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Giulini: «Pisacane ha tanta fame e ambizione! Ringrazio Fiori. Prossima stagione? Sarò ancora io il presidente»

Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, è stato l’ospite di stasera della trasmissione radiofonica dedicata agli isolani! Le dichiarazioni
Tommaso Giulini, presidente rossoblù, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Il Cagliari in diretta”, il salottino in onda su Radiolina ogni giovedì sera dedicato alla squadra isolana! Sono molteplici i temi trattati nel format condotto da Valentina Caruso, Fabiano Gaggini e Alberto Masu. Ve li riportiamo di seguito:
OPERATO PISACANE – «Sicuramente speravamo di arrivare, come poi abbiamo fatto con la vittoria di Milano, a una quota punti di un certo tipo e in questa posizione di classifica, ma non era assolutamente scontato. Abbiamo intrapreso un percorso che tutto il Club ha voluto fortemente, e per questo ringrazio chi ha sempre, immediatamente appoggiato la scelta di Fabio Pisacane alla guida della Prima squadra: Fedele Usai, Nicola Riva, Pierluigi Carta, Bernardo Mereu, Oscar Erriu e tutti coloro che lavorano nel Cagliari. Chiaramente il Mister ci ha messo del suo costruendo il suo staff, lavorando ogni giorno, studiando e applicandosi insieme a tutte le componenti con cui ha avuto a che fare dal 10 luglio a oggi».
FUTURO TECNICO – «La base è una forte condivisione di valori, un amore per la maglia del Cagliari e un senso di appartenenza che rendono il contratto l’ultimo dei problemi, firmeremo un biennale o un triennale, magari un biennale con opzione per un terzo anno, ma conta il giusto. Di sicuro possiamo tutti migliorare sotto molteplici punti di vista: nella gestione dei processi e dei calciatori, dalle cose più piccole e magari apparentemente insignificanti a quelle più complesse. Possiamo crescere su molte cose, ne siamo convinti entrambi e tutti coloro che lavorano al suo fianco, per questo senza dubbio andremo ad ampliare e implementare ancora di più lo staff. Quest’anno abbiamo fatto certe prestazioni e ottenuto risultati contro diverse big, dopo che per anni avevamo subito severe lezioni. Invece spesso e volentieri ce la siamo giocata alla grande fino alla fine. Nel primo tempo di Milano contro l’Inter avevamo fatto una grande partita, simile a quella di domenica sera contro il Milan, poi una disattenzione in avvio di ripresa ci era risultata fatale. Già allora si vedeva quanto fossimo in grado di giocare in uno stadio così proibitivo e contro un grande avversario che ha poi vinto lo Scudetto, questo è frutto di un lavoro di lungo periodo del Mister e del suo staff. I frutti sono arrivati alla distanza».
QUALITA’ PISACANE – «Innanzitutto è molto umile, impara in fretta e costantemente, con tanta fame e ambizione. Lo vediamo allenare da quattro anni ed è una spugna, sa rimanere lucido ed è l’unica cosa che gli ho chiesto di mantenere anche nei momenti più complicati. Non ha mai perso la bussola, penso di averlo anche un po’ aiutato, ha una grande qualità che è la lucidità e non la perderà nemmeno quando non avrà più me come presidente. Ho visto tanti allenatori sbandare dopo qualche sconfitta, Fabio sicuramente ha dimostrato qualcosa di diverso».
PROGETTO – «L’intento c’è sempre stato, nel 2015 ci fu l’impulso di Mario Beretta, occorrono tempo e lavoro progressivo per vedere arrivare in Prima squadra i Cavuoti, gli Obert, gli Idrissi e tutti quelli che avete visto di recente. Squinzi mi ha insegnato, quando era il mio presidente in Confindustria, che nel calcio è importante avere tanti italiani e uno zoccolo significativo dotato di senso di appartenenza e che conosca il contesto, non a caso il Sassuolo è stato per anni una delle squadre con più italiani. Un anno puoi avere più italiani, un altro qualche sardo in più, ma l’obiettivo è chiaro e quest’anno abbiamo visto determinati risultati, ci sono poi anche le grandi intuizioni come quella di Angelozzi su Palestra.
