Tra mal di trasferta e discontinuità: il ritratto del Cagliari dopo un terzo di campionato

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La sconfitta arrivata ieri pomeriggio al Bentegodi contro il Chievo Verona ha allargato la forbice tra rendimento casalingo ed esterno. Il Cagliari di Rastelli, in netta flessione nelle ultime gare, ha evidenziato ancora una volta grossi limiti lontano dal Sant’Elia. Se tra le mura amiche i sardi viaggiano ad una media oltre due punti a partita, al di là del Tirreno sono solamente tre i punti guadagnati, nel successo di San Siro contro l’Inter. Ben 20 le reti subite lontano dalla Sardegna, appena 6 quelle messe a segno. Numeri che illustrano una situazione deficitaria che dura dall’inizio del torneo e che pesa il doppio – in termini di classifica – quando gli avversari si chiamano Bologna o Chievo Verona, squadre che come i rossoblù lottano per la permanenza nella categoria. Per certi versi, rendimento e gioco incostanti visti in questo primo stralcio di torneo ricordano l’avvio di campionato dello scorso anno in Serie B: ad un Cagliari inarrestabile – o quasi – in casa, si accostava una squadra difficilmente riconoscibile in trasferta per approccio e mentalità.

 

Una situazione che dura da circa un mese e che sembra aver assunto le sembianze di un labirinto dal quale gli isolani, tecnico in primis, non riescono a trovare l’uscita. Gli infortuni sono un’attenuante da tenere in grande considerazione, così come la scarsa condizione fisica di alcuni interpreti di spicco. In un quadro del genere il tecnico non ha avuto modo di dare continuità alla squadra: spesso e (mal)volentieri ha dovuto scucire e rattoppare l’abito rossoblù, complici le numerose emergenze che hanno colpito la rosa.

 

Eppure la differenza, per quanto tasso tecnico ed esperienza dei singoli interpreti siano variati di gara in gara, l’ha fatta l’approccio. L’avvio sbagliato in gara ha sempre significato sconfitta al termine dei 90’ di gioco. La squadra, tolte rare occasioni, si sfilaccia una volta in svantaggio e fatica il doppio a trovare la lucidità per reagire. E’ successo nelle imbarcate contro JuventusFiorentinaLazio e Torino, partite in cui solo contro i viola – l’unica in casa – il Cagliari era partito bene, trovando anche la rete nei primi minuti. Poi il – meglio, i – black out. Cali di tensione ed approcci errati accomunano le quattro gare di cui sopra, ma anche le sconfitte di misura contro avversari abbordabili come Chievo e Bologna. Una questione di natura psicologica che poco ha a che vedere con le complicazioni riguardanti i numerosi infortuni.

 

Se è vero che dopo 13 giornate i rossoblù hanno guadagnato un bottino che, nonostante le ultime infelici uscite, resta sufficiente ed in linea con l’obiettivo stagionale, è anche vero che sono riusciti una sola volta – contro l’Atalanta – a tenere alta la concentrazione per l’intero arco del match, portando a casa il bottino pieno grazie al rotondo 3-0 rifilato agli orobici. Anche le tre vittorie consecutive che hanno permesso ai rossoblù di portarsi a ridosso della zona europea hanno mostrato un Cagliari non del tutto convincente, mai in pieno controllo della gara.

 

Ed anche nella gara di ieri la squadra non è riuscita a convincere. Nessun cambio di marcia, neanche contro un Chievo modesto e capace di portare a casa il massimo risultato con il minimo sforzo. In campo c’era un Cagliari incerottato, che ha pensato a restare ben coperto e cercare di passare la tempesta illeso senza tuttavia trarne risultato.

 

Il ritratto del Cagliari di questo primo terzo di campionato rimane dunque sfocato, dai lineamenti ancora indefiniti. E non soltanto per gli intoppi incontrati lungo il cammino.

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