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Suazo: «Da buon cagliaritano, ho Cagliari nel cuore»

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Uno dei più grandi giocatori degli ultimi tempi del Cagliari Calcio, David Suazo, si racconta in un’intervista radio. Ecco le sue dichiarazioni

È esploso nel Cagliari, dove ha avuto una crescita esponenziale negli anni, diventando uno dei cannonieri principi della Serie A e venendo corteggiato da diverse big. David Suazo arriva in Sardegna nel 1999, conquistando il titolo di primo honduregno della storia del massimo campionato italiano. Debutta con la maglia isolana il 26 settembre 1999 nel pareggio contro il Venezia. La pantera nera veste con continuità la maglia rossoblù dal 1999 al 2007, collezionando 254 presenze e 102 reti tra A e B. Si lega profondamente alla terra sarda e, una volta terminata la carriera da giocatore, intraprende quella di allenatore prima con le giovanili e poi come collaboratore tecnico della prima squadra. El Rey è stato intercettato questo pomeriggio dai microfoni di Il Cagliari in Diretta, trasmissione radiofonica di Radiolina, dove si è raccontato, facendo un tuffo nel passato. Ecco le sue parole.

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I MIGLIORI GOL DI SUAZO – «I due gol contro la Salernitana quando siamo tornati nuovamente in Serie A, credo siano stati i miei gol più belli. Dopo quattro anni di Serie B, tornare in A è stato come vincere lo scudetto. Anche il mio primo gol però è stato speciale, contro il Terni. Ero giovanissimo, è stato pazzesco. Siamo retrocessi l’anno, ma io ero comunque contento per aver segnato».

SUL RITORNO AL GOL DI PAVO – «Sono contento per il gol di Pavoletti. Dopo il suo calvario, se lo merita. Ha fatto un gran gol, con un gesto tecnico pazzesco e non con il solito colpo di testa che ci potevamo aspettare da lui. È stata una gioia vederlo di nuovo segnare».

L’EVOLUZIONE DEL CALCIO – «Vivo qui in Italia da oltre 20 anni. Ho visto cambiare il mondo del calcio e la mentalità che soprattutto i giovani hanno. Ora spesso sembra che debba pregarli per entrare in campo, prima invece era la cosa che più si voleva. Io sono cresciuto qua, ho visto passare diverse generazioni e ho visto come il calcio si è evoluto».

IL MISTER MODELLO – «L’allenatore che mi ha dato fiducia per fare qualsiasi cosa è stato Nedo Sonetti. Gli anni migliori li ho vissuti con lui. Un mister che mi piace tanto ora è mister De Zerbi. Mi piace perché, nonostante l’età, sta facendo valere le sue idee e il suo modo di giocare e i risultati del suo Sassuolo ne sono la conferma. Mi piacerebbe diventare un mister come lui, perché so che non è facile ma il lavoro paga».

L’IDEA DI SUAZO SU DI FRANCESCO – «Anche Di Francesco ha delle idee fantastiche, un po’ come De Zerbi. È un allenatore al quale piace proporre e a me questa caratteristica piace. È riuscito a capire che passando da un 4-3-3 a un 4-2-3-1 questo Cagliari può ottenere grandi risultati e questo dimostra quanto lui capisca di calcio e le qualità che ha. Mi dispiace non poterlo andare a vedere e studiare da vicino negli allenamenti, ma appena si potrà sarò il primo a mettermi in fila».

UN COMMENTO SU JOAO PEDRO – «Sono contento per Joao Pedro. È sempre stato un professionista con tanta voglia di allenarsi e fare bene. Nel periodo dove l’ho potuto allenare, si vedeva che aveva tanta qualità per fare gol. Adesso ha trovato anche un ruolo che gli permette di esprimersi al massimo. Quando uno è bomber e vede la porta, bisogna fargli un applauso. Sta riuscendo a trascinare tutto un Cagliari anche grazie alla sua nuova posizione trovata dal mister. Ricordo che quando calciava il pallone, si sentiva come una musica, un vero professionista».

LA SICUREZZA NEL FAR GOL – «La sicurezza di poter far sempre gol, l’ho acquisita nell’anno 2003/2004, quando siamo saliti in Serie A. Venivo da un campionato straordinario in Serie B, dove ho realizzato 19 gol e da lì è arrivata una fiducia in me, dove ho capito che non mi poteva fermare più nessuno. Anche dopo l’infortunio, ero sicuro che sarei tornato come prima, se non più forte. A livello di gol stagionali, credo di essere ancora io il detentore del record con 22 reti».

