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Firicano: «Al Cagliari servono altri 5/6 punti per la salvezza, Belotti può dare tanto. Ricordo che quando siamo stati promossi in Serie A…» – ESCLUSIVA

Aldo Firicano ci ha concesso un’intervista esclusiva sull’attualità del Cagliari di Fabio Pisacane, la sfida con l’Inter e la lotta per lo scudetto
Aldo Firicano ha vissuto alcune delle stagioni più importanti della sua carriera indossando la maglia rossoblù. L’ex calciatore del Cagliari ha parlato con noi di CagliariNews24 in esclusiva sulla stagione della squadra di Fabio Pisacane, la partita di San Siro contro l’Inter tanto altro ancora. Le sue parole:
Il Cagliari ha centrato una vittoria fondamentale nello scontro diretto dell’Unipol Domus contro la Cremonese. Come vede la situazione dei rossoblù nella lotta per la salvezza?
«La vittoria sulla Cremonese è stata fondamentale, probabilmente la pietra miliare verso la salvezza. Detto questo, però la permanenza in categoria è ancora da acquisire. Bisogna stare attenti perché è già successo al Cagliari, il quale dopo il successo a Firenze con i viola sembrava pressoché salvo. E poi invece c’è stato un periodo di magra e la squadra è stata risucchiata poi nel gruppone della zona retrocessione. Bisogna fare tesoro di questo periodo e non ripetere lo stesso errore, la salvezza è vicina ma ancora non è raggiunta. Questa vittoria deve servire poi ad avvicinarsi ulteriormente a una quota tranquillità che è difficile da prevedere in questo momento, perché il Lecce e la Cremonese non si capisce bene se possano fare ancora dei punt. Quindi per i rossoblù direi che si deve far la corsa su se stessi e fare ancora cinque o sei punti per arrivare alla quota salvezza in tranquillità. Questo per raggiungere l’obiettivo che effettivamente era quello che ci si aspettava a inizio stagione».
Fabio Pisacane è stato messo in discussione dopo una serie di risultati deludenti, ma sembra essersi ripreso (anche grazie al recupero di vari giocatori). Come valuta la sua prima stagione alla guida del Cagliari?
«Allora anche qui la premessa è: il risultato è fondamentale per ogni allenatore ovviamente, per ogni addetto ai lavori e per chi insomma si interfaccia con questo mestiere. Ma detto questo, io non voglio dimenticare che Pisace è al primo anno nei grandi e in una squadra del massimo campionato con un grande blasone come il Cagliari. Però credo che proprio per il suo trascorso in Sardegna come giocatore prima e poi come allenatore delle giovanili dopo, nessuno meglio di lui poteva avere il sentimento giusto per affrontare questa stagione. E’ un tecnico giovane e naturalmente deve fare il suo bagaglio di esperienze. Io sinceramente non ho mai pensato che la guida tecnica sia quella sbagliata e in discussione. Naturalmente i risultati poi portano questo con sé in dote, se non a mettere in discussione l’allenatore campano. Date le reazioni dopo la vittoria, mi pare che il mister sia molto, ma molto benvoluto dal gruppo dei giocatori, e so che è una persona preparata, che lavora tanto, e quindi su di lui io non avrei dubbi. Insieme allo staff il gruppo deve fare quest’ultimo sforzo per arrivare alla salvezza. Secondo me si può raggiungere anche con qualche giornata d’anticipo che poi è quello a cui i rossoblù. Poi magari si potrà puntare ad un’annata particolarmente fortunata, che non è stata questa a causa dei tanti infortuni, si potrebbe anche ambire alla zona sinistra della classifica o addirittura entrare fra le prime otto prossimamente».
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Ora i rossoblù sono attesi da una gara proibitiva a San Siro contro l’Inter di Christian Chivu. Qual è il suo pronostico della sfida della 33a giornata?
