Pantanelli: «Contrario al taglio degli stipendi, non sono tutti come la Juve» – ESCLUSIVA

Armando Pantanelli
© foto Ansa

L’ex portiere del Cagliari Armando Pantanelli in esclusiva ai nostri microfoni: tra il campionato dei rossoblù, ricordi in Sardegna e non solo

A tu per tu con Armando Pantanelli. Il portiere della promozione rossoblù del 2004, ospite della nostra trasmissione su Facebook Casa CagliariNews24 ci ha detto la sua sul campionato del Cagliari e sulla situazione del calcio attuale, senza dimenticare i suoi anni trascorsi in Sardegna.

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Pantanelli, hai un legame speciale con la Sardegna: oltre a Cagliari, hai giocato anche con Olbia, Tavolara e Arzachena.
«La Sardegna è un pezzo della mia vita. Ho fatto due anni a Olbia in C2, tre in B con Cagliari e ultimo anno di carriera in D con Tavolara e Arzachena. Ho tanti amici e ci torno sempre volentieri».

Il Cagliari con qualche innesto quest’estate ha cambiato dimensione. Ti ha ricordato il cambiamento che c’era stato nel tuo Cagliari in B, con l’arrivo – per dirne uno – di Gianfranco Zola?
«Il Cagliari quest’anno ha iniziato benissimo, si parlava addirittura di zona Uefa. Ha avuto una flessione, ma penso sia normale. Aveva iniziato talmente bene che tenere quei ritmi sarebbe stato improbabile. Ma credo stia facendo un grande campionato».

Da portiere, cosa ne pensi dell’avvicendamento Olsen-Cragno? Ci dev’essere una gerarchia netta o la concorrenza fa bene anche in porta?
«No, secondo me dev’esserci una gerarchia netta per i portieri. Ci dev’essere un primo portiere e un secondo, che deve dare il suo contributo quando è chiamato in causa, ma sapendo di dover cedere il passo quando il titolare torna a disposizione. Penso che sia meglio perché il portiere è un ruolo talmente delicato, anche a livello mentale. Può commettere qualche errore senza essere messo in discussione».

Come avresti gestito il dualismo tra Olsen e Cragno? Avresti aspettato a rimettere quest’ultimo titolare?
«Non è stata una decisione semplice. Olsen ha fatto un girone d’andata eccezionale. Per Cragno non era semplice riprendersi il posto. Allenatore e club probabilmente la pensano come me, ovvero che ci debba essere un titolare e hanno visto in Cragno questo ruolo. Appena è stato bene, l’hanno voluto inserire in rosa. Io penso che sia la soluzione giusta».

Olsen a Roma ha deluso in una piazza difficile. A Cagliari invece abbiamo visto un portiere diverso. È una questione psicologica?
«L’aspetto psichico è più importante di quello fisico, soprattutto nel ruolo del portiere. Olsen non ha fatto bene ed è normale che abbia perso fiducia in sé dopo qualche prestazione. A Cagliari è arrivato senza pressioni e partiva come secondo di Cragno. Tutti questi aspetti l’hanno liberato e aiutato a rendere al massimo. Ha fatto un girone d’andata strepitoso».

Cragno può sperare in un posto in Nazionale per gli Europei del 2021?
«Sicuramente è tra i 5 portieri migliori nell’ambito italiano. Lo spostamento dell’Europeo lo può giovare, perché ha un anno intero per mettersi in mostra, anche se quest’anno appena è tornato ha fatto subito bene».

Promozione a parte, c’è un episodio in particolare che ti lega agli anni di Cagliari?
«Ho fatto tre buoni campionati a Cagliari. Forse il terzo anno è quello in cui ho reso meno, ma avevo una squadra talmente forte che mi hanno aiutato. Ho tanti bei ricordi, ma l’annata da ricordare resta quella della promozione in Serie A».

Resta il rimpianto di non aver giocato con il Cagliari in A?
«Sicuramente sì. Ma mi sono tolto una bella soddisfazione facendo il mio esordio in Serie A a Cagliari con il Catania, vincendo 1-0 e parando tutto in quella partita. Ma mi sarebbe piaciuto debuttare con il Cagliari in Serie A».

Anche perché poi il Cagliari prese Katergiannakis per sostituirti…
«L’anno dopo molte partite in realtà le fece Iezzo. L’anno prima era il mio secondo, quindi…».

Senti ancora qualcuno di quel Cagliari?
«La scorsa settimana ho fatto una videochiamata con Esposito da Pescara, Abeijon dall’Uruguay e Zola da Londra. Ci siamo ritrovati molto volentieri. Zola non lo sentivo da qualche anno. Abe è presente sui social, mentre con Esposito ci sentiamo più spesso».

Comunque vada, questo sarà un campionato che passerà alla storia. Riusciranno a concluderlo o bisogna considerarlo finito?
«Difficile fare previsioni. Se si giocherà d’estate verrebbe meno l’inizio della stagione successiva. Penso che in Federcalcio, con il Governo e tutti dovranno prendere la decisione migliore».

Cosa ne pensi invece dei tagli degli stipendi dei calciatori?
«Non credo sia una scelta giusta, forse perché sono sempre stato dalla parte del calciatore. Un contratto però è un contratto. Se succedono cose non imputabili alla volontà dei calciatori non vedo perché rescindere questi contratti. Credo che si troverà il giusto equilibrio e la giusta soluzione. Ai molti sembra una decisione facile perché si parla di contratti milionari. Il calcio però è fatto anche di Lega Pro, Serie D, Eccellenza, in cui lo stipendio dei calciatori dà da mangiare alle famiglie».

È notizia di ieri che i giocatori del Cagliari abbiano deciso di rinunciare ad una mensilità.
«Mi sembra una scelta più ragionevole. Penso che anche i giocatori siano d’accordo nel rinunciare ad una mensilità. Tagliarsi lo stipendio di un terzo come hanno fatto i giocatori della Juve non è una cosa così semplice per giocatori che guadagnano molto meno. Si dovrà trovare un equilibrio anche in questo».