
Leonardo Pavoletti ripercorre interamente la propria carriera calcistica attraverso una lunga e commovente lettera!
Leonardo Pavoletti torna a raccontarsi attraverso le pagine di una lettera che ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua vita e della sua carriera. L’ex attaccante rossoblù ha affidato i propri pensieri alla pagina Consapevolezze, condivisa successivamente sui social dal giornalista Gianluca Di Marzio.
Nel suo racconto trovano spazio le difficoltà affrontate durante la giovinezza, i sacrifici necessari per arrivare al calcio professionistico e le soddisfazioni conquistate sul campo. Un percorso nel quale un posto speciale è occupato dal Cagliari e dalla Sardegna, realtà con cui Pavoletti ha costruito negli anni un legame particolarmente profondo. Un estratto:
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«Bari, 11 giugno 2023. Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo. Sono incazzato. Il tempo scorre, 0-0. Entro solo all’89’. Ma la vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo. Cross dalla destra, ci arrivo prima di tutti. 0-1, siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti. 5 minuti. Ora capite perché per comprendere quel gol era necessario partire dall’inizio?
Mi è capitato di ripensarci. Ripensare al fatto che su quel pallone ci sia arrivato grazie a quel ragazzino che giovane e inconsapevole si faceva partite in panchina, viaggi in macchina con papà, che non si sentiva all’altezza. Quando ormai era un uomo, tutto è tornato. La bellezza e il significato di quella rete li ho capiti solo dopo. E non rivedendola in tv, leggendo i complimenti sui social o le pagine di giornale.
L’ho fatto rivedendolo e rivivendolo con gli occhi e il cuore dei sardi. “Leo, è stato l’ultimo abbraccio con papà”. “È stata la prima volta che ho pianto con i miei figli”. Tutti si ricordavano dove e con chi fossero in quell’istante. Ogni cagliaritano, un ricordo diverso. Unico, eterno.
Oggi sono sereno. Ho deciso di dire addio al calcio. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita. Ogni tanto sono impaziente, vorrei già sapere come andrà, leggere il finale di quella pagina. Ma la vita mi ha insegnato ad avere pazienza. E me l’ha insegnato un libro che mi avevano regalato ai tempi di Lanciano. “Il vecchio e il mare” di Hemingway. L’ho riletto a distanza di anni».