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Di Francesco: «La verticalità dovrà essere la nostra arma»

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Le parole dell’allenatore rossoblù Eusebio Di Francesco alla vigilia del lunch match Verona-Cagliari allo stadio Bentegodi

Ormai mancano poche ore a Verona-Cagliari, un match importanti per le due compagini che si sfideranno allo Stadio Bentegodi. La squadra di Juric vuole vincere, vuole una rivincita dopo la partita di Coppa Italia alla Sardegna Arena. Il suo, come ha ribadito ieri nella conferenza stampa, è un gruppo compatto con grande intelligenza tattica che si sacrifica per portare a casa il risultato. Quella di domani sarà una gara molto importante anche per il Cagliari e per Eusebio Di Francesco che in queste settimane hanno dovuto fare i conti con il Coronavirus e con tutti i problemi che questo comporta: cambiamento strategico, modifica dell’assetto della squadra e del suo comportamento ma soprattutto assenza di giocatori che si erano rivelati fondamentali nelle precedenti giornate di questa nuove stagione. Il Cagliari ha bisogno di una botta di autostima per spazzare via quella sfortuna che lo sta perseguitando e i tre punti potrebbero essere la giusta via per iniziare a uscire da un incubo. Ecco le dichiarazioni di Eusebio Di Francesco ai microfoni dei giornalisti presenti telematicamente alla conferenza stampa pre gara.

GESTIONE EMERGENZA – «Mi auguro che Ounas sia l’ultimo di una lunga serie. Questo virus ci priva di giocatori veramente importanti sotto tutti i punti di vista, non solo da quello tecnico ma anche caratteriale. Ci toglie la possibilità di fare una formazione iniziale ma di avere anche dei cambi adeguati. Gestire l’emergenza è difficile, è il nostro lavoro e non dobbiamo guardare indietro ma alle partite che ci aspettano: contano i risultati, conta quello che mettiamo in campo. Chi giocherà dovrà essere doppiamente motivato».

LA SQUADRA – «Quando c’è un problema, inevitabilmente se ne crea anche un altro. Oltre Ounas mancherà sicuramente Pisacane a causa di una gastroenterite e negli ultimi minuti della rifinitura Joao Pedro ha preso un colpo al ginocchio. Dobbiamo valutare le sue condizioni dopo un piccolo controllo prima della nostra partenza. Oggi, fortunatamente, posso dire che abbiamo recuperato Ceppitelli. Sono contento di avere Luca sia per carisma e carattere ma anche perché ci può dare una mano a partita in corso. Dovremmo avere 21 convocati tra cui il giovane Contini».

CEPPITELLI E LYKOGIANNIS – «È praticamente impossibile che Ceppitelli possa giocare dal primo minuto, visto il periodo di assenza che ha avuto e il recupero. Per un quarto d’ora o venti minuti è già tanto: è entrato in un meccanismo che per una serie di motivi conosce meno ma essendo un giocatore esperto riesce, più velocemente di altri, ad avvicinarsi a quello che io chiedo. Lykogiannis ha fatto gli ultimi due allenamenti con noi, lo valuterò ma credo che come terzini abbiamo più possibilità rispetto ad altri ruoli cardine dove abbiamo più carenze».

IL VERONA – «Le due squadre che hanno subito più tiri in campionato sono Verona e Cagliari. La differenza sta nel fatto che il gruppo di Juric ha preso meno gol rispetto ai nostri. Cosa mi piace del Verona? La loro determinazione, la cattiveria nell’uno contro uno, il fatto che siano agguerriti un po’ come il loro allenatore per tutta la gara. Questa è la loro arma in più al di là dell’identità che hanno costruito, della ricerca dei duelli. Se non ci fosse stato quel gol della settimana scorsa all’ultimo minuto avremmo avuto gli stessi punti. È anche vero però che loro hanno preso due punti a tavolino. La differenza sta in piccoli particolari che possono parlare di una classifica differente».

COME AFFRONTARE IL VERONA – «C’è sempre la ricerca di equilibrio, che, attenzione, non significa snaturare la squadra. Non si può dominare la partita per 90 minuti, ci vuole del tempo, ci vuole pazienza. In difesa potrei propendere più per una coppia giovane, per me non costituisce un problema perché non guardo la carta di identità ma quello che c’è e si fa in campo. Cercheremo di sfruttare quello che abbiamo fatto anche nella partita di Coppa Italia con maggiore continuità. Per giocare contro di loro la verticalità è l’arma migliore insieme alla capacità di andare immediatamente ad attaccarli».

SOSTITUTO DI JP? – «Non lo so, la notte mi porterà consiglio. Non è facile esprimersi quando non hai a disposizione Ounas, Pereiro, Nandez, Simeone».

RITORNO AL 4-3-3 O 4-2-3-1 – «Un ritorno al 4-3-3? Può essere, purtroppo non ho a disposizione altri allenamenti per poterlo provare. Il cambiare tanto non mi piace da impazzire».

CERRI E PAVOLETTI – «Il fatto che ci siano tutti e due per me è molto importante, c’è grande voglia di allenarsi nonostante abbiano giocato meno. Mi è piaciuto molto Alberto, è entrato bene in partita, ha dato due palle gol importanti, ha avuto una grande occasione, ha cercato di gestire la palla, ha messo qualità in campo. Leo ha ritrovato quello che l’ha fatto diventare già questa settimana un giocatore diverso: il gol. Si è ripulito da tutto quello che non andava bene. L’aspetto mentale fa la differenza. Da lì ha iniziato a essere nuovamente un giocatore che teneva palla, che andava in profondità, che vinceva i duelli di testa. Mi auguro che rimangano così per tanto tempo così come mi auguro di recuperare al più presto Giovanni Simeone. Mi daranno la possibilità di avere alternative, caratteristiche differenti».

I GIOVANI – «Io cerco sempre di tutelare i giovani, cerco di capire che possono sbagliare perché hanno meno esperienza, meno conoscenza, meno equilibrio. Sono felicissimo dei miei giovani. Sto allenando un gruppo di ragazzi eccezionali, di grande disponibilità. Dal primo giorno che sono arrivato ho avuto risposte sempre importanti anche se i risultati non sono sempre stati positivi. Anche quelli che hanno giocato meno sono interessanti, hanno qualità».

IL PUBBLICO – «Anche i vecchi, non solo i giovani, vengono condizionati dal pubblico, dal loro comportamento, da quello che dicono. Personalmente posso solo dire che mi manca vedere la gente negli spalti, fa parte del nostro mondo. Così come fanno parte del nostro lavoro anche i fischi e le urla. Queste pressioni mi rendono ancora più vivo in quello che faccio».

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