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Reset Cagliari

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Stessa stagione, nuovo campionato: il Cagliari si appresta ad affrontare un mini torneo di 13 gare con un altro tecnico e vecchi problemi alle spalle

Alla ripresa del campionato di Serie A, in programma il 20 giugno, saranno trascorsi oltre tre mesi di pausa forzata. Una situazione inedita i tempi moderni, con la pandemia che ha fatto passare in secondo piano quelle che fino a poco tempo fa sembravano priorità. L’abbiamo sentito e sperimentato noi stessi, in questi mesi. Ma il ritorno al calcio è un’altra delle sfaccettature di un Paese che inizia un graduale ritorno alla normalità. Tornando al mondo del pallone, il mantra del mini-torneo di cui si parla da tempo non è campato per aria. Inizierà un nuovo campionato: in gioco tante incognite e fattori – anche psicologici – che possono far cambiare strada alla stagione.

Il caso del Cagliari è quantomeno atipico: il picco negativo tra fine 2019 e prima parte di 2020 è costato la panchina a Maran, ma Zenga non è riuscito ad esordire sulla panchina sarda. In questi mesi, trascorsi ad Asseminello, ha respirato l’aria sarda. In tutti i sensi: full immersion di video e partite stagionali, per trovare cause e soluzioni di un percorso che da fine novembre ha iniziato a naufragare. La notizia della ripresa, finalmente ufficiale, deve averlo fatto saltare dalla poltrona.

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L’occasione è ghiotta per il tecnico, che deve riabilitare la sua reputazione in panchina entro i confini nazionali e va a caccia di una conferma per la prossima stagione. Carli è stato chiaro e conciso: se Zenga farà bene, sarà confermato. E del ds, sempre schietto, ci si può fidare. Piuttosto, andrà definito quel bene. La prima parte di stagione grida ancora vendetta, per quel che poteva essere e non è stato. Ma c’è ancora tempo e, soprattutto, fattori ed incognite di cui si parlava prima potrebbero girare a favore del Cagliari. D’altronde, sarebbe davvero difficile fare peggio di come ci si era lasciati (3-4 contro una Roma decimata e scarica fisicamente e mentalmente, ricordate?).

Eppure tutte quelle sensazioni negative percepite all’interno ed all’esterno, se viste oggi, preoccupano meno. Perchè erano legate in gran parte ad un blocco mentale, più che fisico, della squadra. Blocco che, dopo cambio di allenatore e tre mesi per riflettere, ci si augura sia superato. Anche perchè sono stati mesi in cui, come già accennato, è cambiata la scala dei valori. Il calcio è – giustamente – scivolato in basso, facendo inevitabilmente rimpicciolire anche quei problemi che sino a due-tre mesi fa apparivano insormontabili.

A legare il presente col passato restano, come sempre, i numeri. Ed a guardare la classifica, oggi, si stagliano scenari ancora interessanti. Il settimo posto dista appena 4 lunghezze ed i rossoblu hanno una gara in meno. Quella contro l’Hellas ottavo che, non serve scrivere altro, è un crocevia stagionale per tentare di raddrizzare la stagione e riprendere un treno che in Sardegna manca da oltre un quarto di secolo. Senza l’assillo – altro fattore positivo – di dover raggiungere l’Europa a tutti i costi: una convinzione (diffusa) che aveva gravato non poco sull’equilibrio mentale della squadra di Maran nell’ultima parte di 2019.

Poco meno di tre settimane per tornare sul campo, proprio quello del Bentegodi: il conto alla rovescia è iniziato qualche giorni fa, ieri è arrivata la data certa della sfida in terra veneta. Diradata finalmente la nebbia sul futuro prossimo, Zenga potrà toccare i giusti tasti – compreso quello di reset – per riprendere al meglio senza pensare al passato: taglio netto. Senza assilli nè pesi particolari per una squadra ridimensionata dalla colata a picco di fine 2019-inizio 2020 e che, anche per questo, potrà iniziare a tutti gli effetti un nuovo campionato.

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