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Editoriale

Cagliari, Zenga sotto tiro? Sarebbe un peccato perderlo

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Walter Zenga sulla graticola dopo il calo del Cagliari nelle ultime uscite. Ma le colpe non stanno tutte in panchina: il Contropiede firmato da Mario Frongia

Ha ragione Walter Zenga. E anche la gran parte dei tifosi l’ha capito. Se il Cagliari ha centrato la salvezza grosso modo a otto match dalla fine di un torneo imprevedibile, con tanto di festosa dichiarazione pubblica dei vertici (ma l’obiettivo non era arrivare, a dicembre, in Europa League, poi, per Maran, tra le prime sei, quindi, via via scendendo, almeno tra le prime dieci?), l’ex portiere tre volte migliore al mondo qualche merito ce l’ha. E non si tratta di dettagli. Senza Nainggolan (stagione finita e futuro, nonostante i balletti furbeschi e strategici di dichiarazioni, ovviamente lontano dalla Sardegna Arena), con Simeone e Joao Pedro sfiancati fisicamente, Faragò e Ceppitelli reduci da infortunio, Pisacane in campo con due costole incrinate, più Pellegrini e Oliva in infermeria, Klavan e Pereiro a mezzo servizio, c’è davvero poco da inventare. Che poi la Samp abbia colto l’impossibile è un’altra storia.

Il Cagliari aveva e ha una panchina corta e squilibrata. Anche da qui brilla l’attenzione e le motivazioni posta dal tecnico milanese. Se dai fiducia a Walukiewicz, lanci Carboni, ripresenti Lykogiannis, Birsa e Ragatzu, ottenendo risposte pregiate, significa che sai entrare nella testa del gruppo. E, dando minutaggio e presenze a pedine non di primissimo piano, fai un ricco favore al club. Ma qualcuno pare non accorgersene. Anche quando, basti pensare a Carboni, hai un allenatore che supporta un 2001 fino a fargli trovare in una manciata di partite la mentalità di un veterano. Il tutto, pur sapendo che qualsiasi Primavera, anche se diventerà, glielo auguriamo, Nesta o Baresi, deve avere i tempi, i luoghi e gli avversari “adatti” per maturare. Se uno via l’altro, ti ritrovi di fronte Palacio e Belotti, Muriel e Pasalic, Bonazzoli e Quagliarella, non è da geni del calcio capire che prima o poi l’incudine sul collo a 19 anni in A, si fa e si farà sentire. Zenga anche sul difensore è stato sul pezzo. Magari, per stare alla difesa, Cacciatore, e anche Olsen, salutati senza un cenno manco fossero degli intrusi, avrebbero fatto comodo in questa mattanza di gare ravvicinate e in apnea. Così come lo scorso gennaio sarebbe stato utile Goldaniga (il Genoa l’avrebbe pure dato in prestito ma non per Cerri) o un altro difensore italiano e pronto al campionato, invece hanno fatto partire Pinna. Per stare all’attualità, anche avere Cigarini dalla parte giusta non sarebbe stato male. Ma queste sono storie logore.

Walter Zenga, sessant’anni di schiettezza, merita una chance. Cagliari e il Cagliari potrebbero ritrovare un percorso continuo. Eppure, le intenzioni pare siano altre. O forse, l’idea di tenerlo fino in fondo chissà se c’è mai stata. Chiamato dagli Emirati per subentrare a Rolando Maran, testimone delle feroci parole del patron dirette al predecessore in conferenza stampa – lo stesso che ha portato la squadra, con una rosa incompleta, frizioni interne ed esterne, infortuni a catena, a ridosso delle prime quattro: pare un secolo fa! -, il tecnico è una lauta opzione. Meritata sul campo e conquistata anche con quel giusto filo di umiltà e spregiudicatezza. Più il lavoro: lock-down o meno, Zenga per tre mesi ha divorato ad Asseminello tutte le partite della stagione rossoblù, si è studiato a memoria come giocano gli altri, è entrato in empatia con i suoi. Il tutto grazie alla pregiata consulenza del vice, Max Canzi, ambasciatore esperto e competente. Adesso, pare tutto nel dimenticatoio. E probabilmente, come stavano facendo dopo la sconfitta con il Milan, alla caccia del sostituto di Maran, stanno già guardandosi attorno per cambiare. L’ennesima giravolta, che, come accade in questi casi, lascia passare un messaggio negativo anche al gruppo. Con il Sassuolo dietro l’angolo, la Lazio a Roma, in casa con UdineseJuventus, chiusura a San Siro con il Milan, sarebbe piaciuto notare dai piani alti tutt’altro spirito. Invece, lo scenario televisivo di musi lunghi e fastidio è al top. «Siamo a 41 punti, qualche merito ce l’ho» ha detto Zenga a Marassi. Sì, è proprio così.

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