Cagliari, sei il primo nemico di te stesso

© foto Valentina Martini

Classifica e calendario spaventano il Cagliari in vista delle ultime tre giornate di Serie A. Ma ad allarmare sono le ultime uscite dei rossoblù, apparsi in confusione e senza mordente

Ed alla fine si è arrivati alla situazione tanto temuta. La classifica dice che se il campionato finisse oggi il Cagliari sarebbe salvo. Ma mancano tre giornate, il calendario spaventa e fa traballare le deboli certezze costruite su una classifica che vede i sardi con soli due punti di vantaggio sul terzultimo posto. Una distanza che non dà sicurezza proprio in virtù del finale di campionato che attende i sardi. I rossoblù dovranno affrontare Roma in casa, Fiorentina in trasferta e Atalanta alla Sardegna Arena. Tutte squadre ampiamente sopra i rossoblù ed ancora in corsa per i rispettivi obiettivi. Non solo il calendario, però: a preoccupare maggiormente è la mancanza di carattere che la squadra di Lopez ha mostrato nelle ultime settimane. Dal tappeto rosso steso a San Siro per la passerella dell’Inter al poker rimediato domenica contro la Sampdoria, passando per lo scialbo 0-0 casalingo contro il Bologna. Squadra senza mordente e quasi in debito psico-fisico, con la classifica che negli ultimi mesi è diventata uno scivolo che ha portato i sardi a due soli punti dalla zona rovente.

Nel frattempo, tolto un Hellas Verona che ormai si aggrappa soltanto all’aritmetica ed un Chievo in crisi, le altre corrono. Corre la SPAL, che ha abbattuto a domicilio proprio i clivensi e ripreso entusiasmo. Corre il Crotone (tre vittorie ed un pareggio nelle ultime cinque partite), che ora vede la luce. Squadre che sino a qualche settimana fa annaspavano nei bassifondi e che ora hanno ritrovato linfa per tentare di strappare un pass per la Serie A 2018/19. Il Cagliari, invece, sembra entrato in un tunnel. Una squadra quasi mai convincente nelle vittorie, ed apparsa – nel complesso – spesso inadeguata per la categoria. Una sensazione resa dalla fragilità più che dai valori individuali dei calciatori. Ed anche contro la Sampdoria quella rabbia che i sardi avrebbero dovuto mettere sul campo si è trasformata in un nervoso deleterio: a testimoniarlo le frequenti proteste nei confronti dell’arbitro e gli interventi che hanno portato alle squalifiche di Cigarini e Castan.

C’è confusione per una situazione che ad inizio torneo sembrava ben lontana dal verificarsi. Ma più che la classifica, più che il calendario proibitivo, fa paura il Cagliari odierno. Una squadra da tempo incapace di lottare, di giocare con lucidità e compattezza nonostante lo scenario all’orizzonte fosse da tempo noto. Emblematiche le parole di Lopez alla fine del match di Genova: «Non ci salveremo giocando come nel primo tempo. Noi vogliamo salvarci, dobbiamo cercare di sterzare e di avere la forza di farlo». A tre giornate dal termine quel «cercare di sterzare» stride con la situazione dei sardi. Stride il «cercare di avere la forza» di rialzare la testa. Un modo di pensare che presuppone la presenza di alibi quando invece è, da tempo, l’ora dell’imperativo. Parole che evidenziano come quella forza di lottare oggi non ci sia. Ed a questo punto sembra chiaro che, nonostante le aggravanti di classifica e calendario arduo, il vero problema del Cagliari sia il Cagliari.

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