Borriello: «A Cagliari sto da re, credo nella Nazionale»

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Marco Borriello e Cagliari, un rapporto cresciuto in fretta a partire da un poker all’esordio in rossoblù. Alla vigilia della sfida con la Juventus l’attaccante rossoblù si racconta in una lunga intervista

Non molla il sogno azzurro Marco Borriello, 35 anni a giugno ma un fisico integro e 14 reti finora in questa stagione. In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport il numero 22 del Cagliari ha ribadito il suo obiettivo di convincere il ct a farlo tornare nel giro: «Ci credo, sì: non l’ho detto così per dire, anche se so che mi toccherà segnare come un matto. Sono realista, Ventura punta sui giovani, ma ho il dovere di crederci: sarebbe un premio anche per i tifosi del Cagliari che me lo chiedono. E poi ce l’ha appena insegnato Federer: se sei motivato e stai bene fisicamente, gli anni che hai sono un numero. La Nazionale non sarebbe un punto d’arrivo: ho fatto un Europeo e un Mondiale, e per quel no di Lippi non mangiai per una settimana e se sentivo Waka Waka mi tappavo le orecchie. Sarebbe emozione pura, come cercare il primo gol azzurro: e stavolta me la godrei con un’altra maturità». Domani sera Borriello avrà occasione di incontrare sul prato del Sant’Elia il Mito assoluto del calcio rossoblù e azzurro. Oggi è l’attaccante campano a portare sulle spalle il peso dell’attacco rossoblù, un compito che ha imparato ad apprezzare al di là dei paragoni impossibili: «Il primo a dirmelo fu Boninsegna, nelle nazionali giovanili: “Sai che assomigli a Gigi Riva?” Per un sacco non ci ho pensato, per me Riva era un mito in bianco e nero, il nome che vidi in cima al tabellone dei marcatori azzurri il giorno che entrai a Coverciano: 35 gol. Poi arrivo a Cagliari, nel suo regno, e la gente cosa mi dice: “Assomigli a Riva”. Non subito: gli scettici ci sono sempre, ma credo di aver conquistato anche loro. Ora al Cagliari sto da re, anche perché avverto una bellissima energia intorno: ho un contratto fino al 2018 se ci salviamo, non mi sento certo a fine carriera e se è per me non mi muovo. Sempre che vada bene anche al presidente Giulini».