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Ex Rossoblù

Cagliari, senti l’ex: «Campionato italiano? Superato da quello inglese e spagnolo»

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Marco Neri, ex calciatore del Cagliari, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al campionato italiano

Marco Neri, ex calciatore del Cagliari, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al campionato italiano durante il programma radiofonico 1 Football Club. Le parole raccolte da calcioinpillole.com.

«Sono stato tra i primi dieci giocatori italiani ad andare all’estero, anche se era un salto nel dubbio. C’erano Galli, Zola, Ravanelli: io ero atipico, perché loro erano a fine carriera, mentre io presi al volo l’occasione della chiamata dei Rangers. Un’esperienza che rifarei, mi è servita tantissimo sia a livello calcistico che nella vita. L’arbitro fischiava veramente poco, è una grandissima differenza con il calcio italiano, che invece sta facendo fatica in Europa”.

Il potenziale di Beto? Ha grandissimi margini di miglioramento, non faccio fatica a credere che le grandi squadre abbiano messo gli occhi su di lui. E’ il profilo dell’attaccante odierno, un giocatore forte fisicamente, generoso, che fa reparto da solo e permette all’allenatore di mettergli dietro due mezze punte. Sono giocatori a cui il gol viene richiesto ma vengono valutati per la mole di lavoro. Sicuramente è un giocatore a cui se si dà la metà campo fai fatica a prenderlo, perché ha una progressione importante. Il fiuto del gol, la padronanza in area di rigore è una cosa che si affina con le partite. A lui manca solo di partecipare alla manovra con i momenti giusti.

Cosa è andato storto nel calcio italiano? Vedere Ronaldo al massimo delle possibilità come a Madrid sarebbe stato eccezionale, invece ora a questi calciatori vengono proposti ingaggi altissimi e ormai quello italiano è stato superato dal calcio spagnolo e inglese. Quindi vanno dove ci sono grandi potenzialità finanziarie, anche se ora si è provato ad invertire la rotta con nuove leggi, ma bisogna comunque stare attenti ai conti delle società. Dal punto di vista tecnico la Serie A è meno fisica e con meno gamba, quindi giocatori come Ibrahimovic ci stanno fino a 40 anni, mentre in altri campionati con più intensità fanno più fatica. L’aspetto positivo è che per tanti giocatori emergenti in Serie A c’è la possibilità di vedere in campo, anche come avversari, giocatori di livello».

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