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Casarin: «Da premiare gli arbitri che si affidano al VAR»

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Paolo Casarin ha parlato a La Gazzetta dello Sport della nuova classe arbitrale in Serie A: queste le parole dell’ex fischietto

Paolo Casarin ha parlato a La Gazzetta dello Sport della nuova classe arbitrale in arrivo in Serie A. Le sue parole.

CLIMA DISTESO IN CAMPO – «Certo, è la mia grande speranza. E sono convinto che vi si possa arrivare con l’impegno non solo dei giocatori, come ho detto, ma anche degli arbitri. Parto dall’Europeo, dove ho visto finalmente fischietti meno autoritari nei rapporti con i calciatori. L’arbitro fa parte del gioco, non può mettersi su di un piedistallo. Lo devono capire anche i giovani: in Serie A non siamo più sul campetto di periferia, dove per farsi rispettare serve un piglio da “qui comando io” o altrimenti finisce in caciara. L’arbitro deve essere una figura simpatica: io davo del tu ai calciatori, prima della partita chiedevo loro come stavano i figli a casa. A volte venivo anche criticato per questo… ».

POCHI FISCHI – «La conferma di un trend che dura da anni e cioè quello dei pochi fischi. Ai miei tempi la media dei falli a partita era di 55, oggi siamo scesi a 28. Bene così, anzi sono ancora troppi, soprattutto in mezzo al campo: un contrasto non è di per sé falloso, lo ripeto sempre».

ROCCHI E RIZZOLI – «Due arbitri molto diversi da loro. Rizzoli era sin troppo accorto, direi educato in campo. Rocchi più sanguigno. Il primo ha fatto il suo da designatore in un momento non facile, sono fiducioso che anche il secondo saprà lavorare bene. Suggerimento? Essere coraggioso nelle scelte. Rizzoli ha avuto un organico limitato, anche per via della pandemia, ed è stato spesso costretto ad affidarsi sempre agli stessi arbitri per determinate squadre. Quando io fui designatore, nessuno diresse per più di tre volte un club nel corso dello stesso campionato. Ecco, spero che Rocchi si muova in questa direzione. È chiaro che la partitissima vada affidata al più bravo e in forma, ma mi aspetto che i giovani siano lanciati anche nelle gare delle big. Un po’ di effetto sorpresa fa anche bene: un arbitro poco conosciuto dai calciatori a volte attira più rispetto».

SALA VAR UNICA – «Una buona innovazione. Ma sul Var, di cui io sono sempre stato un sostenitore, il mio augurio è su di un altro aspetto: non puniamo chi ha il coraggio di cambiare una propria decisione dopo aver rivisto un episodio al monitor. Anzi, premiamo l’arbitro che si fida del collega al Var e poi si corregge dopo l’on field review».