Diritti tv, la riforma è realtà: come cambia la distribuzione degli introiti

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Il Ministro per lo Sport Lotti ha firmato il decreto sulla nuova ripartizione dei diritti audiovisivi della Serie A. Vantaggi per le piccole: ecco i nuovi criteri di distribuzione

Da anni l’argomento della ripartizione dei diritti televisivi è uno dei più discussi nel calcio italiano, con le cosiddette piccole società che hanno richiesto a più riprese una distribuzione più equa degli introiti. Lo stesso patron del Cagliari, Tommaso Giulini, negli scorsi giorni si era augurato che la riforma venisse attuata. Ieri il Ministro per lo Sport Luca Lotti ha dato notizia, tramite social, di aver firmato il decreto sui nuovi criteri di ripartizione dei diritti audiovisivi della Serie A. Una svolta attesa da tempo, che permetterà alla massimo campionato nostrano di avvicinarsi ad una distribuzione degli introiti derivanti dalla trasmissione delle gare più equa, sul modello della Premier League.

DIRITTI TV SERIE A, COSA CAMBIA – Fortemente modificata, dunque, la cosiddetta legge Melandri: le principali modifiche sono rappresentate dal passaggio dal 40% al 50% della base fissa, distribuita equamente a tutti i club (come nel modello inglese); Inoltre il 30% degli introiti dipenderanno dai risultati sportivi (il 15% in base ai risultati dell’ultimo campionato, il 10% in base ai risultati del lustro precedente ed il restante 5% per i risultati storici ottenuti dalla stagione 1946/47). Il restante 20% sarà così suddiviso: il 12% varierà in base al numero di biglietti venduti nelle ultime tre stagioni, l’8% dipenderà dall’audience tv certificata. La riforma sarà applicata dalla prossima stagione sportiva.

LOTTI – In termini più concreti ha pensato il Ministro Luca Lotti a spiegare, nel suo comunicato, la differenza sostanziale portata dall’entrata in vigore dl nuovo decreto legge: «A partire dal prossimo campionato la quota da dividere in parti uguali viene innalzata dal 40% al 50% e la parte restante verrà assegnata sulla base di criteri certi e misurabili.
Una riforma che rappresenta una svolta epocale per il calcio del nostro Paese, non soltanto perché dando importanza ai punti raccolti in campionato non esisteranno più “partite inutili di fine stagione”, ma anche perché si consentirà di ridimensionare lo storico gap che si è creato tra le prime della classe e le cosiddette piccole, avvicinando la Serie A alla Premier League e alla Bundesliga. Si stima, infatti, che grazie a questa modifica, il cosiddetto “first to last”, cioè il rapporto tra quanto prende la prima e quanto prende l’ultima, si ridurrà dall’attuale 4:1 a un più equo 3:1».

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