Cagliari difesa di ferro. Il merito? Soprattutto di Olsen

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Il Cagliari ha la terza miglior difesa della Serie A in gran parte grazie alle tante (forse troppe) parate di Robin Olsen

Dodici reti subite in altrettante partite. Una media perfetta che permette al Cagliari di essere la 15ª retroguardia meno battuta in Europa e la terza in Serie A. Solo la Juventus (9 gol subiti) e l’Hellas Verona (11) hanno fatto meglio, mentre è in parità il confronto con l’Inter. L’ottimo andamento della squadra di Maran non si spiega solo per i gol fatti e le alte percentuali realizzative. Ma, nonostante il quarto miglior attacco del torneo (dietro Atalanta, Lazio e Inter), il Cagliari deve il suo terzo posto anche a una difesa di ferro.

QUANTE PARATE – I meriti però sono da attribuire principalmente a Olsen più che ai difensori rossoblù. Il Cagliari – secondo i numeri (qui l’approfondimento) – avrebbe dovuto incassare tra i 4 e i 5 gol in più rispetto a quelli effettivamente presi. Ma il portiere svedese ha spesso alzato la saracinesca, nonostante abbia tenuto la porta inviolata solamente tre volte (Napoli, Spal e Atalanta). Solo Inter, Bologna e Fiorentina sono riusciti a bucare più di una volta la rete rossoblù, a dimostrazione dell’ottimo rendimento avuto fin qui dall’estremo difensore arrivato in prestito dalla Roma. Robin Olsen è 7° per parate in Serie A, dietro a Sirigu, Gabriel, Berisha, Sepe, Strakosha e Radu, con 47 parate, Non molto più distante la Juve (9ª), con 43 parate suddivise tra Szczesny e Buffon, mentre Handanovic è ultimo a quota 29. Più preoccupante il dato sui tiri concessi. Il Cagliari subisce in media 15.2 tiri a partita: è ottavo dietro a Lecce, Verona, Torino, Genoa, Parma, Brescia e Spal, tutte squadre molto indietro in classifica rispetto ai sardi. Se si analizzano le zone da cui arrivano i tiri, si può vedere come questi sono concessi soprattutto in area di rigore (29, di più solo Lecce con 35 e Torino con 30). Appena 2 quelli in area piccola. Pochissimi quelli fuori area: 12, tra le migliori squadre in questa statistica.

GLI ALTRI DATI – Questi numeri si spiegano anche con altre statistiche che vedono il Cagliari apparentemente in negativo, come quella sul possesso palla. Quest’anno – anche per le caratteristiche diverse di centrocampisti e centravanti – la squadra di Maran verticalizza di più e tiene molto meno il pallone rispetto alla passata stagione. I rossoblù sono quindicesimi per possesso palla, con una media di appena 21 minuti e 19 secondi a gara. Solamente 9′ nella metà campo avversaria, anche perché se si ripensa ai gol segnati sono ben pochi nati da azioni manovrate, ma più da verticalizzazioni rapide e scambi in velocità come il 3-0 contro la Fiorentina oppure il 2-0 di Oliva a Bergamo, per restare nelle ultime gare. Avere poco il pallone però concede più pericolosità agli avversari. E il baricentro basso della squadra, che si espone quindi anche a più tiri, è testimoniato dagli appena 1,4 fuorigioco fischiati a favore in partita.

OLSEN – Il Cagliari si affida così soprattutto al suo portiere che, come direbbe qualche allenatore, è lì per parare. Finora lo sta facendo benissimo. Dei gol subiti dallo svedese, 3 sono arrivati su rigore (Brescia, Inter e Bologna), 2 sono invece autogol (Ceppitelli a Roma e Faragò col Bologna). Se si esclude inoltre lo scivolone di Pisacane con l’Hellas, sono appena 6 le reti subite su azione, di cui due segnate dalla Fiorentina in una partita ampiamente chiusa. Le prestazioni di Robin Olsen non hanno fatto rimpiangere Alessio Cragno, il miglior portiere dello scorso campionato. L’ex Roma nella passata stagione è stato forse tra i peggiori. A Cagliari invece sta facendo vedere tutte le sue doti e le sue qualità, contribuendo in maniera importante al sogno europeo rossoblù.