Esposito: «Cagliari, calo difficile da capire. Su Joao Pedro e Pavoletti…»- ESCLUSIVA

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© foto Twitter Cagliari Calcio

Mauro Esposito torna a parlare del Cagliari. E non mancano i riferimenti ai suoi tempi in rossoblu: la nostra intervista esclusiva all’ex numero 7

Sei anni a Cagliari, 217 presenze e 66 gol complessivi. Quinto marcatore in gare di campionato (insieme a Muzzi) della storia del club sardo. Mauro Esposito si può descrivere in numeri – e sono significativi – o a parole. Che sono significative. Nel Cagliari di Zola, che tornava da quattro anni di Serie B, compose un tridente che ancora molti appassionati e nostalgici ricordano con trasporto. Abbiamo raggiunto in esclusiva Ciccio-gol, oggi vice di Zauri al Pescara Primavera, per parlare dei rossoblu di ieri e quelli di oggi. E senza nemmeno farlo apposta è lo stesso Esposito a lanciarci nel passato, almeno per qualche secondo. L’intervista inizia con qualche minuto di ritardo: «Scusa, ero al telefono. Mi ha chiamato Abeijon dall’Uruguay…». Ma il ritorno al presente è doveroso.

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Difficile non partire dall’attualità: come si vive lo stop forzato dei campionati?
«C’è tanta preoccupazione, all’inizio anche tanta paura. Abbiamo un po’ tutti sottovalutato questo virus: sembrava una semplice influenza, dopo abbiamo capito che la cosa era più grave. Lo stesso vale per il mondo del calcio, è stato giusto fermare il campionato, anzi: forse andava fatto una settimana prima. Giocare a porte chiuse in uno stato di emergenza come questo non è assolutamente calcio. E’ giusto che si sia fermato tutto, la vita e la salute sono i beni più preziosi».

Come hai visto il Cagliari di quest’anno?
«Ha fatto quasi tutto il girone d’andata forse oltre le attese. E’ vero che ha una buonissima squadra, però forse è andato oltre le proprie reali potenzialità. Ed è normale che quando poi stai per lungo tempo in alto in classifica, con ottime prestazioni, l’asticella delle aspettative si alzi. Il Cagliari non è riuscito a tenere quei ritmi, non so i motivi di un calo così netto. La cosa che più resta incomprensibile e preoccupante è l’assenza di mezze misure: prima la squadra è andata un po’ troppo oltre, ora l’andamento è eccessivamente negativo. Penso che sia una buonissima squadra, che meritava di stare in alto: magari non nei primi 4-5 posti ma senz’altro nella parte sinistra della classifica».

A questo proposito, pensi che il cambio di tecnico possa dare la giusta scossa?
«Se c’è stato l’esonero significa che la squadra non riusciva più a mettere in pratica i dettami di Maran. Quando c’è un cambio di allenatore una scossa c’è sempre, resta da vedere se Zenga riuscirà a dare la sua impronta alla squadra. Per ora non resta che attendere, visto che i campionati sono fermi. Ed anche dopo la ripresa sarà tutto da valutare: non sarà semplice nemmeno per i giocatori riprendere le attività».

In un Cagliari con alti e bassi la garanzia si chiama Joao Pedro.
«Il Cagliari quest’anno in lui ha trovato un giocatore che è riuscito ad esprimere tutte le sue qualità. Il fatto che abbia fatto 16 gol è importante per la squadra. Ma, tornando al discorso di poco fa, dall’altra parte il dato poco positivo è che in avanti segna quasi solo lui: per una squadra che ambisce a traguardi importanti è un handicap. E’ anche vero che nessuno si aspettava la perdita di un attaccante forte come Pavoletti e le difficoltà in fase realizzativa dipendono tanto da questo».

Restiamo su Pavoletti. Tu hai sfiorato il mondiale 2006, la stessa sorte sembrava destinata al centravanti rossoblu con Euro 2020. Dopo il rinvio di un anno, pensi possa ancora ambire ad una convocazione?
«Quando vieni dalla rottura di un crociato è sempre dura, ci sono passato anche io e non è vero che bastano 4-5 mesi per star bene. Dopo quel periodo torni ad allenarti, ma il pieno recupero richiede dagli 8 ai 9 mesi. Sicuramente torni più forte di prima perchè la voglia di calpestare i campi ed allenarsi è tanta, ma ci vuole tempo. A maggior ragione per Pavoletti, che ha avuto una ricaduta: non deve aver fretta di tornare in anticipo, deve recuperare con tranquillità e sono sicuro che rientrerà più forte di prima. E per gli europei ha tutto il tempo per tornare in forma e dimostrare ancora le sue qualità».

A proposito di Nazionale: a maggio l’Italia dovrebbe tornare (condizionale d’obbligo) a Cagliari. L’ultima volta era il 2005 ed in campo tra gli azzurri c’eri anche tu.
«Italia-Russia al Sant’Elia, la ricordo perfettamente. Per me fu un’emozione enorme: non solo vestivo la maglia della Nazionale ma ero nella città del club in cui ho passato la maggior parte della mia carriera: tutti a Cagliari mi adoravano. Per me quella è stata una giornata indimenticabile».

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