L’insostenibile leggerezza di essere il Cagliari

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Partito senza grossi obiettivi, il Cagliari ha scoperto di avere qualcosa da perdere in questa stagione tanto importante per club e tifosi

Partito con due sconfitte di fila ed una squadra ancora da rodare, il Cagliari aveva messo insieme tredici risultati utili di consecutivi, salendo in classifica ed agli onori delle cronache nazionali. Un rendimento che, considerate oggettivamente qualità e quantità della rosa, la banda Maran non avrebbe potuto mantenere per tutta la stagione. Ma il crollo – letterale – nelle prestazioni (e quindi nei risultati) dei rossoblu da oltre un mese e mezzo è preoccupante. I sardi non muovono la classifica da quattro giornate ed ieri sono stati la vittima sacrificale di un’Inter che cerca certezze-scudetto ad ogni occasione utile. Cinque sconfitte di fila, pesanti, che hanno paralizzato il Cagliari. La squadra di Maran è difficilmente riconoscibile, svuotata di quelle certezze che aveva man mano messo insieme nel corso della stagione. Ma andare a ricercare le cause di un simile crollo non è semplice: partendo dal presupposto che il problema è mentale – come lo fu un anno fa, a cavallo tra 2018 e ’19 -, non si può comunque attribuire comodamente ogni colpa all’ormai famoso gol-di-Caicedo, come succede da ormai troppo tempo.

Il Cagliari, partito senza pressione, ha scoperto di avere delle responsabilità pesanti. In una stagione che non è percepita come tutte le altre e, soprattutto, dopo aver realizzato un cammino importante nella prima metà di torneo. Dalle ambizioni di fare un “semplice” campionato positivo a quelle europee. Pian piano anche giocatori e club hanno scoperto le carte. E la parola Europa, ad inizio stagione tabù, è comparsa con maggior costanza tra le parole pronunciate dai rossoblu. Insomma, il Cagliari ha scoperto di aver qualcosa da perdere. A maggior ragione se si pensa all’importanza di questa stagione, quella del Centenario. La sconfitta in extremis contro la Lazio ha lasciato delle scorie, ma se fosse vero che il calo dei rossoblu ha le proprie radici in quella sconfitta avremmo già la risposta: questo Cagliari non è pronto per giocarsi l’Europa. Perchè una squadra che punta ad obiettivi simili può farsi condizionare, ma non guidare, dagli episodi. Tanto meno crollare. No, c’è dell’altro.

Il Cagliari si è fermato quando ha capito che i punti raccolti non erano tutto di guadagnato. La squadra rossoblu ha scoperto, col tempo, di potersi giocare un posto al sole. La pressione è salita, la spensieratezza calata. Un processo che ha mostrato i propri effetti tra fine novembre ed inizio dicembre, quando i rossoblu hanno gradualmente smesso di essere padroni delle partite ed iniziato a subire avversari ed episodi. La pressione di dover far risultato per restare nelle zone alte ha appensantito le gambe e soprattutto la testa dei rossoblu. Che di colpo hanno smesso – giocoforza – di guardare il futuro gara per gara, ancora oggi unica via per tentare una difficile qualificazione alle coppe.

Il rendimento dei rossoblu era stato spinto anche dagli episodi, da quello status di sorpresa che porta tanti benefici e pochi costi da pagare. Uno status che, per sua natura, non ha lunga durata. Il Cagliari si è fermato quando l’Europa è passata dall’essere una possibilità, un surplus, ad un obiettivo (più o meno dichiarato): quando ha smesso di essere una sorpresa. La pressione è salita, la spensieratezza calata. Tutto è diventato improvvisamente più difficile. Ed il periodo nero, non nuovo nelle squadre di Maran a metà stagione, si è ripresentato. Quasi un paradosso: la squadra, partita senza assilli di classifica, si trova ora in difficoltà perchè ha scoperto di poter (forse) fare più di quanto prefissato. L’ambiente, anche vista la coincidenza di una stagione tanto importante, se n’è convinto. Ed ora, dopo un girone d’andata simile, la squadra sarda si sente quasi costretta a correre per l’Europa, pur non avendone pieni mezzi. Quello che doveva, ed oggettivamente è tutt’ora, un surplus sta finendo per diventare un peso. E’ l’insostenibile leggerezza di essere il Cagliari in una stagione tanto importante.

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