Maran e l’evoluzione del 4-3-1-2 a gara in corso

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Il Cagliari di Maran è sempre partito con il 4-3-1-2, ma a gara in corso l’evoluzione tattica porta i rossoblù a disporsi in campo diversamente

Gli allenatori dicono spesso che i moduli sono solo dei numeri. E guardando il Cagliari di Maran sembra difficile non essere d’accordo. Ciò che fa realmente la differenza sono le posizioni in campo dei giocatori, la bravura nel leggere certe situazioni, adattarsi e sacrificarsi. Come accaduto a Bergamo, i rossoblù contro il Milan sono passati dal 4-3-1-2 al 4-4-2 in fase di non possesso, diventata di fatto l’unica fase del secondo tempo. La squadra è stata brava ad arginare ogni iniziativa rossonera, anche grazie ad un super Cragno. Il gol è infatti arrivato su un errore individuale di Padoin in disimpegno, a dimostrazione che collettivamente il Cagliari invece sa soffrire e difendersi contro una grande come il Milan.

DAL ROMBO AL 4-4-2 – Contro l’Atalanta era Ionita a fare su e giù dalla trequarti campo, allineandosi quasi con Bradaric. Un compito svolto poi alla perfezione anche da Joao Pedro – tutt’altro che un mediano – per un’ora abbondante contro i rossoneri. Dai grafici pubblicati dalla Lega Serie A sulle posizioni medie è evidente l’evoluzione della squadra a seconda delle due fasi. Quando c’è da impostare, il Cagliari allarga il campo, soprattutto con i due terzini, e si allunga. Resta più bloccato il mediano davanti alla difesa, mentre si alzano le due mezzali, formando una sorta di 4-1-3-2. La disposizione fa inoltre intendere come i rossoblù abbiano una corsia preferenziale a destra, con l’azione che parte dai piedi di Srna. Quando c’è da difendere, invece, la squadra si stringe, diventa più corta e compatta, con il trequartista che si abbassa, formando una sorta di 4-4-2.

EVOLUZIONE – L’interpretazione del modulo di Maran non è quindi il classico 4-3-1-2 a cui il Cagliari era abituato. Il tecnico adatta il suo scacchiere in base agli avversari, cercando di chiudere ogni spazio, difendendo con tutti gli undici a disposizione. Dall’altra parte, invece, attacca con più uomini possibili, allargando il campo e il gioco per trovare gli spazi giusti. La sua squadra – dopo quattro giornate – ha iniziato a prendere forma.

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