Sotto il velo di Maran

© foto Valentina Martini

Il Cagliari riparte da Rolando Maran. Un matrimonio che, sotto il velo di un progetto percepito dai più come a breve termine, lascia trasparire qualcosa di più articolato ed ambizioso

Un taglio con il recente passato per ripartire con il giusto slancio, senza però perdere di vista il consolidamento di un equilibrio che in Serie A è fondamentale. Equilibrio mentale, ma anche e soprattutto in campo. Il tecnico che Carli disegnava di fronte ai giornalisti nella sala stampa della Sardegna Arena tre giorni dopo il raggiungimento della salvezza non corrisponde, a prima vista, alle sembianze di Rolando Maran (qui il video dell’arrivo in città del tecnico). Eppure la scelta del tecnico trentino da parte di Giulini e del ds Carli, uno che negli anni ha dimostrato di conoscere approfonditamente il calcio, appare nell’immediato come la più logica e potenzialmente più redditizia tra quelle disponibili.

Partiamo dal punto di vista mentale: Maran, dopo tre anni al Chievo, aveva forse bisogno di cambiare aria. Il Chievo è un mondo a sé, che il tecnico conosce molto bene. Ma negli ultimi anni qualcosa sembrava essersi inceppato. La vecchia guardia avanzava con l’età ed il ringiovanimento della rosa ha portato qualche difficoltà imprevista di troppo. Per quanto straordinaria sia (e sia stata) la gestione del club gialloblù, affermatosi in Serie A nel nuovo millennio e lustrato da due qualificazioni europee, il Chievo degli ultimi anni si è fossilizzato.

Maran, reduce dal brillante esordio in A alla guida del Catania (seguito da un secondo anno meno entusiasmante), in Veneto si è trovato in una situazione totalmente diversa. Al Chievo ha dovuto trasformarsi, gestire le risorse a disposizione per farle rendere al meglio. Ha dato organizzazione e disciplina ai suoi, rendendo i gialloblù una squadra ordinata e compatta. A Verona non è riuscito a replicare il gioco espresso a Catania. In realtà non ci ha provato: squadre ed ambienti erano troppo diversi tra loro. Ma l’esperienza triennale in terra veneta è stata tutt’altro che negativa. Maran ha mostrato il suo lato pragmatico e, fatto che pesa tanto nel giudizio di un tecnico, si è dimostrato capace di esaltare gli elementi a disposizione.

Dopo due stagioni sull’altalena, il Cagliari ha bisogno innanzitutto di stabilità. Quella che Maran ha dato al Chievo. Il cinquantaquattrenne ha conferito agli scaligeri un’identità che resta ben lontana dalla diffusa idea di squadra catenacciara, pur non avendo a disposizione elementi dalle spiccate doti tecniche. Il Maran di Verona, però, ha spesso dato l’impressione di essere un vorrei ma non posso. L’aspetto intrigante dell’incrocio di destini tra il tecnico trentino ed il Cagliari è proprio questo. Al Maran di Verona potrebbe affiancarsi, con una rosa oggettivamente più tecnica come quella dei sardi, quello di Catania. Ordine, pressing, corsa. Questo il pacchetto base che Maran si porta dietro dal Veneto. Esattamente ciò che i tifosi sardi hanno più apprezzato del Cagliari di Lopez nelle ultime tre giornate di campionato. Una base certa, su cui costruire qualcosa di più ambizioso anche con il trasporto di un pubblico affamato di gioco propositivo.

La platea rossoblù ricorda con piacere il biennio Allegri, quando il Cagliari esibiva un calcio organizzato e divertente. Era una squadra che, al netto delle idealizzazioni – sempre più nella norma con il passare degli anni – giocava in modo semplice ma sorprendentemente armonioso. Tutto – o meglio, molto – funzionava. E’ esattamente la peculiarità di Maran, allenatore che non ha mai nascosto l’apprezzamento per un calcio propositivo ma che nell’ultima esperienza ha preferito puntare su corsa e solidità in una squadra tradizionalmente non brillante per tecnica. Ed anche a Verona è riuscito ad applicare il suo calcio semplice ma efficace e far funzionare le componenti a disposizione. Missione compiuta, al netto delle difficoltà incontrate nel finale del passato campionato.

Per il club isolano e per l’allenatore classe ’63 è l’occasione di operare un taglio netto rispetto al recente passato, senza però cancellare le preziosissime esperienze degli ultimi anni. Il Cagliari vuole ripartire da un tecnico che potenzialmente sa proporre un’idea di calcio che trascini la gente, quel gioco semplice ma armonioso che nel capoluogo sardo manca da anni. E per farlo ha scelto una guida che ha dimostrato di saper reggere il confronto anche quando le cose non vanno per il verso giusto e che sa come si affrontano i periodi neri. Insomma: il club sardo, scottato dalle ultime esperienze, sceglie il Maran di Verona. Consapevole che, se messo nelle giuste condizioni, possa riprendere il discorso interrotto tempo fa ai piedi dell’Etna.

I matrimoni si fanno in due, ed uno dei motivi per cui si è raggiunto l’accordo tra il Cagliari e Maran è che dall’altra parte c’è un tecnico voglioso di rimettersi in gioco ed uscire dalla comfort zone che vige al Chievo. La salvezza ed i risultati prima di tutto, anche del gioco. Perchè nel capoluogo sardo – come visto nelle ultime due stagioni – la sola salvezza, senza un’identità di gioco, sembra non bastare più. Il Cagliari riparte da Maran, Maran riparte dal Cagliari. Un matrimonio che, sotto il velo di un progetto percepito dai più come a breve termine, lascia trasparire qualcosa di più articolato ed ambizioso.

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