SUAZO SUI GIOVANI – «Fa piacere veder crescere i ragazzi che ho allenato. La società fa sempre un lavoro importante con il settore giovanile e sui giovani. Anche vedere come la prima squadra sia la terza più giovane per media d’età fa capire come all’interno della dirigenza ci siano persone competenti, che vogliono creare un progetto importante. Vedere ragazzi come Carboni che stanno giocando ritagliandosi uno spazio tra i grandi, è una cosa bella. Tanti sono andati ad Olbia e spero che si rendano conto come quello possa essere un percorso importante per la loro crescita. Pinna, Luvumbo… Son tutti ragazzi ai quali va lasciato spazio, spetterà al mister capire come e quando farli giocare. Come avete visto Caligara sta trovando spazio e lo stesso Carboni è riuscito a giocare, superando i veterani. Credo bisogna avere solo pazienza e lavorare tanto. Luvumbo è un ragazzo che viene da un paese lontano e integrarsi non è facile. Credo però che la squadra lo possa aiutare ad entrare bene in sintonia e quando sarà pronto, troverà il suo spazio».

UN FUTURO AL CAGLIARI? – «Se il Cagliari volesse richiamarmi, io mi metterò subito a disposizione. Da buon cagliaritano, ho Cagliari nel cuore. Ora sto studiando per crescere anche come allenatore».

LA VISIONE SUL CAGLIARI ODIERNO – «Il Cagliari di quest’anno ha una buona base da quello dell’anno scorso. In più si è aggiunto un gran mister. Rog, Nandez, Cragno e Joao Pedro sono le grandi certezze di questa squadra. Le sorprese sono Zappa, Godin, Sottil e la continuità di Simeone che sta continuando a far gol. Bisogna fare un applauso alla società per il bel progetto. Rispetto al Cagliari dello scorso anno ci sono solo due punti in classifica».

SUAZO SU NANDEZ – «Nandez è un vero top player. Ha grinta, qualità e la sua garra charrua non smentisce le aspettative. Lui trascina i compagni e ciò vuol dire che è un giocatore che sta facendo molto bene a Cagliari. Un giocatore della mia epoca che gli assomiglia forse non c’è. Diciamo che però per la voglia che ci metteva in campo, gli si può accostare Abeijon».

L’EFFETTO DEL COVID SUL CALCIO – «Speriamo tutti di poter tornare ad abbracciarci e salutarci con normalità. Speriamo anche di poter tornare allo stadio perché giocare con i tifosi è decisamente un altro calcio. Forse non avere tifosi però aiuta ad avere più tranquillità in campo, ma il calore della gente manca. Anche l’effetto visto in tv è davvero strano».

NAINGGOLAN E CERRI – «Nainggolan è un giocatore che mancherà sempre al Cagliari. È un giocatore che fa fare un salto di qualità impressionante e uno come lui serve sempre. Cerri deve ancora crescere, non ha avuto troppa continuità di gol e gioco ed è difficile esprimersi al meglio senza queste cose».

L’AVVERSARIO DI DOMENICA – «Juric è come De Zerbi. È molto simile a Gasperini, che è stato suo maestro, e contro il suo Verona sarà tosta. Schiererà tutta la squadra titolare, al contrario della Coppa Italia, e il Cagliari potrebbe avere difficoltà».

TANTE ASSENZE PER DI FRANCESCO – «È molto difficile preparare la partita senza i tuoi giocatori principali. Sappiamo tutti che è un campionato anomale e purtroppo va messo in conto di potersi ritrovare in questa situazione. Bisogna avere sempre un piano B di riserva».

IL RAPPORTO DI SUAZO CON LE CRITICHE – «Leggere le critiche all’inizio facevano male, poi impari a capirle e servono per crescere. I fischi invece fanno sempre male, sono fastidiosi. Giocare in questo momento, infatti, per i giovani forse è un toccasana perché non ti fai condizionare dai tifosi, ma senti solo i compagni che ti rincuorano».

IL PESO DELLA FASCIA DA CAPITANO – «La fascia da capitano metteva in soggezione, ma allo stesso tempo dava una bella carica».

IL RICORDO DI MARADONA – «Maradona è stato un bene per il calcio. Per quel poco che l’ho conosciuto, posso dire che era veramente simpatico. Era bello fare due chiacchiere con lui, era di una semplicità fenomenale».

GIOCARE CON ZOLA – «Ho avuto la fortuna di giocare con Zola e quando giochi con calciatori così, tutto sembra più facile. Per noi giovani era un privilegio imparare da lui».

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