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Gori: «Riva ha rinunciato ai soldi perché aveva dei principi. Sul Cagliari attuale…» – ESCLUSIVA

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Ha parlato Sergio Gori in esclusiva ai nostri microfoni: dal momento del Cagliari al suo ex compagno di reparto Gigi Riva

Il Cagliari si prepara alla prossima partita di campionato. La squadra rossoblù affronterà il Sudtirol dell’ex Pierpaolo Bisoli allo stadio Druso di Bolzano. Il match è valido per la 12a giornata di Serie B. Ha parlato del momento della squadra di Fabio Liverani l’ex giocatore del Cagliari Sergio Gori. L’ex centravanti analizza soprattutto il momento sull’attacco rossoblù poco prolifico e regalandoci qualche aneddoto sul suo compagno di reparto Gigi Riva. Ecco le dichiarazioni di Sergio Gori in esclusiva per Cagliarinews24.

Che cosa pensa del momento del Cagliari di Fabio Liverani in questo campionato di Serie B?

«Mi meraviglia il fatto che il Cagliari abbia sofferto negli ultimi tre anni scendendo in Serie B e che non abbia affrontato un campionato nelle prime posizioni, essendo una squadra predestinata a tornare in Serie A. Il che mi fa pensare che la percezione di confusione che ho notato negli ultimi anni persista ancora senza una svolta decisiva».

Il Cagliari sta affrontando un periodo complicato, soprattutto l’attacco che segna poco. Che cosa ne pensa del momento degli attaccanti del Cagliari e, essendo stato un grande attaccante, che consigli e soluzioni darebbe al reparto offensivo?

«I nomi ci sono. Sia Lapadula che Pavoletti sono giocatori che hanno militato e giocato in Serie A. Sono stati dei nomi abbastanza famosi. Sta di fatto che non credo che il problema del Cagliari sia nei nomi e nel valore dei giocatori dell’attacco. È l’aspetto mentale della squadra che ha qualche problema. È un problema tecnico un problema di rapporti fra la squadra a livello di centrocampo e difesa piuttosto che degli attaccanti. Lapadula e Pavoletti sono giocatori con caratteristiche diverse l’uno dall’altro che però potrebbero benissimo integrarsi e quindi essere un attacco di prim’ordine per la Serie B ma fa fatica. Fatica nel suo complesso e questo mi fa pensare che non tutte le cose tecniche nell’affrontare una stagione siano state fatte bene. Almeno fino ad adesso. Non è da sottovalutare quello che succede in Serie B, ciò che accade in una prima parte poi può cambiare totalmente. Non è la prima volta che si vedono delle squadre che soffrono in determinati periodi dell’anno e poi dopo fanno un percorso positivo. C’è la sicurezza che non è una squadra che può dettare legge. Questo è il concetto: che può trovare difficoltà in qualsiasi campo dove va a giocare, anche in casa. Non è un’ammazza-campionato. Questo mi lascia un po’ perplesso. Una squadra che scende in Serie B dovrebbe affrontare il campionato successivo con un certo valore aggiunto nei confronti delle altre squadre. Certo, ci vogliono giocatori di categoria e questo comporta il fatto di avere un progetto tecnico di valore ma sono tre-quattro anni che il Cagliari soffre sia in Serie A che in questa prima parte di Serie B con dei progetti che non sempre si sono dimostrati validi. Queste sono le perplessiche ho io in questo momento».

Quali sono i giocatori del Cagliari che stanno maggiormente convincendo invece?

