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Editoriale

Mourinho il rompiscatole, ma Deschamps non può nascondersi

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Un tranquillo fine settimana pre Europei infuocato dal botta e risposta a distanza tra Josè Mourinho e Didier Deschamps

Se c’è una cosa che irrita particolarmente gli allenatori è quando un collega esce dal seminato mettendo il naso nel tuo lavoro: Mourinho irrompe con il carico, Deschamps sfodera l’asso di briscola. Un duello rusticano combattuto verbalmente a suon di stilettate, di quelle che pungono e infastidiscono.

Come da tradizione, il neo tecnico della Roma non le aveva mandate a dire sulle colonne del The Sun, provocando in perfetto stile Mou: «Devono vincere perché altrimenti sarebbe un fallimento». Riferimento all’imminente Euro 2020e in particolare alla Francia, a suo dire, la favorita d’obbligo per il titolo continentale.

Sulla carta, difficile dare torto all’uomo del Triplete nerazzurro. Alla prova dei fatti, però, impossibile non irritarsi dall’altro lato della barricata. Perché i campioni del mondo in carica hanno oggettivamente una rosa di qualità eccelsa e inarrivabile per chiunque altro, oltretutto impreziosita dal clamoroso ritorno di Benzema, ma al contempo l’arte di mettere pressioni ai nemici non può essere considerato esempio di cavalleria.

Che poi nemici, nemmeno Mourinho fosse Commissario Tecnico di qualche Nazionale. Ma il gusto di mettere becco nelle vicende altrui non ha eguali nella sua psiche, geniale e provocatoria, così come il maldestro tentativo di provare a fornire un assist ai suoi compatrioti. Inevitabile, dunque, la replica di Deschamps, affidata a TeleFoot: «Ho pensato lo stesso della sua squadra, il Tottenham, ma non è andata come previsto. Siamo favoriti per il nostro status di campione del mondo». Boom.

Forzata probabilmente ma, d’altronde, chi la fa l’aspetti. Il CT francese non può però nascondersi, qualsiasi risultato della sua squadra che non preveda l’accesso quanto meno alla finale verrebbe etichettato da tutto il mondo in maniera negativa. Didì lo sa, ma da guidatore esperto ancor di più sa che un approccio mentalmente errato alla competizione può produrre l’effetto buccia di banana. Anche perché il girone iniziale da brividi, con Portogallo e Germania, non lo permette. Nemmeno alla Nazionale più forte in circolazione.