Ex Rossoblù

Rastelli: «Di Cagliari mi manca tutto, fino a giugno sto fermo»

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Massimo Rastelli si racconta dalla nostalgia per Cagliari ed il Cagliari al futuro professionale, passando per i talenti giovani del campionato

Due anni e qualche mese possono significare tanto nella carriera di un allenatore, a maggior ragione se coincidono con la vittoria di un campionato di Serie B, l’esordio su una panchina di A e un undicesimo posto finale. È la storia di Massimo Rastelli al timone del Cagliari, un’avventura che si è costantemente divisa fra le luci degli obiettivi finali sempre raggiunti e le ombre di un feeling mai nato con la piazza che ne ha sempre giudicato con freddezza le idee tattiche e una certa fragilità nelle partite proibitive. Dopo l’esonero, con i rossoblù ora guidati da Diego Lopez, il tecnico di Torre del Greco vede per sé un futuro prossimo da spettatore: «Fino a giugno credo di stare fermo per essere pronto dall’inizio della prossima stagione. Non penso di prendere in considerazione altri tipi di situazioni. Se capitasse un’occasione irrinunciabile allora potrei ragionarci, ma non credo».

CAGLIARI E NOSTALGIA – Nella lunga intervista rilasciata a gianlucadimarzio.com, Rastelli non nasconde i sentimenti nei confronti del club e della città di Cagliari: «Mi manca tutto. Il lavoro settimanale, preparare le partite, organizzare gli allenamenti, la routine del nostro lavoro. L’adrenalina, l’ansia, lo stress, non c’è niente che non mi manchi. Cerco di compensare guardando tanti match. Cosa mi manca di Cagliari? Stessa risposta: tutto. La qualità della vita, il clima, l’ospitalità della gente. Sono stati 28 mesi belli, vissuti con grande intensità. Me li sono goduti e ho solo ricordi positivi».

BARELLA & CO, IL FUTURO – Non manca uno sguardo al campionato e ai giovani che la Serie A sta mettendo in vetrina come possibili patrimoni azzurri del futuro. Uno dei più brillanti lo allenava fino a pochi mesi fa proprio Rastelli: «Fortunatamente per il calcio italiano sono tanti. Tolto Barella, dato che sono di parte, mi piace molto Federico Chiesa, che già l’anno scorso ha dimostrato di essere un giocatore forte, capace di incidere sulle partite. Un altro è Mattia Caldara che nell’ultima stagione con l’Atalanta è cresciuto in maniera esponenziale. Ora ho citato loro perché per rendimento e costanza sono tra i migliori, ma sicuramente sono tanti quelli degni di nota».

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