Sull’operazione Palestra io ero molto negativo, non volevo valorizzare senza un ritorno un giovane di un’altra Società, è stato bravo il Direttore Sportivo Guido Angelozzi nel convincermi. Idem sulla cessione di Luperto a gennaio, che per noi era fondamentale al fine di dare minuti ed esperienza a Rodriguez (il quale aveva dimostrato tutto il suo potenziale nei mesi precedenti) Angelozzi è stato fondamentale nel convincere un calciatore di trent’anni ad andare via a metà campionato. Quando abbiamo avuto difficoltà sembrava che tutto fosse da ricondurre all’addio di Luperto, il calcio però è galantuomo e ti premia quando rimani verticale – come dice il nostro Mister – e sei forte delle tue idee, e direi che vincere a San Siro con gol proprio di Rodriguez chiuda perfettamente il cerchio».
SOSTENIBILITA’ CLUB – «Abbiamo la fortuna e la bravura, da qualche sessione di mercato, di poter operare liberamente avendo riportato i parametri dentro i limiti imposti dalle regole. Questo ci permette di prendere un giocatore senza l’obbligo di farne uscire un’altro prima, e ti dà più forza sul mercato. Ci portiamo dietro qualche debito bancario reduce dal Covid, ma è una cosa comune a molte Società. Abbiamo avuto il merito, l’anno scorso, di prendere ragazzi stranieri – penso ad esempio a Rodriguez e Zé Pedro – che si sono rivelati validi, magari in passato qualche altro elemento ugualmente valido non si era ambientato o non era ideale per il nostro contesto, ma non significa che non potesse fare il loro stesso percorso. Bisogna essere bravi a sbagliare meno possibile coi calciatori, rimanendo sempre più disciplinati per salvaguardare solidità e sostenibilità».
SOCI AMERICANI – «Voglio ringraziare Maurizio Fiori e Prashant Gupta che ci hanno dato fiducia davanti a quello che gli abbiamo raccontato l’estate scorsa sul nostro Club, e hanno convinto gli investitori a comprare il 49% del Club. Qui, come sappiamo, c’è un progetto sul nuovo stadio che è molto grande, molto più grande di me e di noi, e ho sempre detto che da solo – come azionista di maggioranza – avrebbe rappresentato una responsabilità troppo grossa. Questi investitori sono fondamentali per continuare questo percorso, sono convinto che in Comune stiano lavorando seriamente e duramente per arrivare agli ultimi step, come detto anche dall’Assessore allo Sport, l’avvocato Giuseppe Macciotta».
NUOVO STADIO – «Naturale che poi quando ci saranno questi step andranno in maggioranza, io spero di rimanere ancora un po’ ma è chiaro che auspichiamo che sullo stadio si vada avanti nel concreto. L’auspicio è quello di arrivare entro giugno all’approvazione del progetto da parte del Consiglio comunale, così da rispettare i tempi indicati dall’UEFA andando a luglio alla gara pubblica internazionale che dovrà affidare la costruzione e la gestione del nuovo stadio a una società veicolo. Noi parteciperemo con Costim RE, società della famiglia Bosatelli che è dentro un gruppo di realtà in possesso dei requisiti per partecipare alla gara. Tempistiche? Sono 10 anni che le azzardo e puntualmente non si realizzano, tutti vediamo quanto sia critico il contesto nazionale sul fronte degli stadi, lasciamo che siano le istituzioni competenti a dare delle tempistiche.
Sono stati anni di grandissime frustrazioni, l’unica delusione paragonabile a quella per la retrocessione di Venezia nei miei 12 anni è quella di non essere riuscito ad arrivare più rapidamente al nuovo stadio. Quando costruimmo con tempi record l’Unipol Domus nel 2017 si pensava di giocarvi al massimo 5 stagioni, ormai non conto più quante ne abbiamo giocate e non so quante ne giocheremo ancora. Abbiamo uno stadio con tubi innocenti, coperto solo in un lato, in una cornice meravigliosa e sempre piena come nessuno in Italia, che riempiremmo ancora sempre e comunque con 5-6 mila posti in più di capienza. Il Cagliari Calcio si è risanato dopo il Covid, anno dopo anno, immaginate a cosa potrebbe ambire se avesse più tifosi allo stadio, più risorse dai diritti tv? Sarebbe sicuramente più appetibile per molti più giocatori… Ma io resto ottimista, continuiamo a lavorare come sempre».
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FUTURO – «Nella prossima stagione sarò ancora io il presidente e colui che dovrà cercare di migliorare ulteriormente questa squadra per provare a fare meglio. L’obiettivo sarà migliorare la classifica di quest’anno, ci proveremo. Angelozzi? Ci vedremo a breve, dovremo confrontarci sugli obiettivi e su quanto siamo allineati sul da farsi, come è giusto che sia. Dopodiché, anche il Direttore ha tanti estimatori, si sa.
