
Cagliari, dai 13 punti nelle prime sei giornate al crollo contro Monza, Bologna, Roma e Lazio: la squadra di Pisacane ha perso la solidità che aveva caratterizzato l’avvio di stagione. Nzola è tornato a segnare, ma i problemi sembrano andare oltre l’attacco
Fino a poche settimane fa, il Cagliari sembrava aver trovato una formula capace di sorprendere tutti. Tredici punti nelle prime sei giornate, un rendimento mai raggiunto prima nella storia rossoblù a questo punto del campionato, nemmeno nella stagione dello scudetto 1969/70. Poi qualcosa è cambiato. Sono arrivate quattro sconfitte consecutive, con 12 gol subiti e appena 3 realizzati. Numeri che raccontano una trasformazione difficile da spiegare soltanto con il valore degli avversari. Perché se perdere contro Roma e Lazio può rientrare nelle difficoltà di un calendario impegnativo, il modo in cui sono maturate le sconfitte precedenti lascia qualche interrogativo in più.
Cagliari, dal primato storico alle quattro sconfitte: il cambiamento è stato improvviso
Il primo segnale preoccupante è arrivato nella trasferta contro il Monza, terminata con un pesantissimo 4-0. Una sconfitta netta, seguita dallo 0-2 casalingo contro il Bologna. Due partite molto diverse, ma accomunate da un particolare: il Cagliari non è riuscito a segnare nemmeno una rete. A quel punto, oltre ai problemi difensivi, erano emerse anche le difficoltà di un attacco che faticava a trovare soluzioni.
Il calendario ha poi proposto due trasferte consecutive all’Olimpico, contro avversarie di alto livello. Prima il 4-2 contro la Roma, poi il 2-1 contro la Lazio.
In queste ultime due gare la squadra di Fabio Pisacane ha almeno ritrovato la via del gol, mostrando una maggiore capacità di rendersi pericolosa. Il risultato, però, non è cambiato. Quattro partite, quattro sconfitte. E soprattutto una sensazione nuova rispetto alle prime giornate: quella di una squadra che, anche quando riesce a costruire qualcosa di buono, fatica enormemente a proteggere il risultato.
Cagliari, 12 gol subiti in quattro partite: la difesa è il problema più evidente
Il dato più allarmante riguarda inevitabilmente la fase difensiva. Dodici reti incassate in quattro incontri, con una media di tre gol subiti a partita, rappresentano un problema che va oltre la singola disattenzione. Non sarebbe corretto, però, attribuire tutte le responsabilità ai difensori.
Quando una squadra concede così tanto, bisogna interrogarsi anche sulla protezione offerta dal centrocampo, sulle distanze tra i reparti e sulla capacità di reagire alla perdita del pallone. È possibile che il Cagliari stia pagando proprio una minore compattezza collettiva. Una squadra che nelle prime giornate riusciva a restare corta e organizzata può diventare molto più vulnerabile quando aumentano gli spazi tra i giocatori.
Senza un’analisi dettagliata delle singole azioni, non si può individuare una causa unica. Ma il numero di reti incassate suggerisce che Pisacane debba intervenire sull’equilibrio complessivo, prima ancora che sui singoli interpreti.
Cagliari, Nzola torna decisivo sotto porta: l’attacco mostra segnali di ripresa
Se la difesa continua a preoccupare, davanti è arrivato almeno un segnale incoraggiante. Dopo le partite senza reti contro Monza e Bologna, il Cagliari ha segnato due gol alla Roma e uno alla Lazio. In entrambe le trasferte è andato a segno M’Bala Nzola, che ha così trovato la rete per due partite consecutive.
Un dettaglio importante, considerando quanto si fosse discusso nelle settimane precedenti della necessità di rinforzare l’attacco durante il mercato di gennaio. Il ritorno al gol del centravanti può offrire nuove certezze a una squadra che aveva perso incisività negli ultimi metri.
Contro avversarie come Roma e Lazio, inoltre, i rossoblù hanno dimostrato di poter costruire occasioni. Lo stesso Gennaro Gattuso, dopo la partita dell’Olimpico, ha ricordato le numerose opportunità create dal Cagliari contro i giallorossi. Questo rende ancora più evidente il contrasto tra le due fasi di gioco: la squadra è tornata a segnare, ma continua a concedere troppo.
Cagliari, quanto pesa la componente mentale dopo le prime sconfitte?
C’è poi un elemento meno misurabile, ma che potrebbe aver inciso sul rendimento: la fiducia. Dopo una partenza da 13 punti in sei giornate, il Cagliari aveva accumulato entusiasmo e sicurezza. La pesante sconfitta contro il Monza potrebbe aver incrinato alcune certezze, mentre il successivo ko casalingo con il Bologna ha aumentato la pressione.
Le trasferte contro Roma e Lazio sono arrivate proprio in questo contesto, senza concedere alla squadra un appuntamento sulla carta più abbordabile per provare a ripartire. Pisacane, nelle sue dichiarazioni recenti, ha insistito sulla necessità di ritrovare energia, lucidità ed equilibrio, evitando di trasferire sui giovani tutta la frustrazione per i risultati.
Un ragionamento che ha una sua logica. La rosa rossoblù è stata profondamente rinnovata e comprende diversi calciatori ancora impegnati nel proprio percorso di crescita. Ma la giovane età non spiega automaticamente dodici gol subiti. Può semmai rendere più complicato reagire quando le partite iniziano a prendere una direzione sfavorevole.
Cagliari, contro il Frosinone servirà una risposta: ritrovare la solidità senza perdere coraggio
La prossima sfida contro il Frosinone rappresenterà un test particolarmente interessante. I ciociari stanno sorprendendo in campionato e possono contare su Antonio Raimondo, già autore di otto gol. Non sarà quindi una partita nella quale il Cagliari potrà permettersi altre distrazioni difensive.
Il compito di Pisacane sarà trovare un equilibrio tra due esigenze: mantenere la capacità di creare occasioni, riemersa nelle ultime trasferte, e ridurre drasticamente quelle concesse agli avversari. Rinunciare completamente all’iniziativa per paura di subire gol rischierebbe di togliere alla squadra una delle qualità mostrate a inizio stagione. Continuare a giocare senza correggere le fragilità difensive, invece, potrebbe produrre altre partite nelle quali segnare non basta.
Il Cagliari non è diventato improvvisamente una squadra senza qualità, così come i 13 punti iniziali non garantivano che tutto avrebbe funzionato per l’intero campionato.
La differenza tra le prime sei giornate e le ultime quattro è troppo marcata per essere ignorata. Nzola ha iniziato a dare risposte davanti; adesso devono arrivarne anche dalla fase difensiva. Perché il vero problema del Cagliari, in questo momento, non sembra essere soltanto quanto riesce a segnare, ma quanto fatica a impedire agli avversari di farlo.