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Avramov: «Fare il secondo portiere non è facile ma a Cagliari mi sentivo amato. Vicario? Farà grandi cose» – ESCLUSIVA

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L’ex portiere del Cagliari Vlada Avramov si racconta in esclusiva ai microfoni di CagliariNews24 tra passato, presente e futuro

Sono passati sette anni da quando Vlada Avramov ha lasciato i suoi guantoni dalle tinte rossoblù per proseguire la sua carriera altrove. Sono tante le squadre in cui ha giocato ma mai nessuna sarà come il Cagliari. L’ex portiere serbo, a 24 ore dal triplice fischio della partita contro la Fiorentina (sua ex squadra) si è raccontato in esclusiva ai microfoni di CagliariNews24.

Prima domanda: come sta? Come ci si sente nelle vesti di allenatore? Cosa cerca di trasmettere ai suoi giocatori?

«Tutto bene, sono venuto per godermi Cagliari ma soprattutto per assistere a Cagliari-Fiorentina, le mie due ex squadre che porto nel cuore. Prima di finire la carriera, già sapevo che avrei fatto l’allenatore dei portieri, mi piaceva troppo quel lavoro. Già quando ero al Cagliari cercavo di trasmettere e insegnare qualcosa ai terzi portieri come Anedda. Mi trovo meglio come allenatore che come portiere».

Quindi non le manca essere protagonista sul campo?

«Quando vedo i miei portieri diventare protagonisti sul campo provo tanta soddisfazione e felicità. Per un allenatore vedere un proprio giocatore arrivare in Nazionale è un’emozione unica. No, non mi manca. Allenare mi ripaga molto di più».

Ieri si è disputata Cagliari-Fiorentina. Lei è stato il portiere di entrambe le squadre, come le è sembrata la partita?

«Era una partita tesa, nessuna delle due squadre voleva perdere. Un punto va bene per tutte e due visto che anche il Benevento ha perso. Non è stata una bella partita ma ci sta: poteva succedere di tutto, è andata meglio così».

Cosa ha sbagliato il Cagliari in questa stagione?

«Diciamo che sono contento che sia il Cagliari che la Fiorentina siano a un passo dalla salvezza. Chi retrocederà? Una tra Spezia e Benevento».

Mancano due partite alla fine del campionato: cosa deve fare il Cagliari per dimostrare di guadagnarsi la salvezza?

«Il Benevento, secondo me, non vincerà due partite di fila: qui rispondo in parte alla domanda. Devono semplicemente giocare a calcio. Semplici ha fatto un’impresa. Quando è arrivato, il Cagliari aveva pochi punti e ha trasformato la squadra. Ha fatto la differenza».

Parliamo di portieri: cosa pensa di Cragno e Vicario?

«Cragno migliora di anno in anno. Sarebbe bello vederlo ancora nel Cagliari ma la concorrenza è tanta. È veramente bravo, merita di fare il salto di qualità e giocare in una grande squadra. Vicario mi è piaciuto molto. Fare il secondo portiere non è facile, posso assicurarlo. Entrare e fare delle partite importantissime non è da tutti, gli faccio i miei complimenti. È sempre più difficile essere il secondo: quando hai la possibilità ma sbagli sono mazzate mentre il primo, se commette un errore, ha ancora le opportunità per rifarsi».

Per lei è stato così difficile?

«No, io credevo in me stesso. Psicologicamente, se lavori bene ti fai trovare pronto per la grande opportunità. Quando giocavo a Cagliari mi sentivo sempre pronto anche se ho fatto solo un anno da titolare».

Chi è il portiere più forte della Serie A?

«Direi Donnarumma: fa ogni anno delle cose straordinarie. Mi piace anche Meret ma Donnarumma è sicuramente il più forte, non è un caso che sia il portiere della Nazionale Italiana».

Ha giocato nel Cagliari dal 2011 al 2014: qual è il suo ricordo più bello? Sente ancora i suoi vecchi compagni?

«La partita con la Roma nel mio ultimo anno, nel 2013/2014 all’Olimpico. La cosa più bella nel tornare a Cagliari è proprio ritrovare vecchi compagni come Nainggolan, Conti, Cossu, Agostini. Con tutti loro ho dei bellissimi ricordi».

Dal 2014 al 2015 ha giocato nell’Atalanta. In questi anni abbiamo assistito alla crescita spettacolare della squadra. Qual è, secondo lei, il merito di Gasperini?

«Il segreto dell’Atalanta e del suo successo è Gasperini. Porta i giocatori al suo modo di giocare, insegna tanto e li fa diventare grandi».

Le piacerebbe un giorno diventare allenatore dei portieri del Cagliari?

«Per ora lasciamo Orlandoni, sta facendo grandi cose. Quando me lo chiesero tre anni fa, risposi che non ero ancora pronto, volevo fare ancora tante esperienze. Nel futuro, non si sa mai, sarò disponibile al cento per cento. Cagliari, per me, è casa mia».

In questi giorni si trova a Cagliari. Che sensazione si prova nel riscontrare, nonostante gli anni, l’affetto e il rispetto dei tifosi?

«È bellissimo. Io amo i sardi, è un popolo straordinario, per bene. Mi sono sempre trovato benissimo. Sono stato per quindici anni in Italia ma come Cagliari… non ce n’è per nessuno».