«Inter e Cagliari son due squadre ovviamente con obiettivi diversi che hanno bisogno ancora di qualche punto. Sia i milanesi, che naturalmente hanno un potenziale diverso, sia i sardi devono interpretare queste partite rimanenti con la possibilità in ogni gara di arrivare a chiudere il discorso. Quindi anche con l’Inter c’è la possibilità di fare uno o tre punti, ci si deve credere in maniera fortenperché potrebbe essere la gara risolutiva. Fare il colpaccio forse sembra un tantino azzardato, ma la possibilità anche di impattare la partita guadagnando un ulteriore punto in classifica a questo punto della stagione, con poche partite rimanenti, ha il suo peso specifico. Quindi perché no, provare a pareggiare anche con lo squadrone di Chivu che sembra destinato a vincere il tricolore».
Il Cagliari dopo 196 giorni di assenza ha recuperato Andrea Belotti, reduce da un infortunio al ginocchio. Crede che potrà dare un contributo importante nelle ultime sei gare del campionato?
«Belotti potrà dare intanto un contributo di esperienza importante. Voglio dire, in alcuni momenti della gara la gestione di alcuni calciatori che hanno già tante partite alle spalle naturalmente può aiutare di più rispetto ad un giovane. Poi insomma, in proporzione alle sue condizioni attuali, può anche dare qualcosa da un punto di vista strettamente tecnico e tattico, un contributo di occasioni, perché no qualche gol. Però già avere un centravanti che si chiama Andrea Belotti insomma secondo me è una carta in più per questo finale dove servono gestione ed esperienza. Il Gallo sicuramente può aiutare, ha grandi qualità e ha fatto tantissimi gol in Serie A, e uno non si dimentica come si fanno le reti. Poi la sua condizione fisica comunque è importantissima per determinare poi il suo rendimento anche in questo finale di campionato».
Qual è il ricordo più bello che ha degli anni vissuti in Sardegna?
«Sono stati sette anni bellissimi, tra l’altro credo che verrò a vedere una partita a breve, spero quella della salvezza, magari contro Udinese o Torino. Tutto ciò sperando di rivedere i rossoblù e festeggiare la permanenza nella massima serie. Detto questo, per me sono stati sette anni favolosi, tra l’altro sono coincisi con (dopo la squadra dello scudetto) la formazione che ha fatto più risultati anche in Europa. Sono stati anni bellissimi sia da un punto di vista calcistico ma anche da un punto di vista umano. Se devo ricordare un momento penso sicuramente alla promozione, il primo anno che siamo arrivati dalla Serie B alla Serie A con la festa finale, è un ricordo indelebile che non dimenticherò mai. Ripenso alla marea di gente che dall’aeroporto fino in centro città era per strada ad aspettare la squadra che tornava da Pisa dopo la vittoria del campionato».
L’Italia è reduce dalla brutta batosta di Zenica, con la sconfitta nello spareggio per i Mondiali. Per la successione a Gennaro Gattuso circolano i nomi di Massimiliano Allegri e Antonio Conte. Lei su chi punterebbe come nuovo CT?
«Allegri e Conte sono allenatori sicuramente affidabili e di grande livello, e i risultati ottenuti lo dimostrano. Però credo che la premessa sia più importante vada oltre i tecnici, nel senso che un cambiamento molto importante, generale e repentino va fatto a livello di federazione. E questo cambiamento dovrebbe portare a un obiettivo e una metodica condivisa. E quindi, prima di far nomi sulla guida tecnica credo che sia importante e necessario che ci sia un nuovo presidente. Serve che arrivi anche un segnale di discontinuità rispetto al passato: intendo nel nome ma anche nei programmi e nel modus operandi. E vediamo chi verrà fuori, e poi l’allenatore sarà una conseguenza diretta di questo nuovo corso che deve assolutamente esserci, visti i risultati non solo della Nazionale italiana ma anche del calcio azzurro in generale. Negli ultimi anni sembra decisamente in calo e non è più competitivo rispetto ad altri campionati e ad altre nazioni che magari hanno fatto un processo di rinnovamento già negli anni passati».
Si ringrazia Aldo Firicano per la gentilezza e disponibilità mostrate nel corso di questa intervista