Agostini: «Il momento più bello della mia carriera? L’applauso del Sant’Elia»

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Alessandro Agostini ha caplestato l’erbetta della fascia sinistra del Sant’Elia per tanti anni entrando nel cuore dei tifosi e sposando di fatto i colori rossoblù. Perfino quando è tornato da ex, con la maglia di un Verona che aveva appena sconfitto il Cagliari, per lui ci sono sempre stati solo applausi. Anzi, quell’ultimo saluto è il ricordo più speciale di una lunga carriera.

 

Ago  ne ha parlato ai microfoni dei canali ufficiali del Cagliari, in un’intervista che mette a nudo proprio il legame profondo che unisce l’ex terzino alla città: «Cagliari mi è piaciuta subito immensamente, io sono un amante dei posti di mare e sono rimasto subito colpito. L’anno in cui sono arrivato in rossoblù siamo riusciti a centrare la promozione in Serie A e ho potuto vivere una festa meravigliosa insieme a tutta la città, è una cosa che non si dimentica. Poi dopo sono arrivate tante stagioni nella massima serie e ci siamo tolti moltissime soddisfazioni: Cagliari ha rappresentato gran parte della mia carriera, quasi tutta. Paradossalmente il momento più bello della mia carriera è accaduto lo scorso anno quando vestivo un’altra maglia: a fine partita è successo qualcosa di meraviglioso. Quando mi sono avvicinato agli spalti ho ricevuto da questa gente quel saluto che aspettavo fin dal giorno in cui ero andato via. Nell’aria c’era delusione perché quella partita ha forse segnato la retrocessione del Cagliari, ma io sapevo che quella era l’ultima volta che tornavo al Sant’Elia da giocatore e volevo salutare quello che è stato il mio pubblico da tanti anni. I fischi d’improvviso si sono trasformati in applausi per me, tutti si sono alzati in piedi ed è stata una sensazione che mi ha toccato nel profondo. Li ringrazierò per sempre. Cagliari significa una forte appartenenza, io l’ho sempre portata con me sul campo e credo che la gente l’abbia percepito. Quando ho smesso di giocare ho deciso di stabilirmi a Cagliari, ormai si è instaurato un rapporto speciale sia con il posto che con la gente. E’ stata una conseguenza naturale. Un giorno sarei felicissimo di rientrare nell’ambiente, di rivedere ogni giorno il campo e i colori di quella maglia. Ho preso da poco il patentino di allenatore, mi piacerebbe insegnare calcio ai bambini».

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