
Giuseppe Boi, giornalista de “Il Tirreno”, ha analizzato la sconfitta maturata dal Cagliari allo stadio Olimpico contro la Roma nell’ultimo turno di campionato
La trasferta dello stadio Olimpico si trasforma in un vero e proprio calvario per la formazione sarda nel turno infrasettimanale della nona giornata di Serie A. Il Cagliari esce dal campo sconfitto con un pesante 4-2 contro la Roma, confermando le enormi difficoltà difensive palesate nelle ultime uscite. Una prestazione a testa alta ma macchiata da gravi disattenzioni individuali e di reparto, che aprono ufficialmente un nuovo momento di crisi per la squadra. Sulla disfatta capitolina e sulle scelte tattiche operate dal tecnico si è espresso senza filtri il giornalista Giuseppe Boi su Instagram.
Cagliari e il rebus tattico: l’analisi critica di Boi
La scelta di abbandonare le certezze del passato per affidarsi a un assetto prudente non ha pagato i dividendi sperati. L’impatto con la corazzata giallorossa ha evidenziato una fragilità preoccupante, portando il passivo complessivo a dieci reti subite nel giro di sole tre partite. L’analisi lucida e dettagliata del collega Giuseppe Boi mette nero su bianco gli errori commessi e racchiude il senso della trasferta romana attraverso queste parole:
«DI NUOVO? Pisacane va a Roma. Sceglie di visitarla con il pullman. Vede cose belle, ma alla fine sbaglia l’ultima fermata e perde la coincidenza con l’aereo con cui avrebbe voluto portare a Cagliari un pareggio. Roma-Cagliari è tutta qui: una sconfitta a testa alta, ma pur sempre una sconfitta, per giunta pesante nel risultato. Certo la Roma è una grande squadra. Rispetto alle altre big affrontate dai rossoblù, dà la sensazione di essere più organizzata dell’Inter, mentre il paragone con la Juve è imbarazzante.
Ma se tu esci dall’Olimpico con 4 gol al passivo – 10 nelle ultime 3 gare – per giunta schierando la difesa a 5, il bicchiere non può che essere mezzo vuoto nonostante buone ripartenze e due gol fatti. Soprattutto se sul 1° gol il 5° di destra Sugawara fa crossare facile Molina e il 5° di sinistra Obert non marca Lulli che segna di testa; se, al contrario, sul 3° gol il giapponese lascia libero Mora, “piccoletto” che segna di testa, e lo slovacco permette a Ghilardi il traversone; se ancora Sugawara si perde Pisilli nel 2-1 mentre gli altri 4 difensori concedono il passaggio dal fondo ancora a Lulli; se, dopo una palla persa da Adopo, con Ze Pedro fuori posizione (e ruolo) i due centrali Mina e Rodriguez, più Liteta, non riescono a fermare Malen, Mora e ancora l’olandese che segna il 4-2».
Cagliari tra moduli cambiati e smarrimento d’identità
La metamorfosi tattica adottata dalla panchina ha sollevato pesanti interrogativi sulla gestione del gruppo e sulla perdita di quell’identità solida che aveva caratterizzato l’avvio di stagione. Nelle valutazioni del giornalista de Il Tirreno, le decisioni correnti rischiano di disperdere il lavoro precedente, allontanando la squadra da quel rendimento equilibrato che garantiva certezze:
«La difesa a 5 dell’Olimpico, più che una scelta ponderata, è sembrata una disperata ricerca di una comfort zone da parte di Pisacane. Allenatore che sembra essersi dimenticato quanto di buono costruito da Ponte di Legno in poi. Quella difesa a 4 impenetrabile, più un centrocampo sempre a 4, sebbene fluido, e capace di fare filtro e creare azioni manovrate a favore della sottopunta e del centravanti. Una squadra scomparsa insieme a Fazzini, insieme a scelte azzardate come Massolin, insieme alle 2 punte e all’assetto tattico cambiato di Monza».
Cagliari e le note liete: segnali di ripresa in mezzo alla tempesta
Nonostante il passivo pesante e i rimpianti per una gara che poteva prendere una piega diversa, la trasferta romana ha restituito anche indicazioni confortanti sui singoli, utili per rimettere in sesto la barca in vista dei prossimi impegni di campionato. Come evidenziato nell’analisi di Boi, la squadra conserva individualità di spessore capaci di accendere la luce nei momenti di difficoltà:
«Certo all’Olimpico si è vista la quinta perla di Maldini, spiragli di ritorno al calcio da Fadera e Nzola, un Romano autorevole e un Mendy sempre in crescita, più la gioia Trepy. Ma il Cagliari, come l’anno scorso dopo un buon inizio, è di nuovo nella tempesta».