Il Cagliari ha cambiato marcia

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© foto Elena Accardi per CagliariNews24.com

Dall’avanzamento di Castro dietro le punte il Cagliari ha cambiato marcia. Arrivano gol e punti, e la fase difensiva non ne risente

Contro il Chievo il Cagliari ha centrato un successo che lo ha portato al tredicesimo posto in classifica. Più che la posizione, però, sono i punti accumulati finora dai rossoblù e soprattutto il modo in cui sono arrivati a suggerire un cauto ottimismo: la squadra di Maran ha 7 lunghezze di vantaggio sull’Empoli terzultimo e soltanto 2 punti di ritardo rispetto a Fiorentina e Sampdoria, che occupano rispettivamente quinto e sesto posto. Il terzo risultato positivo di fila rispecchia la crescita globale della squadra di Maran, che pur non avendo mai mantenuto – per svariati motivi – lo stesso undici iniziale, dopo aver dato compattezza alla squadra sembra aver trovato la quadra anche là davanti.

Perchè dal match contro il Bologna, con l’avanzamento di Joao Pedro a seconda punta e lo spostamento di Castro tra le linee, la squadra isolana sembra aver trovato l’oasi del suo deserto. Da allora sono arrivati 7 punti e 5 gol in 3 gare (nelle precedenti 7 giornate i punti raccolti erano stati 6, le reti messe a segno appena 4). L’inversione di tendenza è netta e gran parte dei meriti sono da attribuire ai cambiamenti operati dal tecnico trentino. L’allenatore rossoblù ha fatto di necessità virtù: Joao Pedro, inizialmente il trequartista titolare, è stato avanzato per conferire più concretezza alla fase finale dell’azione visti gli scarsi risultati di Sau e Farias sotto porta. Al suo posto, dietro le punte, ecco Castro: dopo un avvio a rilento, l’argentino aveva mostrato miglioramenti nel ruolo di mezzala ma l’avanzamento sulla trequarti ha restituito il giocatore che si era fatto ammirare con le maglie di Catania e Chievo. Un espediente tattico non nuovo: Maran aveva già utilizzato El Pata sulla trequarti sia ai piedi dell’Etna che all’ombra dell’Arena.

Tra le tante certezze che vanno cementandosi, quella del trio offensivo sembra – ad oggi – tra le più solide. Dei 9 gol messi sinora, 8 portano la firma del trio Pavoletti-Joao Pedro-Castro (score arricchito dai 5 assist complessivi). Numeri che rendono l’idea del peso offensivo dei tre. Pur perdendo numericamente un centrocampista, Maran ha trovato una soluzione che favorisce l’attuazione di più opzioni d’attacco: grazie al maggiore tasso tecnico le combinazioni offensive palla a terra non sono più un tabù, il gioco dei sardi non poggia soltanto sui cross per l’ariete Pavoletti. Se Castro e Joao Pedro sul campo non parlano la stessa lingua, poco ci manca. E là davanti Pavoletti, oltre ad essere un qualcosa di molto simile ad una sentenza sulle palle alte in area, fa il classico lavoro sporco che favorisce giocate e inserimenti dei due: dal portare su di sè i centrali difensivi alle sponde, passando per la sua capacità di monopolizzare il gioco aereo. Un sistema che per ora funziona e che può esistere soltanto grazie allo spirito di sacrificio dei tre nel primo pressing: la fase difensiva inizia là davanti ed è essenziale nel calcio di Maran.

Anche per questo i rossoblù, nonostante i miglioramenti in attacco, non hanno risentito dell’utilizzo di un trequartista meno difensivo rispetto a Ionita, spesso utilizzato in avvio di torneo. A compattezza ed organizzazione ora si affiancano la fantasia dei sudamericani e la costanza sotto porta di Pavoletti. La media di gol subiti rimane all’incirca invariata, aumentano l’imprevedibilità offensiva e la percentuale realizzativa. Se il Cagliari, con la buona tenuta difensiva (quinta miglior difesa del torneo) era sulla giusta strada, ora si può dire che abbia anche cambiato marcia. Numeri, statistiche, percentuali. Alla fine, nel calcio, tutto si riduce sempre e soltanto ai gol. E se la difesa ne subisce pochi e l’attacco inizia a trovarli con continuità il futuro non può che essere roseo.

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