Diritti tv, le big se ne vanno. Giulini: «Le nostre proposte sono ragionevoli»

Giulini cagliari
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Si scatena il parapiglia in Lega, al centro delle discussioni la questione dei diritti tv. Le big abbandonano il tavolo, è spaccatura con le altre squadre di Serie A. Il commento del presidente Giulini

La Lega Serie A si spacca sulla questione dei diritti televisivi, notoriamente nodo cruciale per il movimento calcio ad alti livelli. Nel corso dell’assemblea odierna i club della massima serie hanno discusso a lungo su possibili modifiche dello statuto, ma la divergenza di vedute si è rivelata decisiva. Sei società, le cosiddette grandi, hanno abbandonato il tavolo delle trattative. Dall’altra parte il resto della Serie A, per le quali Giulini ha riassunto la linea di condotta riguardo la composizione della Lega e soprattutto circa il famoso articolo 19 dello statuto, che disciplina appunto la suddivisione dei diritti derivanti dalle riprese televisive.

LE BIG – Il pensiero di Milan, Inter, Juventus, Roma, Fiorentina e Napoli è stato sintetizzato da Adriano Galliani: «Vista l’insanabile frattura creatasi con le altre quattordici società, i sei principali club che rappresentano l’80% dei tifosi italiani hanno deciso di lasciare a causa dell’impossibilità di trovare una soluzione. Ricordo che per le modifiche agli aspetti economici dello statuto occorrono quindici voti. E ancora una volta il disaccordo è nato a causa dei criteri di ripartizione dei diritti tv e del paracadute: alla fine sempre su questi temi si discute. La governance è solo la foglia di fico» le parole del dirigente rossonero riportare dal Corriere della Sera.

LE ALTRE – A fare da controcanto alle parole dei sei club, diventati sette quando a loro si è aggiunto il Chievo, è stato il presidente del Cagliari. In rappresentanza delle tredici società rimaste, Tommaso Giulini ha voluto chiarire le ragioni della discordia: «Tredici club hanno approvato e firmato un documento diviso in nove punti. C’è la volontà di votare un presidente con ruoli di garanzia e un ad che abbia un profilo internazionale, con competenze nel campo economico e del marketing. Esiste la volontà di creare un Consiglio di Lega composto dal presidente, amministratore delegato e 5 membri che siano presidenti di club. Non esiste l’accordo sull’art.19: noi vogliamo mantenere lo status quo e l’attuale paracadute. Sui criteri di ripartizione abbiamo intenzione di adeguarci ai principali campionati europei, le nostre proposte sono ragionevoli. Ora la palla è nel campo delle sei grandi: ci aspettiamo che i dirigenti si confrontino con i loro azionisti. Di certo non abbiamo intenzione di votare il nuovo statuto scorporando l’art 19 dall’accordo».

Situazione in divenire dunque, con l’ombra di un commissariamento che fa capolino all’orizzonte. Per adesso il discorso è rimandato a martedì 28 marzo, quando è indetta una nuova seduta dell’assemblea con lo stesso ordine del giorno di oggi.