Giulini: «Radja rimpianto, stadio nel 2023/24»

© foto 04-08-2020 Cagliari, Teatro Doglio, Presentazione Di Francesco e Carta. Foto Gianluca Zuddas/CagliariNews24.com. Nella foto: Giulini

Il presidente del Cagliari Giulini, in un’intervista, ha analizzato la situazione attuale del Cagliari e del calcio spaziando su tanti argomenti

Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Tuttosport. Tra gli argomenti trattati la questione stadio, la scelta Di Francesco, l’ultima sessione di mercato, il momento di difficolta dettato dall’imperversare del Covid e la sinergia con l’Olbia.

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PROGETTO CAGLIARI – «Il Cagliari lavora per trovare una nuova identità con un nuovo allenatore. C’è entusiasmo, come sempre quando si riparte con un progetto nuovo. Si è anche ringiovanito la rosa. Ci auguriamo di vedere nel giro di poche giornate i frutti del lavoro. Ma ci vuole pazienza. Lo dico anche ai tifosi. Questo per noi dev’essere necessariamente un progetto di gioco a lungo termine».

STADIO NUOVO – «Il Covid ha rallentato il progetto, abbiamo preso qualche mese di ritardo. Ma poi siamo ripartiti con la progettazione non appena è finito il lockdown. Ci auguriamo di depositare in Comune il progetto esecutivo definitivo e il nuovo piano economico finanziario nel primo trimestre del prossimo anno. Non ce la facciamo più a inaugurare lo stadio già nell’estate del 2022, come si poteva sperare un tempo. Mi auguro fra 3 anni, l’obiettivo più realistico ora è questo: per poter utilizzarlo nella stagione 2023-2024».

FOTOGRAFIA COVID – «A oggi la foto dice che i partner commerciali purtroppo sono diminuiti. I ricavi della biglietteria si sono azzerati e il mercato si è svolto in tono minore, lo avete visto. E’ stato un mercato estremamente povero. Quindi la foto, oggi, è di tantissime società in grandissima difficoltà. Credo che lo Stato dovrebbe avere un’occhio di riguardo anche per l’industria calcio, come per gli altri settori. Il calcio non può essere considerato l’unico settore da non aiutare, quando invece genera un reddito fiscale enorme. Interessa a milioni di persone, non si può pensare che scompaia la metà dei club, non ci si può permettere di far fallire la metà del mondo del calcio. Ci auguriamo un intervento forte dello Stato, che può riguardare la parte fiscale, innanzi tutto. Un aiuto, un sostegno, agevolazioni. Cominciando dall’Irpef. L’appello allo Stato deve essere lanciato con forza dalla Federcalcio, dalla Lega di Serie A, da noi presidenti».

DI FRANCESCO – «La sua voglia di rivalsa dopo l’esperienza alla Samp mi ha molto colpito. Chi viene a Cagliari deve avere una grandissima fame, una grandissima voglia. Lui è un allenatore importante, ha fatto un percorso strepitoso a Sassuolo, ha disputato una semifinale di Champions a Roma. Per arrivare a un tecnico così importante, evidentemente, il Cagliari aveva bisogno che questo allenatore passasse attraverso un fallimento. E il fallimento che Di Francesco ha incontrato alla Samp lo ha fatto tornare con più voglia e fame. E lui ha anche fatto tesoro degli errori che può aver commesso a Genova. Tutto questo mix, più il fatto che mi sia piaciuto tantissimo come persona, mi ha portato a prenderlo. E sono contento di esserci riuscito».

CRAGNO E JOAO – «Ci sono state delle interlocuzioni tra i due ds (di Cagliari e Torino, ndr). Hanno discusso di Joao, è vero. Ma il Torino proponeva solo scambi e noi non eravamo interessati a scambiare il nostro attuale capitano con un giocatore del Torino. E’ stato un mercato globalmente molto povero, per cui non avremmo disdegnato una cessione importante. Una cessione che ci avesse aiutato dl punto di vista finanziario. Non uno scambio. Difatti non abbiamo ritenuto idonea la proposta del Torino. Per Cragno vale lo stesso discorso fatto per Joao. Sono affezionatissimo a entrambi e sono indiscutibilmente titolari assoluti. L’affetto che provo per loro mi fa dire che sarebbe bello arrivare a fare qualcosa di sportivamente importante assieme. Poi però, sotto altri punti di vista, se per uno dei due domani arrivasse un’offerta, è chiaro che non ci dispiacerebbe accontentare il giocatore nella sua crescita e incassare per il bene della società. Sarebbe giusto valutarla, insomma. Ma sperando, a quel punto, che l’altro diventi poi un giocatore bandiera del Cagliari».

NAINGGOLAN – «Dal punto di vista del tifoso ho un grandissimo rimpianto. Il Cagliari dell’anno scorso con Radja a un certo punto aveva dimostrato di essere una gran bella squadra, con lui in campo. Dal punto di vista societario, invece, dati i problemi economici del calcio, da presidente dico che alla fine sono contento che la trattativa non sia andata in porto, dati i costi. Ma da tifoso lo rimpiango e non poco, Radja. Dispiace che questa trattativa degli ultimi giorni, last minute, abbia fatto passare in secondo piano colui che ritengo uno degli acquisti più importanti della storia del Cagliari: Diego Godin. Godin è un grandissimo giocatore di qualità, con una chiara leadership e tanta esperienza e trionfi alle spalle. Spero che i tifosi lo percepiscano fino in fondo, tutto questo».

OBIETTIVO STAGIONALE – «L’obiettivo è fare meglio dell’anno scorso. Eravamo partiti estremamente bene, ma poi abbiamo finito molto male. Sarebbe stato meglio il contrario. Ora ci piacerebbe alzarci un gradino rispetto al passato. Fare meglio, per l’appunto. Sarebbe bello essere non lontani dalle posizioni che valgono l’Europa sino alle ultime giornate. Ma credo che in questo momento ci manchi ancora qualcosina per poter lottare per l’Europa. Però dobbiamo essere tra quelle squadre appena sotto, che magari verso la fine del campionato se la possono anche giocare. Di sicuro va invertito il trend del 2020. In questo anno solare siamo stati gli ultimi per numero di punti conquistati, a parte le tre squadre retrocesse. Dobbiamo esserne coscienti. Questo è il dato principale che nelle prossime giornate andrà sovvertito».

SINERGIA CON L’OLBIA – «Una bella cosa, progettata insieme col presidente Marino che è anche un amico di gioventù. L’idea era valorizzare il più possibile il territorio, scoprire e lavorare con i migliori giovani, senza obbligarli già a 13, 14 anni a trasferirsi a Cagliari, cercando di avere un secondo settore giovanile di eccellenza in Sardegna, dopo quello nostro. E, per quel che concerne la prima squadra, avere uno sbocco per quei giocatori non subito pronti per la Serie A. Abbiamo lavorato molto bene in questi anni, migliorando il vivaio. L’anno scorso la nostra Primavera era seconda alle spalle dell’Atalanta, prima del lockdown. Al giorno d’oggi avere una collaborazione con una squadra in B sarebbe più proficuo, rispetto a una squadra in Lega Pro. Ma siamo comunque molto contenti. Crediamo però che, affinché il progetto cresca ancora, l’Olbia debba cercare di disputare un campionato di alta classifica, con l’obiettivo di salire. Sarebbe meglio anche per noi. Loro adesso hanno una rosa importante. Hanno fatto investimenti con l’obiettivo di disputare un campionato di vertice, per cui…».