Joao Pedro: «Cagliari è casa, non penso ad altro»

Cagliari-Lecce Joao Pedro
© foto 01-03-2020 Calcio Serie A 2019/20, Cagliari, Sardegna Arena, Cagliari vs Roma. Foto Gianluca Zuddas per CagliariNews24.com. Nella foto: 1-0 Joao Pedro

Joao Pedro si racconta a Sky Sport: le parole dell’attaccante del Cagliari sulla stagione e sulle prospettive di ripresa della Serie A

I 16 gol messi a segno in campionato hanno sorpreso un po’ tutti, forse anche lui. Joao Pedro, sino all’interruzione della Serie A, aveva viaggiato a ritmi impressionanti. Vette sino ad allora inesplorate per il brasiliano, che aveva nei 7 gol del 2016/17 e ’18/19 i suoi record personali in A. Intervenuto nel corso di Casa Sky Sport, il 10 del Cagliari ha parlato parlato a 360° della stagione sua e della squadra: «Un peccato, era una stagione che stava andando davvero bene, soprattutto per me. Sono fiducioso, nonostante non ci sia nulla di sicuro. Abbiamo tanta voglia di rientrare ma servirà responsabilità. Lunedì abbiamo fatto i test, fortunatamente tutti negativi. Il club si sta muovendo bene, vogliamo riprendere nel modo più giusto per evitare problemi».

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STAGIONE SUPER – Questa stagione ha messo in mostra un Joao Pedro inedito, per prestazioni e numeri: «Non dico che avevo perso la speranza, io stesso aspettavo tanto. Dopo un po’ che le cose non andavano come speravo ho trovato forza e voglia di far meglio. Questa stagione l’avevo programmata così, volevo che questa fosse la mia stagione: è un anno importante per il club. E’ casa, non c’è altro modo per spiegare ciò che Cagliari è per me. Per me è una fortuna saper coprire tanti ruoli, nel calcio moderno è utile. Partendo da dietro ho più campo. Con Nainggolan ci siamo capiti sin da subito. Da prima punta fisicamente go imparato tanto, sono cresciuto sotto l’aspetto fisico. Non è semplice farsi trovare pronto quando ti arriva palla in area. Il gol contro il Milan potrebbe essere uno dei più importanti, pazzesco, per tutto quel che è successo nei mesi prima. Un tiro brutto da vedere ma efficace. Non mi piace rivederlo perchè mi ricorda quel periodo un po’ così».

IL CAGLIARI – «Sicuramente siamo andati oltre, fare 13 risultati positivi di fila non è semplice. dicevamo tutti che sarebbe arrivato il momento buio. Non siamo stati bravi a superarlo, abbiamo vissuto episodi negativi che hanno tolto lucidità. Tutti abbiamo una parte di colpa. Dopo la gara contro la Lazio non siamo più riusciti a rialzarci. Peccato, siamo una squadra davvero forte, ma quando entri in certi tunnel se non sei bravo di testa è difficile uscirne. L’aspetto psicologico è molto importante, più di quello fisico. La gestione del gruppo? Nel calcio non è semplice, ci sono tanti elementi. Radja è un bel personaggio, ha una grande personalità e ci ha dato tanto con la sua mentalità da vincente, ci ha trascinato. Nonostante l’ultima parte di campionato abbiamo fatto vedere tante cose buone».

FUTURO – «La mia squadra del cuore è l’Atletico Mineiro, ci sono cresciuto ma ho fatto solo 13 presenze in prima squadra: ci vorrei tornare un giorno. Cagliari fa parte di me, ha parte del mio cuore: qua ho vissuto tante cose, ho trovato la squadra giusta per fare bene. Il 10 è il ruolo più originale, ma fare la punta mi sta piacendo, anche perchè è più semplice quando hai compagni come quelli di oggi a Cagliari. Futuro? Ho cercato di non pensarci: voglio vivere al massimo il presente. I piani possono cambiare in fretta, penso solo al Cagliari. Qui si sta veramente bene, è molto simile al Brasile. Mia moglie è italiana e questo aiuta».

RIPRESA SERIE A – «Comincia un altro torneo, siamo stati due mesi chiusi in casa: andare a giocare una gara da 90′ anche dopo la preparazione che ci aspetta sarà difficile. Non è semplice per nessuno, sarà un campionato diverso: può succedere di tutto, se non stai bene psicologicamente puoi entrare in un filotto negativo pericoloso. Io un po’ di paura ce l’ho, anche se è maggiore la voglia di riprendere. Ci vorrà tanta responsabilità e prudenza. Bundesliga? Dobbiamo valutare tutte le opzioni possibili in modo da trovare quella giusta, in Germania hanno fatto un grande passo».

SOGNO MONDIALE – «Se preferirei mondiale o Pallone d’Oro? Il mondiale col Brasile sarebbe il punto massimo, ricordo il Brasile del 2002, è uno dei ricordi calcistici migliori. Poi è un premio di gruppo. Io brasiliano atipico? Ho cercato di imparare tanto dai ruoli che ho ricoperto, dalla mezzala al trequartista, sino a seconda e prima punta. Il calcio è in continua evoluzione, anche questo ti fa cambiare ruolo».

PASSIONE BASKET – «Appena escono le puntate di Last Dance son il primo a vederle la mattina. Vai a vedere un campione ed una squadra vincente, impari tanto. Sono un gran fan di Jordan. Kobe? L’ho sempre ammirato e seguito, è stato un esempio per gli sportivi. Il fatto che fosse un fuoriclasse è un plus. Era un idolo massimo in campo e fuori, è stata una perdita toccante».