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Nandez: «Rinnovo? Fosse per me, resterei qui tutta la vita»

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Nahitan Nandez, centrocampista polivalente del Cagliari, ha rilasciato delle dichiarazioni in una lunga intervista uscita oggi

Quello di Nahitan Nandez è il profilo di un giocatore che non si può evitare di apprezzare, anche per i più spietati. Corsa e sacrificio sempre al servizio della squadra di mister Claudio Ranieri, il quale si fida ciecamente di lui. Il Cagliari è pronto a godersi anche nel prossimo campionato di Serie A le prestazioni generose del centrocampista uruguaiano. Oggi L’Unione Sarda ha pubblicato l’intervista realizzata con l’ex Boca Juniors. Le sue parole:

L’ARRIVO – «Ricorda? Come no. Ricordo bene anche i sei mesi prima, l’anno prima, già allora si parlava di un possibile mio trasferimento al Cagliari. Quando si sono aperte le porte degli arrivi all’aeroporto di Elmas non credevo ai miei occhi. Era sera tardi, ma c’era tanta di quella gente come se stessero aspettando Cristiano Ronaldo. C’era quel popolo di cui mi avevano parlato tanto. Ma proprio in quel momento ho capito di non essere arrivato in un posto qualunque»

PRIMA VOLTA DA CAPITANO – «Dall’inizio è stato contro il Cosenza, lo scorso 26 dicembre. Ero emozionato, tanto. Già indossare questa maglia mi rende orgoglioso, figurarsi farlo con la fascia al braccio. Una sensazione unica»

SARDEGNA – «Gli ultimi anni non sono stati semplici per me, soprattutto fuori dal campo. Nel frattempo, il legame con il Cagliari è diventato sempre più forte e, contemporaneamente, quello con la Sardegna. Quando sono libero mi piace girarla in lungo e in largo insieme alla mia fidanzata e trascorrere intere giornate con i miei amici pastori. Ormai ho più amici qui che in Uruguay. Qui mi sento a casa. I sardi sono persone particolari, speciali. E io mi sento uno di loro, ormai»

RINNOVO – «Speriamo non sia l’ultimo. Fosse per me, resterei qui tutta la vita. Poi non dipende solo da me. Quello che mi sento di dire oggi è che farò di tutto per indossare questa maglia il più a lungo possibile»

LACRIME DI VENEZIA –  «Asciugate? Ora posso dire di sì. Ma è stata dura, molto dura. A Venezia mi è crollato il mondo addosso. Quando ho capito che era finita, quando ho realizzato che non c’era più nulla da fare, sono scoppiato in lacrime. Ma il peggio è stato dopo, quando non c’era più l’adrenalina della partita. Ci pensavo, ci ripensavo. Bastava così poco… Non ci dormivo la notte. Per questo ho pianto anche a Bari. Ma di gioia. No, la cosa strana è proprio questa (non piangere spesso n.d.r.). Ne parlavamo proprio l’altro giorno con Pavoletti mentre guardavamo un video che metteva a confronto le mie lacrime di Venezia con quelle di Bari. Raramente mi è capitato di piangere, davvero. Non ho pianto nemmeno quando ho avuto problemi grossi in famiglia e tutti i motivi per farlo»

IL CLIC – «L’arrivo di Ranieri, intanto, è stato fondamentale, ci ha fatto capire che avevamo tutto quello che serviva per salire. La partita che ha fatto il clic, invece, credo sia stata quella con l’Ascoli. Dopo un primo tempo così brutto e quella rimonta incredibile, ci siamo resi davvero conto di ciò che potevamo fare»

IMPORTANZA DI RANIERI – «Lui è un emblema. Ha portato tranquillità, felicità. Avevamo proprio bisogno di una persona di questa caratura. Mi ricorda tanto il maestro Tabarez. Come un nonno, è protettivo, saggio. Parla poco, il giusto necessario. Ha portato quel plus che serviva per tirar fuori il meglio di noi. Dal punto di vista professionale poi, ogni parola sarebbe superflua. Parla la sua storia»

AVVERSARI – «Sono tutte rivali, le squadre, indifferentemente. Se però devo dire un nome, sarà un piacere affrontare un calciatore come Nicolò Barella che qui a Cagliari è nato e cresciuto. Un ragazzo umile, è già tra i centrocampisti più forti al mondo. Sarà una sfida stimolante»

RITIRO – «Abbiamo fatto un buon lavoro. Questo è stato, tra l’altro, il mio primo ritiro col Cagliari, le altre volte ero sempre impegnato con la Nazionale. È stata un’esperienza fantastica, con questo gruppo poi. Si è creata davvero una famiglia, è come sentirsi a casa tutti i giorni»

INCONTRO CON FRANCESCOLI – «È stato molto emozionante. Ho trovato una persona semplice ed umile nonostante tutto quello che ha fatto per il Cagliari e per l’Uruguay. Mi ha detto: “qui bisogna sudare, soffrire, lottare”. Appunto. Come nella vita, del resto. Noi uruguaiani siamo abituati a farlo».

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