Provare a migliorarci vuol dire tante cose e tanti aspetti da curare, e il Mister lo sa. Penso a 2-3 partite che magari quest’anno abbiamo gestito meno bene e che l’anno prossimo con più esperienza saremo sicuramente più bravi ad affrontare. Abbiamo messo dentro una metodologia concreta e significativa, un lavoro che oggi è acquisito da buona parte della rosa e che va corroborato, e da lì si riparte. Pensate per esempio a un giocatore come Palestra che arriva in prestito secco dall’Atalanta e fa una stagione in grado di consacrarlo lanciandolo definitivamente».
ROSA – «Sicuramente proveremo a tenere i calciatori più appetiti sul mercato, sappiamo che arriveranno offerte per molti di loro e dovremo essere bravi a tenerne il più possibile sperando che poi i ragazzi vogliano rimanere al Cagliari. Senza dubbio, cedere tre o quattro calciatori importanti porterebbe maggiori difficoltà nel tentare di migliorare su quanto già c’è dentro. Tutto ciò che abbiamo fatto di buono viene da ciò che è stato dato dall’allenatore a ogni singolo calciatore, tenere più elementi possibili di quelli che già conoscono la sua filosofia sarà importante e vedremo se saremo in grado di farlo. Ci sono calciatori che erano in prestito che hanno stipendi alti e fuori parametro per il Cagliari, che oggi è sostenibile perché negli ultimi anni ha tenuto il monte ingaggi sotto controllo».
FUTURO PAVOLETTI – «Ci dobbiamo incontrare, aspetto che somatizzi il suo addio al Cagliari, non so se sarà anche un addio al calcio giocato. Lo vedo bene nel ruolo di dirigente, penso preferisca la scrivania al campo, poi sarà da capire che tipo di scrivania, se legata alla parte più tecnica o meno, se nel vivaio o con altri focus, magari supportando un direttore sportivo. Di sicuro c’è bisogno di tanta formazione, nel calcio di oggi ancor di più, per essere di aiuto a un Club professionistico, come dimostra il percorso di Fabio Pisacane».
RATERINK – «L’olandese è emblema di come al Cagliari si lavori tutti insieme, di come ci sia totale condivisione tra le varie aree, tra Prima squadra e Settore Giovanile. Dico Raterink, preso dal Direttore perché vide in lui qualcosa di Palestra sapendo che Marco non sarebbe rimasto, perché Othniel ha avuto una umiltà enorme nell’andare a dare una mano all’Under 20 nel finale di stagione, e poi nell’andare in America per partecipare al TST, l’unico della Prima squadra insieme agli altri giovani e ai nostri ex Cossu, Sau, Ceppitelli e Nainggolan. Raterink è l’esempio di che tipo di calciatori vogliamo al Cagliari dal punto di vista della mentalità».
FRONTE FIGC, MALAGO’ – «Giovanni Malagò ha caratteristiche di uomo forte, con idee chiare, con tante connessioni, l’ha già dimostrato lavorando sugli altri sport e credo sia la figura giusta per guidare la FIGC».
CARRIERA CAGLIARI – «Col tempo capisci sempre di più le sfumature di un mondo così complesso. Oggi intorno a me ci sono molte più persone che davvero vogliono bene a questa maglia, non a loro stesse e basta. Il Cagliari per loro viene davvero prima di tutto, oggi dopo anni vedi realmente le persone che ci tengono, ho con me tanti collaboratori che portano avanti concretamente, con passione e competenza, quello che è l’intendimento del Cagliari a vari livelli. Commozione? Mi sono commosso Kingstone, che io avevo preso in Zambia, segnò alla Fiorentina il suo primo gol in Serie A; ma anche quando ha segnato Mendy, perché so quanto ha lavorato da quando è arrivato in Sardegna fino all’esordio in Serie A e ai primi gol realizzati. Vedere questi ragazzi farcela un po’ di emozione te la dà, eccome».
DEIOLA – «La fascia sul suo braccio ha un significato enorme, lui come il nostro allenatore è cresciuto con noi anno dopo anno. Ricordo ancora quando, appena arrivato, firmai il suo trasferimento al TuttoCuoio. Ci conosciamo molto bene e so che valori ha, che persona sia, quanto ha sofferto e quanto le persone che gli vogliono bene lo abbiano sostenuto nei momenti difficili. Oggi è giusto che sia il nostro capitano, le sue qualità sono meravigliose».