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Cagliari, dalla retrocessione al ContiDay: l’alba di una nuova era

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Con la fine del campionato arriva sempre, inevitabilmente, il momento di tirare le somme della stagione appena trascorsa. Il bilancio in casa Cagliari non può che essere positivo, dopo l’immediato ritorno in Serie A e la vittoria del campionato di Serie B. Tommaso Giulini, al timone del sodalizio rossoblu da poco più di due anni, ha fatto tesoro degli errori commessi – forse in uno slancio di eccessivo entusiasmo – alla sua prima stagione alla guida del club, culminata con una dolorosa retrocessione in Serie B e un poco glorioso addio alle sue bandiere Daniele Conti, Andrea Cossu e Francesco Pisano.

 

La serata di ieri sera al Sant’Elia, il ContiDay organizzato per celebrare proprio l’addio al Cagliari dell’eterno Capitano rossoblu, è allora la naturale conclusione del cerchio: una ferita lasciata aperta il 17 maggio 2015 e rimarginatasi in maniera definitiva esattamente un anno dopo, con il ritorno in Serie A e la giusta celebrazione di un uomo, prima ancora di un campione, che al Cagliari e per il Cagliari ha dedicato vita e carriera. Nell’atmosfera da brividi regalata dal Sant’Elia si è consumato un ideale passaggio di consegne, la fine di un’era che ha coinciso con l’inizio di un’altra, affascinante storia, ancora agli albori, ma i cui primi segnali sono senza dubbio di buon auspicio per il futuro.

 

L’impronta data da Tommaso Giulini al Cagliari nell’ultimo anno segna una rottura rispetto al recente passato e la serata di ieri ne è stata l’esempio: un’atmosfera così, al Sant’Elia, non si respirava da tempo immemore. La sensazione di vivere una serata magica, con da una parte i festeggiamenti e l’incoronazione di una squadra artefice di una stagione da record e che la consegna direttamente alla storia del club, dall’altra il giusto tributo alla più grande leggenda della storia rossoblu dopo Gigi Riva. Ma i segnali lanciati dalla nuova proprietà non si limitano alla giornata di ieri. La svolta epocale risiede nella capacità di ridare slancio a una società su cui negli ultimi anni era calata una patina di polvere, restituendo al contempo entusiasmo a una tifoseria che soprattutto nell’ultimo periodo ha risposto presente.

 

Tommaso Giulini è certamente uomo diverso rispetto al suo predecessore: alle parole, sempre pacate e misurate, preferisce far parlare i fatti. E’ stato capace di trovare un compromesso sul Sant’Elia, restituendo la squadra ai suoi tifosi, e allo stesso tempo ha portato avanti, in silenzio e seguendo le tappe, il progetto per il nuovo stadio, finalmente diventato realtà. Ha riallacciato i rapporti, bruscamente interrotti non solo per univoche responsabilità, con le istituzioni cittadine, ha avviato un progetto di ricostruzione del tessuto sportivo a livello regionale, grazie al lancio dell’Academy, la collaborazione con l’Olbia Calcio e il percorso itinerante delle formazioni giovanili nei comuni della Sardegna. Ha restituito lustro al settore giovanile, che mai come in questa stagione ha regalato soddisfazioni su più fronti.

 

Dietro c’è certamente una precisa strategia sportiva e commerciale: la consapevolezza che il rilancio di un brand come il Cagliari, per sua natura unico perché espressione e simbolo non solo di una città ma di un’intera regione, è il veicolo con il quale si costruiscono i successi sul campo. Non è un caso che all’indomani della promozione in Serie A, lo stesso presidente e il direttore sportivo Capozucca abbiano apertamente parlato di un progetto a lungo termine che prevede il ritorno in Europa nell’anno del centenario, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo stadio. Un cammino programmato di crescita costante, che mira a consolidare la posizione del Cagliari in un panorama calcistico italiano dove le realtà virtuose sono sempre più rare. Il vero successo, in fondo, è proprio questo: è l’alba di una nuova era. 

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