Lulù Oliveira, ovvero come diventare sardi

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Nella settimana che precede Cagliari-Fiorentina compie gli anni Luìs Airton Oliveira Barroso, un doppio ex che ha lasciato splendidi ricordi su entrambe le piazze ma che ne ha scelta una, quella rossoblù, come casa.
Arrivato in Sardegna nel 92, primo acquisto importante della nuova presidenza Cellino, il belga-brasiliano si portava appresso un’aneddotica controversa (si diceva che all’Anderlecht facesse anche il magazziniere, e che il Cagliari l’avesse comprato solo sulla base di qualche VHS) e doveva raccogliere l’eredità allora pesantissima di Daniel Fonseca.
In poco tempo Lulù conquistò il cuore dei tifosi ed il favore dei tabellini grazie alla duttilità tattica (fu perfetto partner d’attacco di giocatori diversissimi, da Francescoli a Dely Valdes), ma soprattutto in virtù di una dote innata: quella di infilare sistematicamente il pallone in rete.

A Cagliari è stato protagonista di imprese storiche come la cavalcata in Coppa Uefa del 93/94, e anche dopo la parentesi viola il richiamo dei colori rossoblù lo ha riportato sull’isola non solo per giocare a calcio: qui ha creato una famiglia, messo le radici e conquistato un ideale patentino di sardità.

Tanto per far capire il legame fra l’uomo e la squadra, basti pensare alla manifestazione popolare del 6 marzo scorso. Lulù c’era, anche se lontano dai riflettori: passeggiava in coda al corteo, schivo ma presente.

Gli auguri di oggi si accompagnano fra l’altro ai complimenti per le recenti soddisfazioni in veste di allenatore del Muravera. La Lega Nazionale Dilettanti lo ha infatti premiato come miglior allenatore d’Italia, e chissà che non sia il preludio di un futuro, nuovo ritorno a casa Cagliari.

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