Serie B?
«Francamente ci preparavamo a un’annata di transizione per prendere le misure alla categoria. Invece la crescita continuò inarrestabile. Non dimenticherò mai il rientro a Cagliari dopo il pareggio-promozione di Pisa. Da Elmas fino al centro della città ci abbracciavano due ali di tifosi in festa».

Un doppio salto esaltante, ma voi rilanciaste con una campagna acquisti in grande stile
«Sono molto amico di Ernesto Pellegrini, allora presidente dell’Inter. Grazie ai buoni rapporti riuscimmo a riportare in Sardegna Matteoli, acquisto che fece impennare la campagna abbonamenti; poi Longo pescò Herrera e Fonseca, ma il colpaccio arrivò quasi a fine mercato con l’acquisto clamoroso di Enzo Francescoli. Ricordo ancora l’incredulità dell’Avvocato Agnelli che non era riuscito a portarlo alla Juventus. La gente si entusiasmò, arrivammo a 15mila abbonamenti che credo sia ancora il record per Cagliari. Ogni domenica arrivavano poi tifosi da tutta l’Isola, lo stadio Sant’Elia era una magnifica cornice di folla».

Un Cagliari di qualità che ci mise un po’ di tempo a carburare
«Il girone di andata fu tremendo, l’impatto con la categoria fu traumatico. Ma non smettemmo di crederci, e nel ritorno fu uno spettacolo conquistarsi la salvezza domenica dopo domenica. L’anno dopo diventai presidente io al posto di mio fratello Tonino: partimmo male con Giacomini, che dopo la sconfitta di Verona non salì nemmeno sul pullman perché aveva capito che era finita. Arrivò Mazzone che rimise a posto le cose alla grande».

Qui finisce l’epopea degli Orrù al timone del Cagliari, ma resta Mazzone e gran parte della squadra. Un anno dopo si festeggia il sesto posto
«Quella qualificazione in Coppa Uefa l’abbiamo sempre sentita anche un po’ nostra, sono sincero. L’augurio che faccio al Cagliari per il centenario è che arrivi una nuova qualificazione in Europa, sono convinto che con questa squadra e con la spinta del nuovo tecnico possa arrivare già nel campionato che sta per riprendere».