A testa bassa

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© foto Elena Accardi per CagliariNews24.com

Il Cagliari attraversa il peggior periodo della sua stagione, la crisi è frutto di una fragilità mentale tangibile. Viaggio nel momento dei rossoblù

Dal giocare pensando innanzitutto alle proprie caratteristiche allo stringere i denti e sperare di passare senza troppi danni il periodo di turbolenza. Dall’essere artefici del proprio destino all’adattare identità e gioco a seconda degli avversari. Le basi su cui avrebbe dovuto poggiare il Cagliari, oggi, non ci sono più. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana e, per quanto avrebbe potuto aiutare in termini di punteggio, la sfortunata traversa che ha negato il gol a Deiola nel finale contro l’Atalanta non può rappresentare l’elemento discriminante nel giudizio di una gara in cui il Cagliari ha portato a compimento l’ennesima prestazione sottotono. La fragilità della squadra rossoblù è tangibile, ne sono la prova lampante i tanti errori in giocate elementari e le difficoltà di rialzare la testa dopo lo svantaggio mostrati nelle ultime uscite.

A testa bassa. In campo come a fine partita, quando la squadra è andata a confrontarsi con i tifosi. I rossoblù non riescono a risollevarsi, e sono consapevoli di dover fare – per il momento – piccoli passi alla volta per tentare di guarire. Se l’obiettivo principale di lunedì sera era quello di non ripetere la prestazione contro il Sassuolo, missione compiuta. Stringere i denti e sperare in una svolta, magari anche fortuita, per riprendere entusiasmo e autostima. Gli stessi Maran e Cigarini, al termine della partita, hanno voluto enfatizzare gli aspetti positivi (anche se marginali) piuttosto che concentrarsi su quelli negativi. Meglio pensare a ciò che di buono c’è stato, anche se poco. Guardare al futuro con forzato ottimismo per cercare di ritrovare entusiasmo e allo stesso tempo proteggersi dalla negatività. Il Cagliari, lontano parente di quella squadra che con Castro dietro le punte sembrava aver trovato la giusta quadra, non sembra in grado di uscirne nell’immediato. Anche perchè se – come spesso ripetuto da Maran – è vero che i risultati arrivano con le prestazioni, i problemi del Cagliari sono più gravi di quanto possano apparire.

Testa bassa. E pedalare: non sembrano esserci altri rimedi per superare il periodo nero. Sconfitta dopo sconfitta, prestazione dopo prestazione, le certezze cementate sino a ottobre si stanno inesorabilmente sgretolando. L’involuzione nel gioco e nell’atteggiamento riflettono il periodo di crisi attraversato dalla formazione isolana, che si acuisce ad ogni uscita. Un circolo vizioso che rischia di far riaffiorare i fantasmi del passato e portare il Cagliari di nuovo a ridosso della zona rossa. Il club di via Mameli ha ribadito a gran voce che Maran non è in discussione: scelta comprensibile, considerato il progetto iniziato in estate. Accantonarlo a causa di un periodo nero, seppur lungo, sarebbe forse più allarmante del momento che vive la squadra: oltre all’ammissione di colpa del club, un cambio di guida comporterebbe l’ennesima stagione di transizione ed ogni discorso sul Cagliari del futuro verrebbe rimandato a giugno. Maran invece resta ben saldo sulla panchina: un messaggio forte e chiaro nei confronti del tecnico, finito nell’occhio del ciclone e chiamato a rialzare la testa. Un segnale necessario anche per squadra ed ambiente: in un cammino che si sta rivelando lastricato di incognite è necessario mantenere alcuni fari ben accesi per non smarrire del tutto la strada.

«E’ forte e sa gestirsi, può far giocare la squadra come vogliamo noi se gliela costruiamo bene e sa affrontare anche i momenti difficili»Il tecnico trentino, come spiegato lo scorso giugno dal ds Carli, era stato scelto per proporre (se messo nelle giuste condizioni) un calcio propositivo ma anche per la capacità di affrontare i periodi bui che inevitabilmente si presentano nel corso del campionato. Quello attuale è il più duro della stagione e urge trovare una via d’uscita, che sembra essere sempre la stessa. Testa bassa e pedalare: a Maran il compito di curare la fragilità della squadra.