Promozione, salvezza ed esonero: Rastelli, l’uomo mai del tutto amato dai tifosi del Cagliari

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Massimo Rastelli non è più l’allenatore del Cagliari. La società l’ha ufficialmente esonerato. Una promozione e una salvezza, però, non sono bastate per farlo entrare nel cuore dei tifosi

La fine di un’era, la fine di un ciclo. Il Cagliari riparte per la prima volta negli ultimi tre anni senza Massimo Rastelli. Inevitabile la scelta della società dopo quattro sconfitte consecutive, di cui tre rimediate alla Sardegna Arena. I risultati di inizio campionato parlano da soli: sei sconfitte su otto gare, tre su quattro in casa e tutte contro dirette concorrenti per la salvezza. La decisione della società pare ineccepibile, anche se bisogna ricordare che se il Cagliari è dove è oggi, lo deve anche a Massimo Rastelli, nel bene e nel male.

PROMOZIONE – Tommaso Giulini aveva scelto lui per riportare il Cagliari in Serie A dopo la prima disastrosa stagione da presidente. La prima vera grande occasione nella carriera di Rastelli, che fino a quel momento aveva fatto più che bene alla guida dell’Avellino. In Serie B le cose iniziano bene, ma al tecnico viene sempre rimproverata l’assenza di un gioco spettacolare da vedere e da ammirare. Spesso le partite sono decise dalle giocate individuali dei rossoblù fuori categoria, come Joao Pedro o Farias. Ciò che conta, però, alla fine sono i risultati e, nonostante qualche momento di appannamento, il Cagliari non mette mai a rischio la promozione diretta, conquistando la matematica a Bari il 6 maggio 2016. Inoltre, nell’ultima giornata a Vercelli, Rastelli si toglie anche la soddisfazione di far vincere al Cagliari il primo campionato di Serie B della sua storia.

IN SERIE A – La promozione, l’immediato ritorno in Serie A, la vittoria del campionato. No, non è vero che nel calcio bastano i risultati. Per far innamorare i tifosi ci vuole altro. In molti vorrebbero che Massimo Rastelli non fosse confermato sulla panchina del Cagliari. Anche nella società rossoblù qualcuno la pensa così. Il direttore sportivo Stefano Capozucca prova a portare in Sardegna Gian Piero Gasperini. Alla fine però si opta per la conferma di Rastelli, mentre Gasperini porterà in Europa l’Atalanta. Se uno guardasse solo la classifica finale della Serie A 2016/17, penserebbe che il tecnico abbia fatto nuovamente un lavoro perfetto. La salvezza è stata raggiunta senza nessun problema. Anzi, ha fatto anche meglio, portando i rossoblù da neopromossi all’undicesimo posto con 47 punti. Ciò che fa storcere il naso, però, sono i 76 gol subiti (terza peggior difesa del campionato dopo Palermo e Pescara) e le tante goleade incassate. Dal 4-0 allo Juventus Stadium fino al 6-2 sul campo del Sassuolo. Troppo spesso il Cagliari è tornato a casa con le ossa rotte. Questo e il solito problema – mai risolto – del gioco poco spettacolare, nonostante i numeri dicono che con lui la squadra se la gioca sempre. O vince (14 volte) o perde (19). Appena 5 i pareggi.

TERZO E ULTIMO ATTO – Le prime due stagioni non hanno convinto del tutto i tifosi, mai così divisi sulla questione allenatore. Da una parte c’è chi mette sul piatto i risultati e gli obiettivi raggiunti dal tecnico. Promozione doveva essere e promozione è stata. Vittoria della Serie B doveva essere e vittoria della Serie B è stata. Salvezza tranquilla doveva essere e salvezza tranquilla è stata. Insomma, che altro si pretende? Bisogna chiederlo all’altra metà dei tifosi che si lamentano di aver visto due anni di gioco poco spettacolare, nonostante gli interpreti di buon livello (soprattutto in B), e di aver visto il Cagliari massacrato dalle big, quando un tempo contro Juventus, Napoli e Inter i rossoblù se la giocavano sempre a testa alta. Questa mattina si saranno sentiti sollevati, leggendo sul sito della società il comunicato dell’esonero che di fatto chiude un’era e un ciclo. Rastelli ha fatto e continuerà a far dividere i tifosi, anche ora che non è più l’allenatore del Cagliari. Quello che rimarrà ai posteri però saranno i risultati. E volenti o nolenti, Massimo Rastelli è entrato di diritto nella storia del Cagliari riportandolo in Serie A. Non si potrà più sedere sulla panchina della Sardegna Arena, ma la sua immagine di gioia Bari rimarrà per sempre nel museo, inaugurato neanche una settimana fa.

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