Ibba (ex preparatore Cagliari): «Giocare ad agosto si può, ecco come» – ESCLUSIVA

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© foto CagliariNews24

L’ex preparatore del Cagliari Gianfranco Ibba ci ha detto la sua sugli allenamenti in smart working dei calciatori in questo periodo di emergenza

A tu per tu con Gianfranco Ibba. Lo storico preparatore atletico del Cagliari, dal 1991 al 2017 in rossoblù come responsabile alla preparazione fisica e della ri-atletizzazione dei calciatori post infortunio, è stato nostro ospite nella trasmissione Casa CagliariNews24 in diretta su Facebook. Ibba ci ha raccontato la sua sulle difficoltà dei giocatori di Zenga nel mantenere la forma fisica in questo periodo di emergenza e le conseguenze che ci saranno alla ripresa del campionato.

Il calcio è fermo, i giocatori del Cagliari si allenano da soli a casa. Cosa comporta?
«La situazione non è semplice perché questo di stallo permane da diverso tempo: se fosse durata meno si sarebbe potuto riprendere la preparazione con qualche accorgimento, ma ormai parliamo quasi di dover preparare una nuova stagione. Ci avviciniamo infatti alle quattro settimane di stop, vero spartiacque non solo per quel che riguarda la condizione atletica che comunque ha bisogno di essere stimolata con continuità. Il calcio agonistico si basa anche su aspetti cognitivi e comportamentali legati proprio all’abitudine di scendere in campo alla presenza dei compagni e contro gli avversari. Stando fermi così a lungo c’è un depotenziamento anche da quel punto di vista. Si fa più fatica a leggere le situazioni di gioco in velocità, e questa è una componente che non può essere curata con gli allenamenti individuali».

Si parla di far slittare il campionato giocando perfino a Ferragosto, è fattibile?
«Si può giocare anche col caldo, è fattibile ma naturalmente bisogna modificare alcuni parametri della preparazione o ripresa che sia. A Cagliari adottavo lavori intensi e brevi, evitando le lunghe corse per non far perdere troppi liquidi ai giocatori. Grande intensità a volumi contenuti, la chiave può essere questa».

La stagione si allunga, di conseguenza potrebbe accorciarsi la preparazione estiva
«Da una parte può essere un ostacolo, ma dal punto di vista atletico può essere perfino un vantaggio non fermarsi o quasi. Si lascia l’intensità alta riducendo i carichi di lavoro e ci si aggiusta. Un preparatore sa che deve poter rendere flessibile il lavoro per poter ottenere lo scopo anche con modalità diverse. I famosi carichi estivi di lavoro sono una concezione un po’ obsoleta, l’organismo umano è predisposto a offrire una certa resa se stimolato settimana dopo settimana. Non c’è un serbatoio dove stoccare energie da tirare fuori a comando».

La crisi del Cagliari nasce dalle gambe o dalla testa?
«La testa comanda il corpo. Francamente non ho notato un calo atletico nel Cagliari di questa stagione. Negli oltre 25 anni passati in rossoblù ho sentito spesso parlare di flessione fisica come spiegazione per i momenti in cui venivano a mancare i risultati, ma non ci ho mai creduto. Sono ragazzi che si allenano sei giorni su sette, difficilmente dietro un filotto di sconfitte può esserci un calo della prestazione fisica. Il più delle volte è un problema mentale, se in Serie A abbassi la guardia basta pochissimo per essere sconfitti e magari perdere inconsciamente un’autostima guadagnata con mesi di lavoro».

Oggi Daniele Dessena le ha dedicato belle parole, non è la prima volta
«Il rapporto con Daniele è stato molto particolare proprio per via del percorso che ha dovuto fare dopo il gravissimo infortunio. Era una strada lunga e faticosa, abbiamo dovuto lavorare tantissimo. Ci sono stati anche momenti difficili, soprattutto quando gli veniva meno la fiducia nel buon esito. Momenti comprensibili per un ragazzo giovane che vedeva i pericolo la sua carriera. Gli siamo stati vicini, lui ce l’ha messa tutta ed è tornato ad essere un buon giocatore professionista. In generale ho sempre sentito i miei atleti anche come se fossero un po’ figli miei, c’è sempre stato molto affetto».