Sampdoria, Giampaolo: «Contro il Cagliari sarà partita difficile»

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Marco Giampaolo analizza le premesse di Sampdoria-Cagliari, gara in programma domenica a Marassi: l’ex tecnico rossoblù sottolinea le qualità della formazione cagliaritana e ricorda i suoi trascorsi in Sardegna

Non si può dire che la storia di Marco Giampaolo sulla panchina del Cagliari sia stata facile: ormai un decennio fa il tecnico di Bellinzona prese il timone della squadra rossoblù in due occasioni, entrambe concluse con un esonero, per poi opporre all’allora presidente Cellino il suo rifiuto a tornare per la terza volta. Oggi l’allenatore guida la Sampdoria che domenica a Marassi ospiterà proprio i rossoblù e si è raccontato ai microfoni di Radiolina nel corso della trasmissione “Il Cagliari in diretta“. Giampaolo è partito dal buon momento vissuto dai blucerchiati per poi analizzare l’avversario e ricordare il suo periodo sardo: «Le vittorie sono tutte belle, quelle cosiddette impossibili poi danno a tutto l’ambiente una carica in più. Ora veniamo da tre successi consecutivi e quella contro il Cagliari si presenta come un’altra gara da vincere, ma io sono realista e so che le partite sono tutte difficili. Ogni match va contestualizzato, devi fare i conti con l’avversario e le vittorie passate non danno necessariamente garanzie. Il Cagliari è una buona squadra che ha perso qualche giocatore importante e ha dovuto cambiare spesso, quando non riesci a consolidare il tuo sistema incontri sempre qualche difficoltà. Nei valori individuali i rossoblù possono dire la loro. All’andata noi eravamo in costruzione, abbiamo sofferto soprattutto all’inizio l’intensità del Cagliari; poi siamo riusciti a cambiare la gara e pareggiare, ma nel finale quell’errore tecnico (di Viviano, ndr) ci condannò alla sconfitta. Erano gli inizi del campionato, man mano che la stagione va avanti i punti diventano più pesanti e le cose si fanno più complicate».

BORRIELLO RESPIRA GOL – Non mancano i ragionamenti del tecnico sul calcio in generale e su alcuni singoli giocatori del Cagliari: «In una squadra l’allenatore rappresenta un’idea, poi i calciatori provano a metterla in pratica: più sono bravi i giocatori, più la tua idea diventa buona. La differenza la fa sempre la qualità del giocatore, poi sull’idea si può sempre discutere. In Serie A esistono partite proibitive, con valori in campo molto diversi: per fare risultato con le grandi bisogna giocare la partita della vita, avere un pizzico di fortuna e trovare l’avversario non al 100%. Detto questo, non è facile neanche giocare contro l’ultima in classifica perché può sempre capitare la variabile impazzita. Qui a Genova ho trovato un pubblico fenomenale, ci ha sempre sostenuto anche quando qualcosa andava storto e abbiamo risolto qualche partita grazie alla spinta del Ferraris. In carriera un allenatore può subire alti e bassi per tantissimi motivi, per gestire le difficoltà servono anche le altre componenti: è facile quando vinci, ma decisivo quando le cose si fanno difficili. Io ho sempre avuto un’idea di calcio, che ovviamente ho modellato nel tempo perché si impara sempre qualcosa, oggi grazie alla Samp posso riproporla in Serie A. Il mio ricordo più bello di Cagliari? L’ambiente. Sono stato benissimo, così come la mia famiglia, e mi sono rimasti tanti bei rapporti con persone da cui ho ricevuto tanto affetto. Sau me lo ricordo quando da ragazzino veniva ad allenarsi con la prima squadra, era veramente un ragazzo promettente. Borriello? E’ uno che respira gol, ho negli occhi il gol che ha fatto contro il Genoa e quelle sono cose che non si insegnano: ha stoppato un pallone di testa mandando fuori tempo tutta la difesa».

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