Zola: «Napoli avvantaggiato, ma il Cagliari è tosto e organizzato»

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Gianfranco Zola aspetta Napoli-Cagliari da spettatore diviso fra i suoi trascorsi in entrambe le squadre: i ricordi e le previsioni di Magic Box

La carriera di Gianfranco Zola ha preso l’abbrivio importante all’ombra del Vesuvio per poi proseguire a Parma e diventare stellare al Chelsea, prima del ritorno in Sardegna dove ha chiuso in modo splendido la sua avventura da calciatore. In attesa di Napoli-Cagliari dunque Magic Box ripercorre le tappe della sua storia e anticipa i temi della sfida ai microfoni del canale Youtube della Lega Calcio

Quella di domenica sera al San Paolo non sarà una partita facile per nessuno secondo il parere dell’ex fantasista di Oliena: «Il Napoli è avvantaggiato e gioca in casa, avrà predominanza nel gioco ma il Cagliari è tosto e ben organizzato, non si batte facilmente. Il Cagliari quest’anno è una squadra che ha delle potenzialità, Maran sta cercando di dargli un’impostazione tattica e credo che a breve sarà sempre in zona qualificazione europea. Pavoletti sta facendo davvero molto bene e segna tanti gol, gli altri giocatori importanti sono Barella e Joao Pedro. Barella esordì con me, in Coppa Italia contro il Parma: mostrò da subito personalità, sicurezza e grandi mezzi».

La mente va anche al passato, quando Zola era un giovane che studiava i segreti del migliore al mondo: «Napoli è il posto in cui ho imparato di più. Avevo un ottimo rapporto con Maradona, è stato molto bravo a spendere del tempo con me anche dopo gli allenamenti per palleggiare e tirare. Per un ragazzo come me, che aveva voglia di imparare, fu una cosa davvero importante. Quando arrivò il momento del suo addio si fecero tanti nomi per la successione, ma lui disse che non c’era bisogno di cercare altrove perché lì a Napoli c’era un ragazzo che stava crescendo bene. Quell’investitura da parte di Diego fu fondamentale anche per darmi maggiore fiducia nelle mie stesse capacità».

Il saluto finale di Magic Box al calcio giocato è però avvenuto quando il numero 10 portava i colori della sua terra: «Il Cagliari all’inizio della mia carriera mi scartò a causa del fisico non imponente. In effetti allora ero ancora più piccolino e fragile, ma ne feci un vantaggio sviluppando altre qualità. Oggi fare parte della Hall of Fame del Cagliari è per me un orgoglio. Chiudere la carriera a Cagliari era una cosa a cui avevo sempre pensato, poi ho avuto la fortuna o bravura di farlo nel modo migliore. La doppietta in casa della Juventus nella mia ultima partita è stata la chiusura perfetta».