Gigi Riva: «Il Pallone d’Oro a Rivera? Mi sta ancora qua»

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Un Gigi Riva a tutto campo quello intervistato dal Corriere della Sera. Il Bomber ha parlato in vista della premiazione del Collare d’Oro che avverrà oggi allo stadio Sant’Elia prima di Cagliari-Juventus

È il giorno di Cagliari-Juventus, ma soprattutto è il giorno di Gigi Riva. Il Mito rossoblù sarà infatti premiato prima della partita in programma questa sera al Sant’Elia dal presidente del CONI Giovanni Malagò con il Collare d’Oro al merito sportivo: «È stato gentilissimo – ha dichiarato Rombo di Tuono nell’intervista concessa al Corriere della Sera – Ha deciso di venire fino a Cagliari perché io non ero potuto andare a Roma a ritirarlo. Penso davvero che sia un bravo dirigente». Nell’intervista c’è spazio anche per il passato e per le pagine di storia scritte con la maglia del Cagliari«Il gol più bello? Forse la rovesciata a Vicenza? Qualche volta me la vado a rivedere su Internet, assieme ad altri spezzoni di partite. Li guardo e poi cambio, metto musica: mi ricordano troppo il passato». Un passato fatto di gioie, ma anche di delusioni ed infortuni, come quello che gli procurò Norbert Hof durante un’Italia-Austria giocata il 31 ottobre del 1970: «No, non l’ho più incontrato. Ma se me lo trovassi davanti oggi non gli direi niente. Era una punizione al limite dell’area, potevo fare gol e lui cercò di impedirmelo entrando da dietro a forbice. Mi ruppe tibia e legamenti. Mi fa ancora male quando fa freddo. Se ci ripenso mi dispiace solo per il Cagliari: eravamo in testa, avevamo battuto l’Inter a San Siro 3-1». Un altro rimpianto è non aver mai vinto il Pallone d’Oro«Müller? No, me la presi per quell’altro (quello di Gianni Rivera nel 1969, ndr). Mi sta ancora qui. Stavamo facendo un bellissimo campionato, ero capocannoniere. Dopo avremmo vinto lo scudetto. L’allenatore più bravo? Scopigno. Mi piace Ranieri. È umile, riconosce gli errori. È stato qui al Cagliari, è un bravo ragazzo». Resta nella storia il rifiuto di Gigi Riva alla Juventus, anche quando l’accordo con le società era già pronto: «Ero disposto a smettere. Allora Arrica mi rispedì a casa. Poi però mi fece chiamare per il ritiro di San Marcello Pistoiese: lì ho capito che gli era passata».