Romano sulla Nazionale: «Non ci sto credendo ancora»
Hanno Detto

Romano racconta la prima chiamata in Nazionale: «Non ci sto credendo ancora»

Romano ha raccontato le emozioni della convocazione con l’Italia e il percorso che lo ha portato a conquistare spazio in Serie A col Cagliari

Una stagione iniziata nel migliore dei modi e una chiamata che ha cambiato tutto per Alessandro Romano che sta vivendo un momento speciale dopo l’arrivo della prima convocazione con la Nazionale italiana arrivato grazie allo strepitoso inizio di stagione. Il centrocampista del Cagliari, impegnato a Coverciano in vista degli appuntamenti di Nations League, ha raccontato ai microfoni di Rai Sport le emozioni di questo percorso e la scelta di vestire la maglia azzurra. Le parole dell’ex Roma sul momento vissuto in azzurro.

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Romano e la prima chiamata dell’Italia

EMOZIONI – «È andata molto velocemente. Sicuramente non mi aspettavo un inizio di campionato così, però ho lavorato tanto. Poi è arrivato il gol, il grande avvio di stagione con il Cagliari e successivamente la chiamata. Non ci sto credendo ancora».

ITALIA – «Le giovanili le ho fatte sempre con la Svizzera. Poi è arrivata questa chiamata inaspettata, ma è stata una scelta di cuore. Come ho già detto, non è una scelta contro la Svizzera, ma a favore dell’Italia. L’ho sentita dentro e penso sia stata la decisione giusta».

CRESCITA – «È successo tanto tra i 18 e i 20 anni. Sono cresciuto molto, passando dalle giovanili al calcio dei grandi. Prima alla Roma, poi allo Spezia in Serie B e adesso al Cagliari, dove sto trovando continuità. Sono molto contento e ringrazio anche il mister. Quando fai esperienza e giochi tanto cresci, questo mi aiuta a continuare a lavorare e migliorare sempre di più».

CAGLIARI – «Diciamo che ognuno ha la propria strada. Sono contento di essere a Cagliari, sento la fiducia e sto trovando tanto spazio».

CARATTERISTICHE – «Il mio punto forte è la tecnica. Fin da piccolo lavoravo molto con mio padre. Poi cerco di fare entrambe le fasi nel miglior modo possibile. Nel calcio di oggi è importante saper fare tutto».

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