Paolino: «Cagliari, potevi fare di più. Che emozione giocare al Sant’Elia» – ESCLUSIVA

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L’ex attaccante del Cagliari Raffaele Paolino ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni del campionato dei rossoblù e dei suoi anni in Sardegna

Due stagioni a Cagliari e un amore che è rimasto intatto. Raffaele Paolino, in esclusiva ai nostri microfoni, ci ha detto la sua sulla stagione dei rossoblù. Senza dimenticare i suoi anni d’oro in Sardegna.

Paolino, che idea si è fatto del campionato del Cagliari?
«Ero convinto che si potesse fare qualcosa in più visto il girone d’andata fatto. Secondo me nello spogliatoio si è rotto qualcosa. Forse anche per qualche risultato negativo di troppo. È un dispiacere. Spero che Walter Zenga, che conosco, possa dare quel qualcosa in più se riprenderà il campionato».

Quindi è stato giusto il cambio di allenatore?
«Io l’avrei fatto anche prima a quel punto. Non avrei aspettato 12-13 partite. Si vedeva lontano un miglio che non c’era una ripresa. La società però ha preso queste decisioni e vanno rispettate».

Da ex attaccante, come giudica la stagione straordinaria di Joao Pedro e le difficoltà avute invece da Simeone nell’ultimo periodo?
«Simeone ha avuto difficoltà nell’ultimo periodo perché le hanno avute anche i compagni. Tutta la squadra ha avuto un calo netto. Le uniche eccezioni sono state Joao Pedro e Nainggolan. Joao Pedro ha fatto una stagione straordinaria. Speriamo con questa stagione di riuscire a tenerlo a Cagliari».

Il Cagliari nel 1989 decise di puntare sui giovani. Dalla Primavera dell’Inter il Cagliari pescò lei e Pasquale Rocco: si dice che fu Claudio Ranieri a volervi fortemente, come andò la trattativa?
«Il Cagliari giocava in Serie C e si apprestava a vincere il campionato. Ranieri venne a vederci al Torneo di Viareggio. Ci ha preso lui, è stata una sua scelta, ci ha voluto fortemente e andò contro anche a diverse critiche. Me lo ricordo bene perché il Cagliari cambiò i due bomber Coppola e Piovani. Ha puntato su di me ed è andato tutto bene. Ci ha visto più lungo degli altri. È un allenatore e un uomo eccezionale. Una persona straordinaria».

Era felice di arrivare a Cagliari o l’amore è nato in seguito?
«Sono onesto: quando sono arrivato a Cagliari mi sono messo a piangere dalla disperazione. All’aeroporto mi venne a prendere un dirigente che mi fece fare il giro della città e mi disse “tu piangi oggi e piangerai il giorno che andrai via da Cagliari”. E fu proprio così. Dopo un mesetto mi innamorai subito di Cagliari e dei tifosi. Avevo capito che ero in un ambiente particolare e che sono stato fortunato. Quando vidi 4000 persone a vedere il nostro allenamento al Poetto, capii che tutto sommato non si stava così male».

In Serie B lo stadio cantava cori per lei e Provitali, eravate la coppia-simbolo della stagione e della promozione
«Io mi ricordo che all’inizio fu un coro un po’ ironico perché erano andati via Coppola e Piovani. Poi è diventato un coro vero e devo dire che il pubblico di Cagliari per me ha sempre avuto un occhio di riguardo. Non mollavo mai, correvo 100 minuti. Quando ogni domenica al Sant’Elia sentivo il mio nome mi tremavano le gambe. Ricordo la partita con il Catanzaro: ero tre mesi senza fare gol e Bernardini mi lasciò il rigore perché la curva invocava il mio nome».

L’anno dopo, in A, meno presenze ma con compagni come Matteoli, Francescoli, Fonseca.
«In Serie A ho giocato 20 partite, di cui 11 da titolare. E io di queste 20 partite ne vado orgoglioso. Ho potuto giocare con Matteoli, Francescoli e Fonseca. Li ammiravo durante l’allenamento. È stato straordinario giocare con quei campioni. Tutta la squadra e tutto l’ambiente era uno spettacolo».

Qual è stato il giocatore più forte con cui ha giocato?
«Francescoli va oltre ogni aspettativa, ma anche Matteoli. All’Inter ho giocato anche con Matthäus, Brehme e Diaz. Ma Francescoli è quello che mi ha impressionato di più. In allenamento era uno spettacolo».

Da gennaio Paolino è di nuovo a Cagliari come direttore tecnico del La Palma Monteurpinu. È stato emozionante ritornare in città?
«Appena mi hanno chiamato non ci ho pensato due volte a partire. Tornare qui e vedere che si ricordano ancora di me, con qualche tifoso che mi ferma per strada, è emozionante anche adesso. L’affetto che c’è ancora nei miei confronti è bellissimo. Speriamo ora con il La Palma di fare dei progetti ambiziosi. Ci stiamo lavorando».