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Il miracolo di Ranieri e Orrù: quel 20 maggio 1990 che riportò il Cagliari in Serie A

Il 20 maggio del 1990 Ranieri e Orrù riportarono il Cagliari in Serie A dopo lo storico pareggio con il Pisa all’Arena Garibaldi
Ci sono date impresse a fuoco nella memoria di un popolo, momenti in cui la storia sportiva si trasforma in leggenda. Per i tifosi del Cagliari, il 20 maggio 1990 rappresenta l’apoteosi. Trentasei anni fa, sul prato dell’Arena Garibaldi, i rossoblù centrarono un pareggio per 2-2 contro il Pisa che significò la matematica certezza della Serie A. Un traguardo pazzesco, arrivato al termine di una cavalcata trionfale: in soli due anni, il binomio composto dal giovane tecnico Claudio Ranieri e dal presidente Tonino Orrù trascinò il club dall’inferno della Serie C1 al paradiso della massima serie.
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La battaglia di Pisa: il racconto del match
Davanti a oltre tremila cuori rossoblù arrivati in Toscana, la gara iniziò in salita. Dopo appena due minuti, un pasticcio difensivo favorì Neri per l’1-0 dei padroni di casa. Sotto gli occhi del CT della Nazionale Arrigo Sacchi in tribuna, il Cagliari non tremò: al 20′ l’incornata di Mauro Valentini firmò l’1-1. Nella ripresa il Pisa tornò avanti grazie a un calcio di rigore trasformato da Incocciati al 58′, ma l’anima di quella squadra era d’acciaio. Minuto 68: schema su calcio d’angolo, Poli scodellò al centro e il centravanti Fabio “Bibi” Provitali si avventò sulla sfera siglando il definitivo 2-2. Al triplice fischio esplose l’estasi.
I numeri di un’impresa da record
I numeri di quel Cagliari nella stagione 1989/90 fotografano un collettivo perfetto, privo di grandi nomi ma ricco di fame e abnegazione. La squadra chiuse il torneo al terzo posto con 47 punti complessivi:
- 12 gol realizzati dal bomber stagionale Fabrizio Provitali.
- 37 presenze per i tre pilastri inamovibili: il portiere Ielpo, il difensore Valentini e lo stesso Provitali.
- Solo 22 reti subite, seconda miglior difesa del campionato dietro al Torino.
L’aneddoto dello spogliatoio e lo stile Sir Claudio
Il segreto di quel miracolo risiedeva nello spogliatoio. Ranieri, fedele al suo stile sobrio, rivelò un aneddoto memorabile nel post-partita: ogni martedì, alla ripresa degli allenamenti, non era lui a giudicare la squadra, ma pretendeva che fossero gli stessi calciatori ad auto-analizzarsi. «Notavo che c’era sempre una critica spietata ma costruttiva nei loro confronti – dichiarò un giovanissimo Sir Claudio –. Mi stanno facendo diventare un allenatore». Una risalita d’altri tempi che salvò una società sull’orlo del fallimento economico, riconsegnandola alla grande storia del calcio italiano.