«Io non ho un’idea ben precisa sui giocatori del Cagliari perché sono giocatori che non ho sentito nominare. Il discorso è più tecnico che di un singolo perché non punterei il dito su un singolo giocatore o su un nome. L’attacco ha un sacco di bei volti. Lapadula e Pavoletti sono giocatori di categoria di Serie A. Se l’attacco ha dei nomi di giocatori validi, se non è supportato poi da un centrocampo che lo possa supportare da una difesa che regga all’urto avversario e via dicendo è chiaro che tutti i nomi vengono meno. Non si affronta un campionato con due nomi, già l’ha provato in Serie A con nomi come Caceres e Godin che erano nomi di primo ordine, di squadre superiori che poi si sono dimostrati giocatori non adatti alle necessità del Cagliari. La Serie B è un campionato dove è più importante un progetto tecnico generalizzato in tutti i ruoli che non un singolo nome che possa risolvere tutti i problemi di una squadra. l’attacco del Cagliari è forse il migliore che ci possa essere in Serie B. Pavoletti è bravo nel gioco aereo mentre Lapadula è un giocatore che ha sempre fatto i suoi gol e quindi può sicuramente essere importante. L’attacco come nomi e figurine è sicuramente di primo ordine, ma i risultati non supportano queste aspettative».

Il 7 novembre esce nelle sale dei cinema il film su Gigi Riva. Noi sappiamo che lei ha disputato tantissime partite al fianco di Riva, avete segnato tanti gol insieme: lei considera questo film una sorta di onore al merito per il calciatore e l’uomo che è ed è stato Gigi Riva? Può raccontarci un aneddoto su Riva?

«Il film credo che sia un onore al merito per l’uomo e un giocatore del suo calibro. Oltre ad essere uno dei più grandi giocatori d’attacco era un grande. L’aneddoto è che quando io ho giocato con lui, e sono stato molti anni al suo fianco, mi ha insegnato una cosa. Lui diceva sempre ” io non sono disposto a vendere la mia faccia per la pubblicità”. Considerando il fatto che il calcio oltre ad essere un veicolo di sentimenti e notorietà, questo non è facile trovare una persona che non abbia e non sia stata disponibile a vendere la sua immagine di calciatore a livello pubblico. Lui non solo ha rinunciato sempre a fare pubblicità, perché avrebbe potuto guadagnare molto, molto di più di quello che ha guadagnato. E questo lo ha fatto proprio in funzione di determinati principi che si è imposto nella vita come uomo, come compagno, come grande giocatore e lo ha mantenuto non avendo mai accettato il fattore pubblico ma avendo basato la sua vita su delle concezioni private particolari a cui si è sempre attenuto. In questo mondo non è facile rinunciare a enormi guadagni per dei principi importanti che poi si sono conclusi con la rinuncia ad andare in grandi squadre che l’avrebbero ricoperto d’oro. L’aspetto di Riva, oltre a essere uno dei giocatori più importanti nel mondo del calcio, secondo me è singolare. Singolare trovare una persona che abbia dei concetti importanti come lui nella vita. Credo che sia l’aspetto migliore del Riva calciatore perché ha abbinato la sua grandissima forza calcistica a dei principi che lo hanno accompagnato sempre in tutta la sua carriera».

Ultima domanda: qual è la partita e qual è il gol che ricorda con più piacere?

«È facile perché la partita col Bari ha sancito la vittoria dello Scudetto. In quella partita abbiamo segnato proprio io e Riva. È la partita che ricordo con più affetto perché poi c’è stata la festa del Cagliari come città e come regione. È stata un po’ la rivalsa della parte meno ricca del calcio nei confronti di società che erano molto più blasonate, con molte più possibilità. In questo senso vorrei ricordare, oltre Riva e i miei compagni, anche una persona come Arrica che ricopriva i ruoli che adesso sono ricoperti da sei o sette elementi. C’è il direttore sportivo, il direttore generale, quello di immagine, l’addetto stampa e chi più ne ha più ne metta. Allora tutti questi ruoli che il calcio si è inventato per mangiare la torta ricca che il calcio ti propone erano rappresentati da una sola persona che all’epoca era Arrica. È stato presidente, vicepresidente, direttore generale… tutti i ruoli del calcio».

Si ringrazia Sergio Gori per la cortesia e la disponibilità dimostrate nel corso di questa intervista

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