Gravina: «Non ripartire sarebbe disastroso. Taglio stipendi non deve essere tabù»

gravina figc
© foto www.imagephotoagency.it

FIGC, parla (ancora) il presidente Gravina. Il punto sul calcio italiano all’indomani del rinvio degli Europei

Il calcio prova a mettere le basi per una ripartenza. Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato ai microfoni di Radio 24 per fare il punto all’indomani del rinvio di EURO 2020: «Grazie al rinvio dell’Europeo, che avevamo fortemente auspicato, abbiamo maggiori possibilità di posizionare le date per i recuperi tra maggio e giugno, sperando che la deadline del 30 giugno sia sufficiente. Altrimenti noi, come la Federazione spagnola, chiederemo la possibilità di sforare di 10-15 giorni a luglio».

DATE – La mancata ripresa dei campionati maggiori spaventa per l’effetto domino, soprattutto a livello economico, che andrebbe ad innescare: «Non voglio nemmeno pensare che non si riparte, sarebbe una iattura, mi preoccuperebbe per il nostro Paese. Resto convinto che ci sarà una ripresa: noi ipotizziamo il 3 maggio in modo da chiudere tutti i campionati entro giugno. La Uefa ha fatto diverse ipotesi, la più ottimistica indica il 14 aprile, mantenendo la formula attuale, un’altra i primi maggio, l’ultima il 13 giugno – riporta gazzetta.it –. Negli ultimi due casi andrebbero cambiati i format, non escludendo l’ipotesi playoff e playout». Il calendario nazionale va incastrato anche con gli impegni internazionali, ancora da ufficializzare: «La Uefa dice che la finale della Champions sarà il 27 giugno e quella dell’Europa League il 24. Senza dimenticare che dal primo al 9 giugno ci sarebbero anche i playoff per individuare le quattro squadre mancanti per la fase finale dell’Europeo che toglierebbero altre tre finestre»

NODO CONTRATTI – Per quanto riguarda i contratti, «l’idea è quella di giocare affinché il danno sia limitato. Si parla di 170-200 milioni per arrivare, con il blocco dei tornei, fino a 700 milioni di danni effettivi. Chiederemo una sorta di riconoscimento di forza maggiore per fare in modo che possa esserci la possibilità di rinegoziare anche al nostro interno alcuni contratti di mutualità». In chiusura il capitolo stipendi, spinoso per i club: «Non può essere un tabù parlare di tagli degli stipendi. Dobbiamo capire che l’emergenza vale per tutti e anche il nostro mondo deve avere la capacità di cambiare. Siamo chiamati a un gesto di grande responsabilità».