Colombatto: «Mi sarebbe piaciuto restare a Cagliari» – ESCLUSIVA

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© foto CagliariNews24.com

A tu per tu con Santiago Colombatto: la sua avventura in Europa, la Nazionale e il dispiacere per non aver trovato spazio al Cagliari. Intervista all’ex centrocampista rossoblù

Giovane, solare e pieno di energie, non ha mai trovato abbastanza spazio per farsi apprezzare pienamente dai tifosi del Cagliari. Santiago Colombatto, centrocampista argentino classe ’97, ci ha raccontato la sua avventura in rossoblù, senza nascondere il forte desiderio di tornare in Sardegna e vestire la maglia cagliaritana per poter dimostrare una volta per tutte il suo valore. Ecco le parole di Colombatto, in un’intervista esclusiva rilasciata a CagliariNews24.

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Santiago, sei cresciuto nelle giovanile del River Plate, in Argentina, per poi arrivare in Europa al Cagliari. Che differenze ci sono tra il calcio europeo e quello sudamericano?
«Il calcio europeo, rispetto a quello sudamericano, è più tattico, più tecnico e molto più bello da vedere. In Sud America forse c’è più intensità ma quello europeo mi piace di più».

Hai iniziato la tua avventura al Cagliari con la Primavera. Come ti sei trovato?
«Ho sempre detto che il Cagliari è stata la squadra che più mi ha fatto crescere nella mia carriera calcistica perchè mi ha dato l’opportunità di poter arrivare al calcio europeo e di poter farmi vedere e conoscere anche come professionista. Quell’anno con la Primavera è stato bellissimo, ho imparato tantissime cose ed ho conosciuto gente incredibile, sia dentro che fuori dal campo. Ho trovato davvero persone fantastiche».

Hai esordito con la prima squadra nel dicembre 2015 contro il Sassuolo in Coppa Italia. Come è stato giocare titolare con una squadra di Serie A?
«Quel giorno me lo porto sempre dentro, per me è stato indimenticabile. Rastelli il giorno mi disse che avrei giocato titolare, mi aveva provato in formazione durante gli allenamenti nei giorni prima della partita. Ero felice ma avevo ansia. Avevo mille pensieri in testa. Pensavo alla mia famiglia e a tutti i sacrifici che ho ed hanno fatto per poter arrivare fino a quell’esordio e non volevo sprecare quell’opportunità che il mister e la società mi avevano dato. Per me quella serata è stata magnifica, non solo per la vittoria».

Con la maglia della prima squadra del Cagliari hai disputato solo cinque gare, poi hai girato l’Italia giocando in prestito in tanti club. Cosa pensi che non sia andato nel rapporto tra te e la società rossoblù? E se ci fosse occasione, ti piacerebbe tornare al Cagliari?
«Sicuramente qualcosa non è andato. Il mio sogno era giocare in Serie A con il Cagliari, ma non l’ho potuto realizzare. Credo di non aver avuto l’opportunità di dimostrare che io ero all’altezza di giocare in una squadra come il Cagliari, però capisco. Sono scelte degli allenatori, dei dirigenti e del presidente. Fosse stato per me, e lo dico sempre, sarei rimasto al Cagliari per giocarci tanti anni, ma purtroppo non è stato così. Ho dovuto fare delle scelte anche per il proseguimento della mia carriera calcistica, ma se in futuro dovesse arrivarmi un’altra chiamata da Giulini sarò pronto a tornare. Il calcio è strano e a volte ti offre una seconda opportunità. Cagliari la porto nel cuore e il mio desiderio più grande è poter giocare con la maglia rossoblù. Attualmente però penso a fare bene qua in Belgio».

Quanto sta incidendo nella formazione di Santiago Colombatto l’esperienza in Belgio?
«Venire qua in Belgio è stato utile per la mia carriera. Sto facendo bene e credo che questo paese stia contribuendo a formarmi come calciatore. È stato un passo importante e mi sta aiutando a realizzare i miei sogni».

Nonostante abbia trovato poco spazio qui a Cagliari, pensi sia stata comunque un’esperienza che ti ha aiutato a crescere a livello professionale?
«Assolutamente sì. Mi ha aiutato moltissimo sia a livello umano che calcistico. Stare a Cagliari è stato bellissimo. Ho conosciuto gente fantastica. I sardi sono persone speciali, molto accoglienti, mi hanno sempre trattato benissimo. Ho bellissimi ricordi della Sardegna».

Quale è stato il giocatore del Cagliari con il quale ti sei allenato che consideri come il più forte? C’è stato qualche calciatore, mister o dirigente che più ti ha dato una mano nella tua formazione?
«Non credo di avere avuto un solo compagno molto forte nella mia avventura al Cagliari. Sono tutti ottimi giocatori, ma tra i migliori con i quali mi sono allenato ci sono Joao Pedro, Darijo Srna e Lucas Castro. Ho imparato tanto da loro, ma chi davvero mi ha aiutato a diventare il calciatore che sono oggi è Max Canzi, Mario Beretta e Daniele Conti. Loro sono quelli che hanno sempre avuto fiducia in me e mi hanno sempre dato tantissimi consigli».

Hai seguito il Cagliari quest’anno? Come valuti la sua stagione?
«Sì certo, l’ho seguito in ogni match. È partito fortissimo all’inizio dell’anno, ma non poteva che essere così data la squadra e i giocatori di qualità che ci sono, come Nainggolan e Rog. Hanno fatto ottimi acquisti e stanno facendo un campionato molto bello. Il calo ci sta ma nel complesso stanno giocando un’ottima stagione».

Sei giovane e con un gran talento, tanto da aver già vestito la maglia della Nazionale Argentina. Cosa hai provato quando ti è stato detto che avresti indossato quella divisa?
«Giocare con la Nazionale è un sogno che avevo fin da bambino e poterlo realizzare è un’emozione unica. Sicuramente la prima convocazione con l’Argentina (avvenuta nel 2017 con l’U20, ndr) è stata emozionante, avevo appena 19 anni ed è stato un qualcosa di stupendo. Fortunatamente sono piaciuto al ct e ho ricevute anche altre chiamate. L’anno scorso ho indossato la maglia dell’U23 ed ho avuto l’onore di raggiungere un traguardo importantissimo, speciale e forse il più bello della mia carriera calcistica, vincendo l’oro nella XVIII Giochi panamericani a Lima. Spero di avere ancora il piacere di poter giocare per la mia nazione».

Come stai passando questo periodo di quarantena?
«Questa quarantena la sto passando in casa come tutti, non si può fare tanto. Vado a correre per mantenere la forma e mi alleno a casa, ma niente di più. Non faccio altro che mangiare (ride, ndr)».